Il Fractional manager, al passo con i tempi | Corriere dell'Italianità

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Il Fractional manager, al passo con i tempi

Nuove figure professionali

Di Christian Repetti

“Mai come oggi il mondo del business si trova ad affrontare un contesto segnato da volatilità, incertezza, complessità e ambiguità che richiede nuove e più sofisticate competenze. Se a questo si aggiungono gli altri trend emergenti sul mercato – dalla maggiore sensibilità verso il tema dell’integrazione tra vita privata e lavoro alla digitalizzazione dei processi – risulta evidente come si stiano creando i presupposti per un rapido aumento dell’offerta di managerialità, ma in una chiave diversa rispetto al passato”

Come tanti altri settori professionali, anche il mondo del management è in rapida trasformazione. Il mercato del lavoro, specialmente in Occidente, vede una crescente fluidità, soprattutto tra i dirigenti. Molto spesso figure apicali lasciano posizioni in gruppi internazionali anche per cercare un miglior equilibrio tra vita lavorativa e familiare, quello che viene definito il work-life balance. Il passo successivo è una naturale transizione di molti C level in realtà medio-grandi, spesso a connotazione familiare, che possono avvantaggiarsi di profili senior. Come si delinea lo scenario attuale? Quali sono le opportunità per i manager? Andrea Pietrini, fondatore e chairman della società YOURgroup, ha illustrato al pubblico italiano un modello oggi conosciuto soprattutto all’estero e tra gli addetti ai lavori. Lo ha fatto nel libro Fractional Manager – Una nuova professione per imprese che evolvono (Egea Editore, 2021), una guida per una professionalità al passo coi tempi e uno stimolo per una trasformazione culturale che potrebbe portare grandi benefici al Belpaese e non solo.

Dal 2005 al 2019 l’occupazione totale in Europa è aumentata del 9%, ma la popolazione manageriale si è ridotta del 20% passando dall’8% al 6% dei lavoratori attuali. La crisi provocata dalla pandemia da Covid-19 e le sue conseguenze sul mercato potrebbero però avere creato i presupposti per un rapido aumento dell’offerta di managerialità, non in senso tradizionale, ma secondo una dinamica “frazionale”, secondo quanto spiega Pietrini, manager di lungo corso e imprenditore. Le piccole e medie imprese (pmi) sono da sempre la spina dorsale dell’economia italiana, eppure sono quasi totalmente prive di competenze manageriali. Questa condizione può rappresentare un grave danno per la loro stessa crescita se non, addirittura, comprometterne la sopravvivenza.
Le cause di questa situazione sono note: l’assunzione di un manager con competenze specifiche e di alto livello, una solida carriera alle spalle e una fitta rete di contatti implica costi non sempre sostenibili per le pmi. In secondo luogo, è culturalmente difficile, per l’imprenditore al timone di una realtà medio-piccola, accettare l’apporto di una figura dirigenziale esterna che ne guidi le scelte strategiche.

Mai come oggi, però, il mondo del business si trova ad affrontare un contesto segnato da volatilità, incertezza, complessità e ambiguità che richiede nuove e più sofisticate competenze. Se a questo si aggiungono gli altri trend emergenti sul mercato – dalla maggiore sensibilità verso il tema dell’integrazione tra vita privata e lavoro alla digitalizzazione dei processi – risulta evidente come si stiano creando i presupposti per un rapido aumento dell’offerta di managerialità, ma in una chiave diversa rispetto al passato. Secondo Pietrini, la figura nota nel mondo anglosassone come “fractional executive” può rappresentare una soluzione: si tratta di un profilo manageriale esterno di alta competenza, che entra in azienda con un rapporto costi-tempo modulare, abbinando una capacità di visione più ampia a una forte coerenza aziendale. Non un dipendente, dunque, ma nemmeno un consulente che resta estraneo all’organizzazione e collabora solo per un breve periodo e su un obiettivo preciso. E neppure il più noto “temporary management full time” (legato a una figura di alto profilo per affrontare transizione e cambiamento in un periodo di tempo determinato), in quanto il modello fractional risulta meno invasivo, più flessibile e meno costoso per le imprese grazie alla possibilità di fornire un supporto modulabile a seconda delle reali necessità organizzative.

