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Il futuro attende ai box

E pensare che anche questa stagione era iniziata con le intenzioni di sempre. Parliamo delle gare automobilistiche da competizione.

Cominciamo dalla categoria d’eccellenza: la Formula Uno. Davanti, le vetture della scuderia Mercedes. Dietro, le rosse della Ferrari. Eterne seconde, ma non sempre. A seguire, tutte le altre: perché in gara come nella vita c’è sempre una prima volta. Basta avere pazienza.

Medesimo l’entusiasmo, seppure con le dovute differenze, anche per la Formula E, la categoria elettrica delle gare automobilistiche di primo rango. La stagione 2020 confermava il successo della categoria elettrica anche in termini commerciali. Dopo i pionieristici esordi di pochissimi anni fa, ormai la formula elettrica è arrivata alla sua sesta edizione attirando in pari misura consenso di sponsor e pubblico. Come spesso accade per le idee vincenti, il successo della Formula E è di essersi trovata a essere il prodotto giusto al momento giusto, qualche minuto prima che il mercato lo chiedesse. Ed ecco che quando nella coscienza sociale si è imposta la necessità di rispettare l’ambiente e ricorrere alla energia esente da carbonio, la Formula E era già pronta per il mercato dei social, dei media e per la generazione dei millennials che non aspettavano altro. Inoltre la stagione 2019-2020 festeggiava l’arrivo tra i box di due debuttanti di alto rango come Mercedes e Porsche, niente meno. Insomma, anche per il campionato elettrico tutto sembrava destinato a proseguire sino al solito, e forse anche noioso, lieto-fine.

Sinché, come nella favola della lepre e della tartaruga, nella corsa per il più veloce ha finito per imporsi il più inatteso degli avversari: il coronavirus. E il mondo della Formula Uno e della Formula Elettrica hanno dovuto fermarsi ai box di partenza. Con quali conseguenze? La Formula Uno, che quest’anno celebra la settantunesima edizione dall’avvio delle competizioni, era prevista iniziare a marzo.

Ma quella che è veramente cominciata è la stagione dei rinvii, delle cancellazioni di gare e dei mancati incassi. A Montecarlo è stato annullato l’attesissimo Gran Premio (GP) di Formula Uno. Per il momento vengono invece solo rinviati i GP di Olanda, Spagna e Australia, sino a quello di Azerbajian, il prossimo 8 giugno. Sempre che l’epidemia non imponga lo spostamento di questa gara, come forse delle altre a seguire.

Intanto, dicevamo, è partito il conto dei mancati incassi. La fattura dovrebbe risultare onerosa. Sinché il “circus” ha girato a pieno regime, cioè in base alla chiusura dei conti per la stagione 2018 e comunicati a inizio 2019, al gruppo statunitense Liberty Media, proprietario dei diritti, la Formula Uno ha prodotto un fatturato di circa 1,8 miliardi di dollari: tra royalties televisive, introiti generati dagli sponsor commerciali ed i gettoni-presenza pagati dagli organizzatori dei Gran Premi nelle varie nazioni cui è assegnata la licenza per organizzare una gara. Piatto ricco anche per le squadre partecipanti. Hanno ricevuto oltre la metà degli incassi, ovvero più di novecento milioni di dollari. Per completare l’importanza economica della Formula Uno, ricordiamo che le riprese televisive delle gare in tutto il mondo sono seguite da quasi mezzo miliardo di spettatori; sulle piattaforme digitali, i social-media attirano un seguito di circa diciannove milioni di iscritti (followers) con una stima di duecentomila contatti per ogni gara.

Con la conta dei mancati incassi è partita anche la stagione dei risparmi. Stop alle innovazioni ad ogni costo: le novità tecniche previste per il 2020 serviranno anche nella stagione 2021. In particolare il DAS (Dual Axis Steering) e il PAS (Power Assisted Steering). Per noi automobilisti, che queste opzioni sulle nostre vetture continuiamo a sognarcele, si tratta di soluzioni che migliorano sterzata e aderenza dei pneumatici, riducendone anche usura e temperatura alle alte velocità.

Veniamo alla Formula E, che pur confrontandosi con il medesimo scenario, lo affronta da un’altra prospettiva. Perché il management dell’ancor giovanissima categoria elettrica ha scelto di sviluppare la sua filosofia imprenditoriale in parallelo all’evoluzione commerciale di un progetto e di un mercato ancora all’inizio del loro percorso. Muovendo da questo punto di vista, per il settore automobilistico, da competizione e non solo, la crisi causata dalla pandemia rappresenta dunque l’occasione per mettere a confronto due differenti impostazioni di un medesimo mercato.

Pur avendo il medesimo azionista di riferimento, entrambe le “Formule” hanno convissuto e parimenti mostrato di ignorare le rispettive peculiarità. In particolare, la Formula E reagisce alla crisi con l’entusiasmo di un progetto ancora tutto da sviluppare: promuovere i motori a energia elettrica e contribuire all’emergenza ambientale. Questo spiega perché la Formula E continua a suscitare attenzioni crescenti e univoche anche tra le case automobilistiche: per continuare a esistere oggi devono risolvere lo stesso problema e dunque riconvertire la loro gamma alla propulsione carbon-free.

Tra le varie soluzioni per terminare l’attuale stagione, la Formula E, ad esempio, pensa di correre, forse per quest’anno (ma forse anche in futuro), le proprie gare su circuiti non più cittadini, ma nei tradizionali autodromi, come potrebbe essere Monza, dove già gareggiano le Formula Uno.

Tuttavia se così sarà, il confronto tra le Formule, a benzina ed elettrica, diventerebbe diretto e il vincitore fra queste due opzioni motoristiche sarebbe deciso dalle impersonali percentuali di preferenza espresse dal pubblico, cui media e sponsor darebbero un seguito commerciale inevitabile, senza ritorno e forse impietoso.

