I servizi del Consolato di Zurigo e la rete consolare in Svizzera | Corriere dell'Italianità

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Politica

I servizi del Consolato di Zurigo e la rete consolare in Svizzera

INTERVISTA AL CONSOLE GENERALE D’ITALIA, MIN. GABRIELE ALTANA

di Paola Fuso

Quali sono le linee programmatiche del Suo mandato e come intende sviluppare la Sua azione per aiutare gli italiani in Svizzera? Quali sfide ha incontrato nella sua nuova destinazione?

Le linee programmatiche non sono mie: sono quelle previste dalla legge e dal Ministero degli Esteri per l’azione degli uffici consolari in tutto il mondo. Il Console non è un artista, un libero professionista o un politico, ma un pubblico ufficiale. Mia è la responsabilità di applicare la legge appieno e con criterio, amministrare le risorse disponibili in modo efficace ed efficiente, apportare se necessario degli aggiustamenti organizzativi compatibilmente con le risorse esistenti. Ho trovato per fortuna un ufficio ben organizzato, grazie agli sforzi profusi in passato dai miei predecessori e dal personale che si è qui via via avvicendato; l’obiettivo principale che mi prefiggo è quello di non dissipare tale capitale e, se possibile, incrementarlo grazie alla collaborazione di tutte le persone di buona volontà.  

Il Consolato di Zurigo ha sempre rappresentato un esempio di efficienza nel panorama delle reti consolari, ma il COVID rappresenta una sfida molto complessa e il rischio che i cittadini si sentano isolati è molto alto. Quali decisioni avete preso per affrontare l’emergenza COVID e garantire comunque i servizi consolari?

Mi permetta una puntualizzazione: il Consolato Generale a Zurigo non ha chiuso le porte in una sola giornata dall’inizio della pandemia a oggi. Sono state, piuttosto, adottate soluzioni organizzative tali da prevenire per quanto possibile l’affollamento e limitare le occasioni di possibile contagio: il personale lavora in presenza al 50% alternandosi ogni giorno e alcuni servizi vengono erogati prevalentemente su appuntamento, ma siamo sempre pronti ad intervenire in caso di urgenze o esigenze particolari. In altri termini, non abbiamo smesso di rilasciare il passaporto “a vista”: lo rilasciamo a vista su appuntamento. Certamente, essere tutti presenti ogni giorno consentirebbe di accogliere un maggior numero di connazionali e di produrre di più, ma esporrebbe a un rischio di contagio assai più elevato, malgrado l’adozione delle necessarie precauzioni. Non si tratta di decisioni prese a cuor leggero, ma di decisioni necessarie per incrementare le probabilità di restare aperti e continuare il servizio. Detto diversamente: il contingentamento degli accessi e la quota di lavoro a distanza evidentemente riducono il volume del servizio offerto, ma, nel contempo, riducono anche la probabilità di doverlo interrompere qualora si verificassero eventuali casi di infezione. Continuità, anche a costo di una certa quota di disagio, resta la parola-chiave fino a quando non disporremo di strumenti più efficaci per contrastare la pandemia.

A partire dal 16 novembre 2020 gli Uffici Consolari in Svizzera dovrebbero rilasciare la carta d’identità elettronica in formato tessera plastificata. Crede che sarà rispettata questa data? E quali sono i tempi di attesa per ottenere la carta d’identità elettronica?

Anzitutto è necessario intendersi: gli Uffici consolari in Svizzera riceveranno le domande di rilascio delle CIE (carte d’identità elettroniche) acquisendo i dati biometrici e compiendo le operazioni preliminari in cooperazione con le competenti istituzioni italiane. La produzione delle CIE avverrà in Italia e la CIE sarà spedita a domicilio dall’Italia. La data di avvio delle operazioni in Svizzera non dovrebbe subire modifiche; quanto ai tempi di attesa, gli esperimenti finora compiuti in altri Paesi indicano una media di alcune settimane. 

Il numero di giovani e meno giovani che lasciano l’Italia è in aumento costante, e la Svizzera, in particolare la parte tedesca, è da sempre meta di immigrazione. Come intende garantire la presenza dello Stato e quali servizi implementerà alla luce della cronica carenza di personale che affligge i Consolati Italiani all’estero?

Il capo di un ufficio consolare non ha facoltà di scegliere quali servizi assicurare: è la legge a stabilirli; la sfida resta garantire il livello di servizio più elevato possibile, compatibilmente con i mezzi a disposizione. Serve l’impegno di tutti: il nostro, per restare aggiornati, offrire soluzioni innovative e lavorare alacremente; quello dei connazionali, per agevolare al massimo le operazioni, come, per esempio, comunicando per tempo i cambi di indirizzo, iscrivendosi tempestivamente all’AIRE, evitando di chiedere aiuto all’ultimo minuto o quando non vi è la possibilità normativa di operare (per esempio, il Consolato non può certificare il “rimpatrio” di connazionali che rientrano in Italia senza essersi mai iscritti all’AIRE: chi non è iscritto all’AIRE rimane residente nel Comune d’origine in Italia, quindi non se ne può legalmente ipotizzare il “rimpatrio”). Il numero degli addetti, infine, non è una variabile su cui un Console può influire in misura determinante: l’unica via percorribile è quella di valorizzare al meglio le risorse umane e tecnologiche a disposizione.  

I problemi degli italiani all’estero sono ovunque i medesimi o risentono delle caratteristiche di ogni luogo e della vicinanza maggiore o minore con l’Italia? 

Vi sono chiaramente delle differenze dovute ai vari contesti culturali e sociali o alle fasi storiche contingenti, che influenzano a volte in modo palpabile la tipologia della domanda prevalente di servizi. Per esempio, quando ormai un quarto di secolo fa arrivai in Eritrea, i non molti italiani rimasti chiedevano spesso aiuto per recuperare i beni espropriati dal precedente regime o concludere le pratiche di indennizzo avviate a suo tempo in Italia – una situazione che, per fortuna, gli italiani in Svizzera non hanno mai dovuto sperimentare. Se vivono in una società prospera, ovvero provvista di una rete di solidarietà efficiente, i connazionali all’estero si rivolgono più raramente al Consolato per forme di soccorso economico. In ogni caso, il nucleo centrale delle esigenze è comune ovunque: trovare accesso agevole a un centro di servizi chiamato a interpretare in terra straniera i ruoli che in Italia competono a un ampio ventaglio di Amministrazioni e professionisti – l’Anagrafe, lo Stato Civile, la Questura, il Provveditorato agli Studi, il Notaio, l’Agenzia delle Entrate… e potrei continuare ancora. Fortunatamente, la tecnologia oggi aiuta a comunicare più rapidamente con l’Italia e con gli utenti, consentendoci in genere di assicurare collegamenti ragionevolmente rapidi e a fornire risposte adeguate alle legittime aspettative degli utenti. 

Che legami ha con la sua città di origine?

Direi forti: è il luogo in cui ha iniziato a formarsi la mia identità, dove ho conosciuto mia moglie, dove vivono ancora tanti amici e familiari. Ci torno sempre volentieri e mi sento a casa, come del resto mi sento a casa a Roma – dove ho proseguito gli studi – oppure nelle città d’origine dei miei genitori. Ma Cesena, e l’Emilia Romagna in generale, è un po’ più casa.

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Paola Fuso

Nata a Cutrofiano (Le), ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca presso la Fondazione Marco Biagi a Modena specializzandosi in diritto del Lavoro e delle Relazioni Industriali. Esperta di lavoro ... Vedi profilo completo

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