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Il dono della Corte Costituzionale

Alla fine dell’anno 2019 la Corte Costituzionale ha fatto un regalo a tutti gli italiani depositando una sentenza,  con la quale ha stabilito che chi ha aiutato una persona a suicidarsi non sempre merita di essere punito.

Il caso che ha spinto la Corte Costituzionale ad esprimersi è noto e riguarda l’incontro tra due persone: uno sfortunato ragazzo, che ha deciso di porre fine ai suoi giorni nell’impossibilità di farlo da solo, poiché talmente  ferito da non potersi muovere , e un politico italiano, il quale ha deciso di aiutarlo.

Questa sentenza non ha nulla a che fare con l’eutanasia, che per essere tale deve avvenire per mano di un medico o per decisione dello stesso di sospendere le uniche terapie in grado di mantenere in vita una persona.

La Corte Costituzionale ha, invece, preso parola su un fatto diverso, cioè sulla possibilità di aiutare una persona ad organizzare il proprio suicidio in casi particolari, davvero estremi.

In sostanza, il 22 novembre 2019 la Corte Costituzionale ha spiegato a tutta l’Italia che l’aiuto al suicidio continua ad essere considerato un reato e che verrà punito chi vorrà aiutare qualcuno a suicidarsi, a meno che la persona che intende porre fine alla propria vita sia in una condizione di particolare ed enorme difficoltà.

Le difficoltà a cui ha fatto riferimento la Corte Costituzionale sono quelle che tutti noi immaginiamo e che ci spaventano al solo pensiero, sono quelle che non vorremmo mai vivere e che non vorremmo vedere affliggere le persone a noi care.

Secondo i giudici della Corte Costituzionale, dunque, non è punibile chi aiuta a morire una persona che ha deciso liberamente e consapevolmente di porre fine alla propria vita, perché vittima di sofferenze fisiche e psichiche intollerabili, poiché ammalata di una patologia irreversibile, e tenuta in vita da trattamenti necessari, come l’alimentazione e l’idratazione artificiale.

Forse è la volontarietà e consapevolezza di chi decide di compiere questo gesto  che rende maggiormente delicata la questione e che ci butta in faccia il dolore reale di chi soffre, dei suoi cari e il fatto certo di non poter sperare in un futuro sollievo.

Il valore del dono che la Corte Costituzionale ci ha dato alla fine dello scorso anno risiede nel fatto che, qualunque sia il nostro personale approccio all’argomento e la nostra adesione o meno all’ideale portato avanti da chi è protagonista di questa vicenda, ci è stato imposto di pensare, di ragionare, di immedesimarci nella situazione che ha portato un uomo malato a chiedere aiuto ed un altro uomo a portare soccorso, a modo suo.

Il merito della Corte Costituzionale è stato anche quello di ricordarci o insegnarci che il diritto non è solo un guazzabuglio di norme dedicato a complicarci la vita e a punirci in caso di violazione, ma che può essere anche vivente, necessario e dedicato ad accompagnarci nei momenti più difficili della nostra esistenza, capace di toccare le sfumature più delicate del nostro stesso vivere e gli aspetti più intimi della nostra persona.

Alcuni ricorderanno le norme italiane che punivano l’adulterio della moglie o imponevano la potestà maritale, che trattavano molto diversamente i figli nati al di fuori del matrimonio da quelli legittimi e che ancora oggi ci impongono di riservare una quota del nostro patrimonio in favore di determinati famigliari, anche se non li riteniamo meritevoli.

Ecco, allora, che abitiamo una società colma di norme, il diritto è parte della nostra quotidianità, anche se non ce ne rendiamo conto, e ci accompagna in ogni gesto o momento della nostra vita.

Se è vero che le leggi dovrebbero essere fatte per durare a lungo, è altrettanto vero che il nostro sistema normativo è in buona parte anziano e non sempre egregiamente capace di reggere ai cambiamenti sociali, alle mutevoli visioni e abitudini degli italiani.

Ci pensa, allora, la Corte Costituzionale, con la sua opera minuziosa di adeguamento, a trasformare il diritto scritto in diritto vivente, a permettere ad una vecchia normativa di sopravvivere ed adeguarsi alle trasformazioni dei tempi e alle coscienze degli italiani.

Sarebbe impensabile affermare che la Corte Costituzionale possa accontentare sempre tutti, che possa soddisfare tutte le esigenze di protezione e i desideri di cambiamento dei più, ma innegabilmente ci ricorda che gli italiani non sono lasciati nelle mani del legislatore,  che è spesso in ritardo, spesso disallineato alle esigenze dei cittadini, spesso sordo alle richieste di intervento.

Grazie alla Corte Costituzionale dovremmo sentirci tutti al centro del sistema normativo, non solo destinatari di obblighi, doveri e punizioni ,ma anche e soprattutto  i destinatari della tutela che i valori costituzionali ci dedicano e che, per questo motivo, dovremmo difendere fieramente.

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Sara Botti

Avvocato italiano. Nata sul lago di Iseo, si è laureata a Milano e ha fondato nel 2012 il suo studio legale a Brescia. Vive a Zurigo, dove si occupa di consulenza legale per gli italiani all’estero. M ... Vedi profilo completo

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