Il bambino e la montagna | Corriere dell'Italianità

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Cultura

Il bambino e la montagna

“August si è messo a correre e io l’ho lasciato fare. L’ho visto sparire con la velocità del vento. Non ricordava più di essere sfinito. Aveva lo sguardo puntato verso qualcosa davanti a lui, come succede sempre con i bambini della sua età. Devono procedere, quasi tutta la loro vita è davanti a loro e a noi genitori, ne rappresentiamo soltanto una piccola parte. Sono con noi qualche anno, poi spariscono nel grande mondo…..”

Nell’estate del 1894, il piccolo Hans Torske, 6 anni, scomparve tra i boschi dello Skrim, regione montuosa nel sud della Norvegia, un territorio dal terreno sconnesso, addirittura impervio con dislivelli che salgono a 872 metri.  Scomparso da un alpeggio, dove era andato con la mamma per curarsi, il piccolo Hans Torske face perdere le proprie tracce. Il corpo senza vita del piccolo venne un anno più tardi, in un prato, raccolto come si fosse sdraiato ed addormentato su di un cespuglio di fiori e mirtilli.

Un secolo dopo Toebjorn Ekerlund, l’autore del libro, in compagnia del figlioletto August di 7 anni (quindi un solo anno in più del bimbo scomparso), attratto dalla triste storia di Hans Torske, decide di avventurarsi per una settimana in quegli stessi luoghi con il dichiarato intento di raggiungere la vetta di quei monti. Per August è l’inizio di una grande avventura in una zona selvaggia con accanto il suo papà, l’unica persona che sa dargli fiducia anche nelle occasioni difficili, portalo ad apprezzare le bellezze del paesaggio circostante ed essere consapevole delle insidie della natura. Per il padre, la settimana di solitudine col figlio è l’occasione per trasmettere al bambino tutte le conoscenze per potersi muovere nelle zone impervie, ma anche per condividere ricordi della propria infanzia, raccontare gli anni della guerra mondiale, discutere del nostro pianeta e, soprattutto, solidificare quel legame di amore e amicizia tra padre e figlio.

Un viaggio fisico, ma anche intimo, quello descritto nel libro, che ci porta a ripensare ai valori ‘più veri’ come quello dell’amore di un papà per il proprio bimbo, una buona esperienza di lettura e riflessione umana.

Il tempo corre veloce nella lettura di questo libro, dove il lettore, attraverso gli occhi del piccolo August, rimane stupefatto di fronte a tutto quello che il paesaggio permette di osservare.

Un libro pieno, anche, di tenerezza, che emerge con forza, ad esempio, nelle parole di Toebjorn Ekerlund, mentre racconta al figlio la triste storia di Hans, cercando di confortarlo dicendogli che di certo “c’è grande differenza tra un bambino di sei anni ed uno di sette”. La lettura de “Il bambino e la montagna” ci porta a riflettere su quando siano importanti le passeggiate domenicali con i figli, immersi nella natura, insegnando loro che il mondo deve essere visto senza paura ma facendo attenzione agli imprevisti che possono portare anche ad incidenti gravi.

(Federico Camia)

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