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Il Brasile di Bolsonaro e i drammi dell’Amazzonia

Da quando Jair Bolsonaro è alla guida del Brasile, dal 2019, secondo Greenpeace “la deforestazione amazzonica è aumentata del 75,6%, gli allarmi per gli incendi forestali sono cresciuti del 24% e le emissioni di gas serra del Paese sudamericano sono aumentate del 9,5%”. Inoltre, secondo il rapporto, “si evidenziano i crescenti impatti negativi causati dal sistematico smantellamento della protezione dell’ambiente e dei diritti umani da parte del governo Bolsonaro negli ultimi tre anni”.

Senza contare un considerevole aumento dei conflitti per la proprietà delle terre e delle violazioni dei diritti umani. 

La situazione è talmente grave che lo scorso mese la Corte penale internazionale dell’Aia ha ricevuto da parte di un gruppo di giuristi austriaci nuove prove contro il presidente del Brasile, accusato di crimini contro l’umanità legati alla distruzione dell’Amazzonia.  Le nuove prove mettono in luce come da ottobre 2021 -data a cui risale la prima denuncia, cui questo nuovo dossier va ad aggiungersi- siano aumentate la deforestazione illegale e le attività minerarie nella foresta. 

Situazione, quella dell’Amazzonia, che ormai si vede a occhio nudo. Secondo i dati pubblicati dall’Agenzia di ricerca spaziale brasiliana (INPE) nei primi due mesi del 2022, la deforestazione ha interessato un’area tre volte maggiore rispetto a quella dello stesso periodo nel 2021.

Intorno a quello che per Bolsonaro e chi lo sostiene è evidentemente un affare, proliferano i delitti.

Come quello che vede vittime il giornalista Dom Phillips e lo studioso degli Indios Bruno Pereira.

Dom Phillips, bravissimo ed esperto giornalista inglese che da 15 anni vive in Brasile, risulta desaparecido in una delle più remote e pericolose zone dell’Amazzonia dall’alba di domenica 5 giugno. Dom stava viaggiando con l’indigenista Bruno Pereira attraverso la regione della Vale do Javari, ad Atalaia do Norte, nello stato di Amazonas che è una delle zone più pericolose dell’Amazzonia brasiliana; oltre alle incursioni dei garimpeiros, i minatori clandestini che scandagliano i fiumi alla ricerca di oro e dei tagliatori di alberi, gli Indios devono fare i conti con gruppi narcos che dalla Colombia e dal Perù fanno entrare la cocaina in Brasile attraverso la foresta.

Questi narcotrafficanti si appoggiano su pescatori della regione, che gli offrono nascondigli e protezione in caso di incursioni della polizia.

Il giornalista si trovava in questa regione per completare un libro sulla foresta pluviale amazzonica, accompagnato da Pereira, esperto della cultura e dei popoli amazzonici.

Ebbene i due non sono mai arrivati ad Atalaia do Norte e subito si è temuto il peggio, anche perché Pereira è stato recentemente minacciato di morte per il suo lavoro a fianco degli Indios.

Nonostante l’allarme dato dagli Indios che sempre scortavano Pereira e gli appelli della moglie del giornalista inglese le autorità si sono mosse molto lentamente; le prime operazioni di ricerca dei due scomparsi sono iniziate solo 24 ore dopo, un ritardo pesantissimo in una situazione del genere.

Ancora più tardiva la risposta del presidente brasiliano Jair Bolsonaro che ha parlato solo due giorni dopo, affermando: “faremo di tutto per trovarli. Ma dobbiamo dire che si sono avventurati in una zona pericolosa, la loro è stata una spedizione incauta”.

La dichiarazione di Bolsonaro, la scomparsa di Pereira e Phillips si inscrivono perfettamente nel Brasile di questa presidenza.

Dal 2019, anno della sua elezione, si sono registrati più di 50.000 incendi in Amazzonia, concentrati per lo più negli stati di Mato Grosso e Parà, che hanno portato alla distruzione di 9.000 km quadrati di foresta, pari a un ¼ della Svizzera.

Inoltre, non solo non sono stati creati nuovi spazi per la sopravvivenza delle tribù indigene, ma il Presidente ha largamente avvantaggiato l’aumento dell’attività mineraria nella Terra indigena Yanomani, con più di trecento miniere a cielo aperto.

Questo ha provocato ulteriori danni all’ambiente poiché per separare la polvere d’oro dalle acque dei fiumi viene usato il mercurio, con gravi danni alla flora e alla fauna.

Le nuove accuse a Bolsonaro portate davanti alla Corte Internazionale dell’Aia, il clamore della scomparsa di Phillips e Pereira si inscrivono nel timore che il Presidente, che aspira ad un secondo mandato, possa vincere contro Lula da Silva, dato attualmente come favorito dai sondaggi. 

Lula ha accusato Bolsonaro del ritardo nelle ricerche di Phillips e Pereira e, in maniera tacita, di avvantaggiare un sistema fortemente corrotto e delinquenziale che sta catapultando l’Amazzonia e i suoi drammatici problemi al centro delle notizie internazionali.

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Paola Fuso

Nata a Cutrofiano (Le), ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca presso la Fondazione Marco Biagi a Modena specializzandosi in diritto del Lavoro e delle Relazioni Industriali. Esperta di lavoro ... Vedi profilo completo