Il mito di Venezia a Novara | Corriere dell'Italianità

Scrivi la parola o il termine da trovare

Cultura EVIDENZA Italianità nel mondo

Il mito di Venezia a Novara

I fermenti della pittura italiana dalla metà alla fine dell’Ottocento

Foto: Guglielmo Ciardi, Veduta della laguna veneziana, 1882, olio su tela, 62 x 102 cm

È stata appena inaugurata a Novara la bella mostra Il mito di Venezia. Da Hayez alla Biennale. L’esposizione, ideata per celebrare i 1600 anni della città di Venezia, la cui fondazione -è stata tradizionalmente fissata al 25 marzo dell’anno 421-, propone settanta opere divise in otto sale del Castello Visconteo Sforzesco di Novara che raccontano il mito della città lagunare. Curata da Elisabetta Chiodini -con l’ausilio di un prestigioso Comitato scientifico diretto da Fernando Mazzocca di cui fanno parte Elena Di Raddo, Anna Mazzanti, Paul Nicholls, Paolo Serafini e Alessandra Tiddia- è promossa da Mets Percorsi d’arte, la Fondazione Castello e il Comune di Novara.

Francesco Hayez, Venere che scherza con due colombe, 1830, olio su tela, 183 x 137 cm

Punto di partenza del percorso espositivo – aperto al pubblico dal 30 ottobre 2021 al 13 marzo 2022– sono le opere di alcuni dei più grandi maestri che hanno operato nella città lagunare nel corso dei primi decenni dell’Ottocento, influenzando con il loro insegnamento e i loro lavori lo svolgersi della pittura veneziana nella seconda metà del secolo, vera protagonista della rassegna.

Si comincia dal grande Hayez attraverso una ricca selezione delle opere più importanti – e spesso mai viste perché provenienti da prestigiose collezioni private – dei più noti artisti italiani della seconda metà dell’Ottocento come, tra gli altri, Ippolito Caffi, Guglielmo Ciardi, Pietro Fragiacomo, Giacomo Favretto, Luigi Nono, Ettore Tito.  Cosa ci aspetta? Scorci veneziani e vedute intime, paesaggi incantevoli, ritratti e scene familiari in un percorso molto godibile che racconta Venezia e l’evolversi della pittura italiana dalla metà alla fine dell’Ottocento, verso i fermenti che caratterizzeranno i primi del Novecento.

La prima sala è dedicata alla pittura di storia, considerato il “genere” più nobile della pittura: vi troviamo quattro importanti lavori di Francesco Hayez (1791-1882), tra cui lo splendido quadro Venere che scherza con due colombe (1830), affiancati da opere degli artisti Ludovico Lipparini (1800-1856) e Michelangelo Grigoletti (1801-1870), figure chiave nella formazione di autori di spessore della generazione successiva. Nella seconda sala sono esposti quegli autori, veneziani e no, che più di altri hanno contribuito alla trasformazione del genere della veduta in quello del paesaggio: tra questi il pittore Ippolito Caffi (1809-1866), Giuseppe Canella (1788-1847), Federico Moja (1802-1885) e Domenico Bresolin (1813-1899), quest’ultimo tra i primi a interessarsi anche di fotografia e già nel 1854 indicato tra i soci dell’Accademia come “pittore paesista e fotografo”.

La terza sala è dedicata ad uno dei più valenti paesaggisti veneti, Guglielmo Ciardi, del quale sono esposte dodici opere. Nelle sale a seguire troviamo opere che hanno per tema la vita quotidiana, gli affetti e la famiglia, dedicate alla “pittura del vero”, come Il bagno (1884) di Giacomo Favretto e Mattino della domenica (1893 circa) di Luigi Nono. Sul mondo del lavoro scorrono altre opere vivaci con protagonisti contadini, lavandaie, raccoglitrici di riso, venditori di animali, sagre e mercati, come La raccolta del riso nelle terre del basso veronese (1878) di Favretto e Lavandaie sul Garda (1888) di Ettore Tito. Infine, troviamo alcune tele dedicate agli idilli amorosi, genere molto amato dai pittori del secondo Ottocento.

La settima sala è interamente dedicata a Luigi Nono e offre un focus su una delle opere più celebri del pittore, il Refugium peccatorum.  L’ottava e ultima sala è dedicata alle opere realizzate dai medesimi artisti tra la fine degli anni Novanta dell’Ottocento e i primi anni del Novecento: tele che riflettono il rinnovamento e il cambiamento di gusto indotti nella pittura veneziana dal confronto diretto con la cultura figurativa dei numerosi pittori stranieri che partecipavano alle nostre Biennali Internazionali d’Arte. Spiccano Il Bucintoro (1902-1903 circa) di Guglielmo Ciardi; Visione antica (1901) di Cesare Laurenti; Luglio (1894) e Biancheria al vento (1901 circa) di Ettore Tito.

Luigi Nono, Refugium peccatorum, 1886, olio su tela, 72 x 112 cm
Tags:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
* campi obbligatori