Difficile prevedere quanto tempo sarà necessario perché si realizzi questa evoluzione. Per il passaggio dai motori a benzina con piombo, quella rossa, alla benzina senza piombo, quella verde, ci sono voluti anni. E neppure poi tanti. Ma, oggi ce ne rendiamo conto, questa evoluzione è stata progressiva e a senso unico.

Nel frattempo, sarebbe un peccato che la Formula E perdesse anzitempo la sua anima social, informale, che vede correre le sue vetture a emissioni-zero nei circuiti cittadini, seppur con alcune difficoltà organizzative. A ben vedere, la relazione diretta tra pubblico e vetture da competizione è stata alla base del successo delle competizioni automobilistiche a benzina: perché si svolgevano tra la gente. Ce lo ricorda la Mille Miglia che, ormai come evento “storico”, ancor oggi si corre tra ali di folla sulle strade che collegano Brescia e Roma.

Privilegiata da un diverso calendario, iniziato lo scorso novembre e previsto terminare a fine luglio 2020, la Formula E per il momento è riuscita a disputare cinque gare sulle quattordici complessivamente previste. Poi tutto si è fermato. Rinviati a data da destinarsi importanti Gran Premi come ad esempio in Italia (Roma), Francia (Parigi) e Germania (Berlino). Al momento sono confermati gli appuntamenti di New York e Londra, epidemia permettendo. Ma arrivati a questo punto, con un campionato compromesso dalle problematiche sanitarie, piuttosto che concludere a tutti i costi l’attuale stagione tanto varrebbe considerare come un’unica stagione l’anno 2020 e insieme il 2021.

In tal modo, con un campionato “allungato”, si eviterebbero le proverbiali “mezze stagioni”, l’agonismo tra i piloti resterebbe intatto, così come pure l’interesse dei tifosi, dei team e anche degli sponsor, che con questa soluzione eviterebbero di fare, disfare e rifare i loro conteggi quest’anno e il prossimo.

“Il nostro obiettivo è quello di tornare in pista il prima possibile” – hanno confermato la Formula E e la Federazione Automobilistica Internazionale (FIA) in un recente comunicato stampa congiunto – “ma la nostra priorità è rappresentata dalla salute e dalla sicurezza del nostro staff, dei team, delle case costruttrici, dei partner, dei piloti, dei fan e di tutti i residenti delle città in cui gareggiamo. Il nostro piano d’emergenza continua a tener conto di tutte le alternative”.

A queste osservazioni si aggiungono i commenti di Alejandro Agag, fondatore, presidente e riconosciuto team-leader del progetto Formula E: “Abbiamo il dovere di gettare lo sguardo anche oltre questa crisi e comprendere come e quando situazioni di questo tipo potrebbero riproporsi. Il Covid-19 è una sorta di prova generale per la nostra lotta contro il cambiamento climatico.”

In particolare, secondo Agag, due sono i fattori da considerare: “il più grande rischio del nostro tempo per la salute umana è innanzitutto rappresentato dall’inquinamento atmosferico: questo ci rende anche meno resistenti ai sintomi di infezioni respiratorie”.

“In secondo luogo” – prosegue il presidente di Formula E – “gli scienziati avvertono che un aumento incontrollato delle emissioni di gas serra porterà ad episodi meteorologici sempre più estremi. Se non agiremo efficacemente a questo riguardo, difficilmente saremo in grado di prevenire nel tempo quelle calamità naturali che renderebbero necessari altri lockdown, e con questi una continua interruzione della vita pubblica cui ormai siamo abituati, incluso lo sport. Siamo ancora in tempo per cambiare il corso del nostro destino. La tecnologia svolgerà un ruolo fondamentale anche nel dare forma a un futuro più pulito e più veloce. Gli sviluppi tecnologici saranno essenziali per rendere i cambiamenti climatici compatibili con una crescita economica sostenibile. La riduzione delle emissioni globali attraverso la mobilità elettrica rappresenta un esempio di ciò che la ricerca tecnologica può fare per l’ambiente. È su queste basi che nel 2011 abbiamo ideato il Campionato ABB FIA Formula E: dimostrare che l’energia elettrica rappresenta un’alterativa sostenibile ai motori a combustione”.

Ma c’è dell’altro, precisa Agag: “la sostenibilità è una nostra prerogativa anche nel modo in cui organizziamo le corse: abbiamo appena rinnovato la certificazione ISO 20121, lo standard internazionale per la sostenibilità degli eventi. Il nostro messaggio si rivolge alle generazioni più giovani, i nostri piloti agiscono come veri e propri ambassador. È con la stessa visione sulle questioni ambientali che avvierò anche una serie di eventi in luoghi remoti del pianeta che sono anche i più a rischio da un punto di vista climatico al fine di implementare iniziative per le esigenze di ogni specifica comunità e territorio da cui verremo ospitati. Le sfide che stiamo vivendo in queste settimane potrebbero replicarsi ancora nei prossimi anni a causa dei cambiamenti climatici.”

Dunque, come reagire? Per il presidente di Formula E Alejandro Agag non c’è che una soluzione: continuare nella strategia del fare, che rimane alla base del suo successo imprenditoriale,“mentre è ancora vivido e attuale nelle nostre menti il ricordo del Covid-19, dovremo fare ogni possibile sforzo per garantire che tutto questo non accada di nuovo. Il lavoro comincia adesso”.

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Andrea Grandi

Andrea Grandi è un giornalista specializzato nella evoluzione digitale delle attività economiche, d’impresa, e della industria automobilistica. ... Vedi profilo completo

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