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Cultura

Il fenomeno virale della musica

In questo drammatico e particolare periodo di forzato isolamento, la musica accompagna la nostra quotidianità facendoci riflettere, dimenticare, sperare, trasmettendoci serenità e alleviando la nostra sofferenza. Rimbalzando da un canale all’altro in frammenti condivisi, per contrappunto innesca un contagio benefico. Che abbia un effetto placebo o taumaturgico, la musica apre comunque spiragli nel fitto tessuto verboso, quando le parole diventano troppe tra telefonate, videochiamate, chat e conference call e invita a restare tra le mura domestiche per se stessi e per gli altri e a coltivare resilienza perché Stay home, stay home/No reason in the world for you to roam.

“La musica combatte il nemico della solitudine” afferma la cantante Gianna Nannini, una delle prime ad esibirsi sulla sua pagina Instagram, all’interno della diffusa iniziativa #iosuonodacasa. Ma oltre a questi appuntamenti musicali, da marzo, tanti cantanti famosi hanno iniziato a pubblicare dei video sui loro canali social, confezionati su sfondi domestici dove compaiono in una dimensione più intima, lontano dallo scintillio dei palchi.

“La musica è un servizio socio-culturale” dichiara il celebre direttore d’orchestra Ezio Bosso in un suo recente intervento televisivo (Propaganda live- puntata del 10/04) “e non è solo un comparto economico ma produttivo in quanto produce benessere ed è terapia per la società” e, sulla sua pagina Facebook, il maestro scambia messaggi di affetto con i suoi musicisti, sparsi in tutta Europa ma uniti come le note di un accordo perché “l’orchestra è una società ideale anche senza strumenti in mano”.

C’è poi la musica improvvisata (anche se a volte programmata) sui balconi, esibita sul limen ovvero giocata sul confine tra dentro e fuori che rimane quell’ingenuo e spontaneo fenomeno sociologico che viviamo da spettatori o attori: a noi scegliere il ruolo che più ci si adatta.

A volte ad affacciarsi è anche chi la conosce bene ed ecco un giovane musicista romano Jacopo Mastrangelo, diventato in pochi giorni popolare per la sua versione per chitarra acustica di “C’era una volta in America” di Ennio Morricone, intonata dal terrazzo della sua casa sullo scenario deserto di Piazza Navona. Ha raggiunto invece 25 milioni di visualizzazioni il concerto del tenore Andrea Bocelli “Music for Hope”, in diretta su Youtube il giorno di Pasqua, iniziato sul sagrato del Duomo di Milano per poi proseguire all’interno della cattedrale.

Tanti sono anche i contributi delle orchestre che viaggiano sul web per presentare progetti inediti. La musica è un linguaggio universale che va oltre le barriere fisiche e linguistiche, è il messaggio che lanciano i 38 membri dell’Orchestra Erasmus realizzando, ognuno dalla propria abitazione, “L’Intermezzo” della “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni, sotto la direzione del maestro Elio Orciuolo. Stesso format per l’Orchestra Stabile del teatro Argentina de la Plata che ha eseguito “l’Inno alla Gioia” dalla nona sinfonia di Ludwig Beethoven, sintonizzandosi ognuno da casa propria.

Il compositore e pianista Remo Anzovino, nastro d’Argento 2019, autore di colonne sonore per i docufilm dedicati alle figure di artisti come Picasso, Van Gogh, Monet, Gauguin e Frida Kahlo, attraverso quello che lui stesso definisce “un diario sonoro”, si racconta e racconta la sua musica in appuntamenti settimanali. Davanti a un pianoforte, nello studio della sua abitazione, dove nascono le sue composizioni, intesse un dialogo intimo con gli ascoltatori, trattando tematiche come la notte, i sensi, il mare, il vento, l’amore, “vettore quest’ultimo che ci trasporta in luoghi autentici”; parla dei suoi valzer e dei suoi  tanghi e li esegue spiegandone la genesi e la struttura musicale. Narra le sue musiche cinematiche “quando” come lui stesso afferma “la musica riesce a dare movimento alle immagini del nostro vissuto e ognuno può proiettare il proprio film”. Nella puntata pasquale “Viaggio al centro della mia musica”, Remo Anzovino ha riproposto e commentato alcune sue composizioni come Cammino nella notte, Following light, Nanuk l’esquimese, I’m not leaving, No smile, Tabù e Metropolitan, spiegando il suo particolare modo di suonare che tiene conto delle potenzialità espressive delle sezioni d’orchestra, come nel’700 quando i musicisti non seguivano gli attacchi di un direttore d’orchestra ma la sensibilità carismatica di un maestro concertatore.

E se ognuno è un universo a se stante con le sue costellazioni e i suoi buchi neri, la musica è capace di connettere queste solitudini e ricompattare il tessuto sociale, anche a distanza. We’re all in this together/No friend you ain’t alone/All you gotta do is stay home.

 

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Paola Quattrucci

Laureata in lettere classiche si è diplomata attore al C.U.T di Perugia dove ha co-fondato il centro di Biomeccanica Teatrale occupandosi di ricerca in antropologia del teatro e di drammaturgia. E’ st ... Vedi profilo completo

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