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Il 25 aprile non è solo una data in rosso sul calendario

Di Ivan Santi

Per molti ragazzi è un giorno in cui non si va a scuola, per molti (troppi) adulti è un giorno libero dal lavoro. Eppure, il 25 Aprile è una ricorrenza il cui significato non può, non deve essere dimenticato. Perché la Festa della Liberazione “accade” ogni volta che esprimiamo il nostro pensiero senza paura di ritorsioni di varia natura. È un simbolo, ma anche l’inizio della democrazia (grazie alla liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista), che rivive nel ricordo di tanti episodi che hanno segnato la storia. È una festività dedicata anche al valore dei partigiani di ogni fronte che diedero vita alla resistenza armata e che contribuirono alla liberazione dell’Italia. Per ascoltare i racconti di alcuni tra quelli che scelsero di rischiare la vita per la libertà di tutti c’è il sito Noipartigiani.it, un Memoriale digitale della Resistenza, che raccoglie 500 videotestimonianze.

Il 25 aprile di 76 anni fa per l’Italia arrivava il momento della Liberazione dal nazifascismo. Nella primavera del 1945 le truppe anglo americane sfondarono la linea Gotica (in tedesco Gotenstellung), fortezza difensiva costruita dall’Esercito tedesco nell’Italia centro-settentrionale durante la Seconda guerra mondiale. Il 25 aprile dello stesso anno la resistenza italiana scatenava l’insurrezione nazionale contro i tedeschi (come è noto, Mussolini tentò la fuga in Svizzera, ma venne catturato dai partigiani e giustiziato il 28 aprile assieme alla compagna Claretta Petacci e ad altri gerarchi). Da allora ogni 25 aprile si festeggia la Festa della Liberazione. Il termine effettivo degli scontri sul territorio italiano, con la resa definitiva delle forze nazifasciste all’esercito alleato, è datato 3 maggio, ma è stata scelta simbolicamente la data del 25 aprile in quanto fu allora che da Milano partì l’appello per l’insurrezione armata della città, sede del comando partigiano.

Il contributo degli antifascisti residenti o rifugiati in Svizzera

Sono molte le città della Confederazione che celebrano la Festa della Liberazione italiana. Già negli anni 20 molti antifascisti italiani- operai, impiegati, professionisti e dirigenti politici- si rifugiarono nella vicina Svizzera. Qui, come in altri luoghi all’estero, continuarono la loro battaglia democratica, mantenendo i contatti con la patria. Ed è proprio sul territorio elvetico che nasce la prima Colonia Libera Italiana in Svizzera -fondata a Ginevra nel 1925- e poi nel 1943, dall’unione di tutte le colonie presenti sul territorio, la Federazione delle Colonie Libere Italiane, la più importante organizzazione antifascista degli emigrati e dei rifugiati italiani in Svizzera e in Europa. L’aggettivo «libere» è stato scelto proprio per sottolineare l’indipendenza dal regime di Mussolini.

A causa della pandemia, anche quest’anno come nel 2020, non ci sarà spazio per i raduni in piazza e i cortei. Le celebrazioni però non si arrestano e sfruttano la tecnologia. Seppur attraverso videoconferenze, dirette streaming e sulle pagine social, il messaggio passerà forte e chiaro.

I valori sempre vivi della Resistenza

È un dato di fatto che le ultime generazioni, quelle nate nelle società libere, facciano molta fatica a immaginare la realtà dei regimi totalitari e le loro conseguenze. Qualcuno – e parliamo di persone di tutte le età- ne subisce il fascino. Ma forse la pandemia può darci una mano a far comprendere a tutti il valore della Resistenza e della solidarietà. Oggi è il “signor Coronavirus” a dettare legge, negli anni dell’alleanza italo-tedesca (1938–1943) erano le regole di Nazismo e Fascismo a fare da padrone. La Resistenza di allora ci insegna ad agire in modo collettivo, solidale, con rispetto ma senza lasciarsi sopraffare dalla paura di qualcosa di troppo grande. Sono tutti valori che possono aiutarci nella sfida contro il Covid 19 (tenendo conto di tutte le differenze). Saper individuare il “bene di tutti, procedere verso la liberazione e saper ricostruire un mondo -il più possibile- migliore e sostenibile di quello che ci lasceremo prima o poi alle spalle. 

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