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Identikit del coronavirus

Giunge in queste ore la positive notizia che il coronavirus è stato isolato allo Spallanzani di Roma – un successo che riempie di orgoglio l’Italia e che fa ben sperare in nuove possibilità per la cura della malattia che si è propagata dalla Cina. Il contagio e i decessi causati dal virus, purtroppo continuano. Abbiamo chiesto a Jovana Milić, medico, di aiutarci a tracciare un identikit del Coronavirus 2019-nCoV, e cosa sappiamo ad oggi di questo virus.

di Jovana Milić, Unità Malattie Infettive, Università di Modena e Reggio Emilia

Una delle caratteristiche di questo virus è che può iniziare con sintomi quasi identici a quelli di un comune raffreddore o un’influenza e questi possono durare per un certo numero di giorni. Questo pone un sfida specifica per la medicina. A questo punto, non siamo ancora in grado di riconoscere le specificità nella presentazione clinica del 2019-nCoV rispetto ad altri agenti che causano infezioni respiratorie. Febbre e tosse sono i sintomi più comuni. Tutti i dati pubblicati finora suggeriscono che il 2019-nCoV può presentare un ampio spettro di sintomi, che vanno da lievi infezioni respiratorie a forme molto gravi che richiedono il ricovero in terapia intensiva. Tuttavia, la mancanza di esposizione all’area colpita o il contatto diretto con le persone infette possono escludere l’infezione da 2019-nCoV. Inoltre, sappiamo che quasi tutti i pazienti con polmonite 2019-nCoV presentano infiltrazioni bilaterali nei polmoni che possono essere visualizzate con la TAC toracica, cosa che non sempre avviene con altre infezioni respiratorie che causano polmonite. È più probabile che i recettori per la 2019-nCoV siano prevalentemente nelle vie respiratorie inferiori, mentre alcuni altri agenti, tra cui la SARS, colpiscono principalmente le vie respiratorie superiori. Ciò significa che i tamponi prelevati dalle vie respiratorie superiori non sono sempre i siti più affidabili per diagnosticare l’infezione da 2019-nCoV. I tamponi negativi prelevati dalle vie respiratorie superiori non escludono l’infezione da 2019-nCoV. Come ho detto prima, clinicamente è ancora difficile distinguere il 2019-nCoV da altre infezioni respiratorie, ma l’informazione di viaggiare o visitare la zona colpita in Cina è molto preziosa e utile.

Una persona a cui è stato diagnosticato il 2019-nCoV deve essere isolata e trattata. Inoltre, il personale medico deve indossare tute protettive. Il trattamento specifico non è disponibile al momento, solo sintomatico. Tuttavia, i medici cinesi hanno già iniziato con piccoli studi clinici per determinare l’efficacia dell’uso del lopinavir/ritonavir nei pazienti con 2019-nCoV. Questo farmaco è un inibitore delle proteasi che interferisce nel ciclo virale e blocca la sintesi delle proteine virali. Il lopinavir/ritonavir è stato ampiamente utilizzato come trattamento antiretrovirale per i pazienti con infezione da HIV, ma il suo uso è diminuito, in quanto questo trattamento è associato a molti effetti collaterali metabolici. Ci sono anche alcune informazioni da studi che sperimentano l’oseltamivir. Questo farmaco è usato nei pazienti con influenza (influenza stagionale).

Alla luce dei fatti e le conoscenze di cui oggi disponiamo credo si debba sottolineare l’importanza di prestare attenzione ai metodi tradizionali per prevenire l’infezione, come l’igiene delle mani. Negli aeroporti è sensato indossare delle maschere perché riduce il rischio di contrarre l’infezione. Inoltre, dovremmo evitare di recarci nelle zone colpite con un alto numero di casi confermati, che per il momento sono praticamente solo la Cina – anche se nuovi casi sono stati confermati in Europa e Asia. Il governo italiano ha cancellato tutti i voli da e per la Cina dopo aver confermato due casi di 2019-nCoV, quindi anche questa è una buona misura di salute pubblica.

Possiamo anche ricordare che – sempre ad oggi – il tasso di mortalità del virus 2019-nCoV è inferiore a quello della SARS e dei MERS che appartengono anch’essi alla famiglia dei coronavirus. In realtà, i dati recenti suggeriscono che il 2019-nCoV è meno contagioso della SARS o di altri virus come l’influenza, il morbillo, l’Ebola… Ma non abbiamo ancora dati epidemiologici affidabili per poterlo affermare con certezza.

Per quanti si chiedono se fosse stato possibile anticipare la diffusione del 2019-nCoV, la risposta è che è molto difficile anticipare epidemie come questa, soprattutto perché la malattia ha una presentazione clinica non specifica. Inoltre, il virus si diffonde attraverso le goccioline, rendendo ancora più difficile il controllo.

La Cina sta comunque facendo un buon lavoro nel controllare i danni, mentre sembra che anche l’Europa e gli Stati Uniti siano ben preparati per i casi di infezione da 2019-nCoV. Francia e Regno Unito, ad esempio, hanno evacuato i loro cittadini dalla Cina con un aereo militare. Le persone evacuate saranno in quarantena nei 14 giorni successivi. L’Italia ha cancellato i voli e ha anche introdotto un buon monitoraggio della situazione. E poi pochi giorni fa l’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria globale per proteggere i Paesi con sistemi sanitari più deboli che non sono in grado di affrontare l’epidemia globale del 2019-nCoV. Grazie a ciò, l’OMS potrà attuare misure più potenti.

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