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I primi spazzini dello spazio saranno svizzeri

Di Carlotta Ranieri

I rifiuti e il loro smaltimento non sono più solo un problema mondiale, ma anche… spaziale. E richiedono una soluzione, che l’Esa (Agenzia spaziale europea) ha individuato in una start-up svizzera, la ClearSpace. Il primo spazzino dello spazio andrà così a ripulire l’orbita inquinata da milioni di detriti, vecchi moduli e parti di satellite. Per liberarsi dell’immondizia, l’Esa ha firmato un contratto da 86 milioni di euro (più di 95 milioni di franchi) con il gruppo di aziende, tra cui i colossi Airbus e Ruag, guidato da ClearSpace.

La prima missione sarà nel 2025: ClearSpace-1 avrà l’obiettivo di recuperare un adattatore Vespa (Vega Secondary Payload Adapter) lanciato del 2013. Il progetto messo a punto dal team di ricercatori dell’Istituto federale svizzero di Tecnologia di Losanna (Epfl) prevede che un robot cacciatore di rifiuti agganci il detrito e poi «saranno manovrati per abbandonare l’orbita fino a bruciare nell’atmosfera», ha spiegato l’Esa. Insomma, un inceneritore naturale che ridurrebbe rottame e rottamatore in pulviscolo.

«Con il numero totale di satelliti destinati a crescere rapidamente nella prossima decade, regolari rimozioni si stanno rendendo necessarie per tenere i livelli di detriti sotto controllo, così da prevenire collisioni che minacciano di peggiorare notevolmente il problema», ha detto Johann-Dietrich Wörner, direttore generale dell’Agenzia europea.
«Il nostro progetto di “camion da rimorchio” ripulirà le orbite chiave che potrebbero altrimenti risultare inutilizzabili per future missioni, eliminando i rischi e le potenziali perdite per i proprietari, a vantaggio di tutta l’industria spaziale. Il nostro obiettivo è costruire servizi in orbita convenienti e sostenibili», ha illustrato Luc Piguet, amministratore delegato di ClearSpace.

È la prima volta che l’Esa sigla un contratto che affida un servizio completo a una società privata. Interessanti gli sviluppi commerciali, con la possibilità che cresca un’industria aerospaziale di nuovi fornitori. «Queste tecnologie permetteranno anche il rifornimento e la manutenzione in orbita di satelliti, prolungando la loro attività operativa», ha infatti detto Luisa Innocenti, a capo dell’Ufficio Clean Space (spazio pulito) dell’Esa, parlando delle possibilità future. Il progetto ClearSpace potrebbe, per esempio, essere anche la base per assemblare veicoli spaziali in orbita. “Macchine” per viaggi a lunga distanza nel sistema solare, troppo pesanti per essere lanciate direttamente dalla Terra. Fantascienza? Non più.

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