«L’affermazione e la diffusione del modello del fractional executive stanno creando, in Italia, una nuova categoria professionale e un nuovo lavoro: il “professionista della managerialità”, che nei prossimi anni coinvolgerà migliaia di persone, con benefici evidenti a livello sistemico», commenta Pietrini. «È importante comprendere che questo nuovo lavoro da un lato assorbirà la disponibilità di competenze manageriali di qualità, dall’altro offrirà un supporto qualificato e flessibile al nostro sistema produttivo per affrontare mercati sempre più competitivi e volatili. Sono convinto che l’effetto positivo generato sulle aziende, e di riflesso sull’occupazione, contribuirà a innescare un nuovo circolo virtuoso: è quindi fondamentale che si formi una classe di manager in grado di cogliere questa grande opportunità».

Sono numerose, oggi, le aziende medio-grandi che capiscono che c’è “qualcosa” fuori che manca internamente, sia in senso positivo, nei termini di sfide e opportunità, sia in quello negativo di eventuali minacce e rischi. I budget limitati e una mentalità talvolta ancora un po’ provinciale hanno reso molte imprese, specialmente a gestione familiare, estremamente caute. D’altro canto, i dati di associazioni come Aidaf, che riunisce le imprese familiari in Italia, confermano che c’è un aumento di manager esterni in questo tipo di imprese. E il trend si riscontra anche all’estero. Certamente un cambiamento così repentino, un cambio di passo tanto significativo, crea incertezza presso molte realtà. È in questo ambito che può subentrare il fractional manager, modello di supporto manageriale, nato negli Usa tra fine anni Novanta e primi anni Duemila, costituito da professionisti di qualità e di esperienza.
Una figura particolarmente adatta ad aziende a conduzione familiare che si trovano ad affrontare una fase critica di evoluzione e non hanno – o non hanno ancora – un management strutturato (per questo stesso motivo è altrettanto valido anche per le start up). Se pensiamo al caso di Google, i fondatori Larry Page e Sergey Brin ebbero brillanti idee hi tech, ma a un certo punto coinvolsero Eric Schmidt e lo nominarono ceo perché avevano bisogno per crescere con il supporto di un uomo di gestione. Una sorta del fractional manager di oggi, insomma. Un professionista che opera in azienda due o tre giorni a settimana, rendendo la sua prestazione una formula intermedia tra il supporto manageriale e la consulenza, svolta sempre con taglio molto operativo. Un progetto (dagli investimenti su mercati stranieri alla formazione) a cui può dedicarsi dura almeno sei mesi/un anno, ma può continuare anche per alcuni anni.

Il fractional comincia in maniera soft, affinché l’azienda tocchi con mano sia la sua professionalità che il suo metodo: il manager redige un accordo direttamente con l’azienda in cui va a operare e che può seguire anche due o tre imprese e progetti in simultanea, anche se deontologicamente non si occupa mai di realtà competitor (in ogni caso chi lo sceglie e lo recluta, può chiedergli di sottoscrivere una prestazione esclusiva). L’obiettivo dell’azienda è utilizzare il professionista non solo per indirizzare un problema aziendale, ma spesso per avvicinarsi in maniera “light” alla managerialità  strutturata, ed è proprio in questo senso che si colloca il lavoro dell’executive: aiuta il gruppo a crescere creando i presupposti per sua uscita, lo supporta nel cambiamento di visione e struttura e lo affianca in operazioni particolari, come un’acquisizione, una riorganizzazione, ma anche una crisi aziendale o un passaggio generazionale. Poi, a fine mandato, può pure capitare che il manager si veda offrire una posizione fissa in azienda e ci resti con formula permanent (va detto, però, che nella maggioranza dei casi la preferenza è rimanere fractional, come libero professionista della managerialità). I vantaggi per le aziende? Sono da ricercarsi nei termini di elevata efficacia, (maggiore) flessibilità e (minori) costi.

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