Il cervello e le malattie neuropsichiatriche: per una visione personalizzata della medicina. | Corriere dell'Italianità

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Il cervello e le malattie neuropsichiatriche: per una visione personalizzata della medicina.

Prendiamo il nostro cervello e le malattie neuropsichiatriche. L’essere donne o uomini non solo ci predispone allo sviluppo, nel corso della vita, di alcune malattie, ma influenza il modo in cui queste malattie si esprimono. Come mai? E perché è importante tenere a mente queste differenze? Lo abbiamo chiesto a Pamela Agazzi, Medico capo servizio di Neurologia presso l’Ente Ospedaliero Cantonale, Neurocentro della Svizzera Italiana.

Cresce, per fortuna, la consapevolezza che nella diagnosi, nella presentazione clinica e nella cura delle malattie, le persone non siano tutte uguali, ma che le variabili ‘uomo’-‘donna’, ‘maschio’-‘femmina’ siano fondamentali. Gli individui sono diversi in molti modi (per fenotipo biologico e tratti psicologici, ad esempio) e queste differenze derivano dall’interazione di geni, ormoni e ambiente circostante nel corso della vita e determinano una propensione a malattie e comportamenti specifici.

Prendiamo il nostro cervello e le malattie neuropsichiatriche.

L’essere donne o uomini non solo ci predispone allo sviluppo, nel corso della vita, di alcune malattie (ad esempio la malattia di Alzheimer e la depressione per la donna e la malattia di Parkinson e l’autismo per l’uomo), ma influenza il modo in cui queste malattie si esprimono (ad esempio, le donne con epilessia necessitano di una presa a carico particolare in ragione delle condizioni ormonali e fisiologiche che le caratterizzano).

Come mai? E perché è importante tenere a mente queste differenze?

“A lungo – ci spiega Pamela Agazzi, Medico capo servizio di Neurologia presso l’Ente Ospedaliero Cantonale, Neurocentro della Svizzera Italiana – la neuroscienza delle differenze sessuali si è occupata di studiare le caratteristiche del cervello che distinguono i due sessi. Oggi sappiamo che tra il cervello di un uomo e quello di una donna vi sono differenze strutturali. Dal punto di vista neuroanatomico si rileva una maggiore grandezza, così come una più pronunciata lateralizzazione (le connessioni neuronali sono sviluppate soprattutto all’interno del singolo emisfero) del primo rispetto al secondo (nelle donne però sono maggiormente sviluppate le connessioni tra i due emisferi cerebrali e vi è una maggiore “complessità” di alcune aree).

Anche la neurochimica cerebrale è diversa, a carico di importanti neurotrasmettitori (ossia quelle sostanze in grado di trasmettere informazioni fra le cellule del cervello) quali la serotonina, che svolge un ruolo nella regolazione dell’umore e del sonno, o il sistema oppioide, coinvolto nella percezione del dolore.

Più recentemente ci si è concentrati sulle differenze tra i sessi a livello psicologico e comportamentale. Si è osservato che nell’infanzia le femmine reagiscono più rapidamente ai volti e tendono a parlare prima. I maschi reagiscono più rapidamente a cambiamenti nel loro ambiente visivo. “È plausibile – commenta la dottoressa Agazzi – che queste differenze siano retaggi evolutivi, in quanto le donne, che si occupavano della prole, hanno sviluppato maggiormente la capacità di relazionare a livello visivo e verbale con il prossimo e i propri figli, mentre gli uomini, cacciatori, hanno potenziato la capacità di osservare cambiamenti nello spazio circostante. Tra l’altro, oggi gli uomini, rispetto alle donne, continuano ad avere risultati migliori quando sono assegnati loro compiti visuo-spaziali (come la visualizzazione di un oggetto tridimensionale nello spazio), mentre le donne eccellono nei test del linguaggio. Questa differenza si riflette, a livello sociale, in diversi ruoli e funzioni occupazionali.”

Naturalmente, il gender gap rimane difficile da spiegare. È praticamente impossibile, in questi studi, scindere gli aspetti biologici e ormonali da quelli ambientali e sociali che “rinforzano” il modo in cui noi interpretiamo il nostro ruolo di donne e uomini nella società in cui viviamo.

Possiamo dunque ipotizzare che le differenze neurochimiche, neuroanatomiche, psicologiche e cognitive tra uomo e donna (siano esse spiegate come adattamento fini evoluzionistici o sociali o entrambi) possano renderci più vulnerabili a certe malattie e condizionino le manifestazioni cliniche e il tipo di trattamento?

“È importante che il medico curante, a partire da quello di base fino allo specialista, sia consapevole degli aspetti legati a sesso e genere – nella diagnosi clinica e poi nel formulare le strategie di cura”, spiega Agazzi. “È bene ad esempio essere consapevoli dei cambiamenti fisiologici e ormonali del paziente – donna o uomo – così come dei ruoli sociali rivestiti. Le terapie farmacologiche dovranno essere adattate a seconda dei diversi momenti della vita dei pazienti che andranno informati e consigliati adeguatamente; ad esempio è da tener presente nella scelta di un farmaco se siamo di fronte ad una donna con un desiderio potenziale di gravidanza nel prossimo futuro”.

La medicina di sesso e genere vuole dunque sensibilizzare tutti ad una visione nuova con l’obiettivo ultimo di una medicina personalizzata sia per l’uomo che per donna.

(di Valeria Camia)


Pamela Agazzi, è medico capo servizio di Neurologia presso l’Ente Ospedaliero Cantonale, Neurocentro della Svizzera Italiana dal maggio 2018.

Completati gli studi di Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Milano, si è specializzata in Neurologia presso l’Università degli studi di Verona. È specialista nell’ambito della neurofisiopatologia e dell’epilessia e dal 2010 al 2018 ha rivestito il ruolo di Capoclinica del Centro sonno-epilessia dell’Ospedale Regionale di Lugano.

Dal 2016 è membro del comitato direttivo della Lega Svizzera Contro l’Epilessia.

Insegna regolarmente presso la Scuola universitaria professionale SUPSI dal 2014.

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