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Cultura

Il mistero del perdono per ebrei, cristiani e musulmani

di Nicoletta Tomei

Questa volta cominciamo non dalle domande, ma dalle risposte. In una realtà che la tecnologia ha reso sempre più veloce e per forza di cose anche più superficiale, organizzare una conferenza su “Il mistero del perdono per ebrei, cristiani e musulmani” può sembrare una scelta persino rivoluzionaria.

Dopo che abbiamo affidato alla digitalizzazione il nostro presente ed il nostro futuro, trascurando il passato semplicemente perché non attuale, un invito a meditare sul valore del perdono, e dunque riscoprire il valore della coscienza del singolo, è una scelta coraggiosa che pochi si sentirebbero di proporre.

Invece, a portare il numeroso pubblico presente in sala a riflettere proprio sulla importanza dei valori morali, ci ha pensato la Goren Monti Ferrari Foundation che, in collaborazione con il Correre del Ticino, la Università della Svizzera Italiana-USI e il Municipio cittadino, in questi giorni ha organizzato a Lugano un incontro presieduto da Michaela Goren Monti ed invitato tre studiose a discuterne in rappresentanza di differenti impostazioni teologiche: la accademica Silvia Guetta, Coordinatrice della Cattedra UNESCO “Sviluppo Umano e Cultura di Pace” presso la Università di Firenze e referente scientifica tra l’ateneo toscano e l’Università di Tel Aviv; la religiosa Suor Maria Cristiana Dobner, teologa e suora di clausura carmelitana; l’attivista politica ed antropologa Maryan Ismail, di ispirazione musulmana.

E cominciamo quindi dalla risposta. Indifferentemente dal percorso che ciascuna religione propone, il raggiungimento del perdono rappresenta l’impossibile traguardo, l’improbabile quadratura di un cerchio di valori morali apparentemente inconciliabili come libero arbitrio, responsabilità individuale, senso del peccato e rispetto del Verbo divino.

Infatti sia la religione ebraica, come quella cristiana e la musulmana, riconoscono che se Dio è giusto e quindi punisce il peccatore, al medesimo tempo Egli è anche misericordioso e quindi perdona chi ha sbagliato.

Posta così la questione, noi esseri umani come dobbiamo comportarci?

In questa circostanza, le tre differenti teologie evidenziano un denominatore comune: per l’individuo  la coscienza del perdono si raggiunge con una revisione dei propri valori, con una esperienza di relazione che ripristina il dialogo tra le persone e, per chi ne raggiunga la consapevolezza, questo si trasforma in un dono concessoci dalla coscienza e come tale da comunicare alla società e dunque da condividere.

Può una società sempre più secolarizzata, indifferente ai valori religiosi, velocizzata da una tecnologia che ci rende sempre più insensibili, mantenere oggi il senso del perdono, averne coscienza? Sì, nella misura in cui noi ci ricordiamo di essere protagonisti del nostro valore sociale e quindi del nostro umano destino, anche morale.

E, almeno quando facciamo queste riflessioni, permetteteci ricordarlo: l’informatica e la digitalizzazione una volta tanto mettiamole da parte.

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