Il Museo della Lega delle Nazioni a Ginevra e il multilateralismo

L’esposizione, al primo piano del Palais des Nations, rappresenta una bella opportunità per comprendere l’impatto dell’internazionalismo su scala globale

di Amedeo Gasparini

Il Museo della Lega delle Nazioni è ospitato nel Palazzo storico delle Nazioni Unite a Ginevra, nell’edificio B, vicino alla biblioteca pubblica. Il complesso, noto come Palais des Nations, ospita dal 1946 la sede delle Nazioni Unite ed è stato costruito tra il 1929 e il 1938 come quartier generale della Lega delle Nazioni.

Quest’organo era nato dopo la Prima Guerra Mondiale con l’obiettivo di promuovere la pace e la sicurezza globale. Il Museo della Lega si trova al primo piano. Le pareti di marmo trasmettono un’atmosfera signorile che si è conservata per oltre un secolo. Qui delegati e ambasciatori si riunivano per discutere le crisi internazionali e promuovere il dialogo tra paesi.

Nata nel 1919 come quattordicesimo dei “Quattordici punti” del presidente degli Stati Uniti d’America (dal 1913 al 1921) Woodrow Wilson nell’ambito della Conferenza di Parigi, la Lega delle Nazioni rappresentò un passo significativo verso l’istituzionalizzazione del multilateralismo (ovvero un’alleanza di più paesi che seguono un obiettivo comune). Tramite i documenti d’archivio, le sezioni della mostra analizzano l’evoluzione delle relazioni internazionali.

Le origini del multilateralismo risalgono al XIX secolo. A livello politico, il Concerto d’Europa che emerse dopo il Congresso di Vienna del 1815 segnò la strada della diplomazia congressuale che si sviluppò nel secolo successivo. Le Conferenze dell’Aia del 1899 e del 1907 rappresentarono un’ulteriore affermazione del multilateralismo, compresa l’inclusività e l’uguaglianza dei partecipanti. Quasi simultaneamente vennero fondate le prime organizzazioni internazionali. Che facilitarono la cooperazione sviluppando regole comuni e risolvendo questioni che gli Stati da soli non potevano affrontare.

L’esposizione offre l’opportunità di comprendere l’impatto dell’internazionalismo su scala globale. Tra le diverse sezioni della mostra delinea cos’è il multilateralismo, la sua evoluzione e il ruolo di Ginevra come piattaforma di dialogo tra nazioni. Tra i cortometraggi proposti si ripercorrono anche le visite di Joseph Goebbels (1933), Hailé Selassié e Léon Blum (1936) alla Lega.

Tra i cimeli esposti, un disegno raffigurante Paul Valery del 1928 di Erna Plachte. E anche un menu realizzato da Emery Kelen e Alois Derso per il pranzo dell’Associazione Internazionale dei Giornalisti accreditati presso la Lega delle Nazioni (1926), firmato da Aristide Briand, Gustav Stresemann, Austin Chamberlain e Vittorio Scialoja.

Alla parete di sinistra, un messaggio scritto a mano da Abdullah II di Giordania (2002). «Sono lieto di visitare il Palazzo delle Nazioni di Ginevra, una città acclamata per la sua eredità di pace e di iniziative umanitarie», scrisse. Un messaggio di Ban Ki-moon, Segretario generale (2007-2016) in occasione della sua visita al Museo sottolinea come i documenti esposti dimostrino la necessità di rafforzare il multilateralismo. Tra le lettere esposte ci sono quelle di Gustave Ador, ex Presidente della Confederazione Svizzera (1920), Charles Aznavour, rappresentante permanente dell’Armenia all’ONU (2009) e Jacques Delors, presidente della CEE (1994).

Al centro della sala, la medaglia di Kofi Annan, vincitore del Nobel e segretario generale (1997-2006). Poi una copia originale dell’Extrait di project du Paix perpétuellle (1761) di Jean-Jacques Rousseau – “Citoyen de Genève”, si legge. Ma anche di Zum ewigen Frieden. Ein philosophischer Entwurf (1795) diImmanuel Kant, dove il filosofo di Königsberg propose un progetto di ordinamento a tutela della pace mondiale.

In una lettera alla pacifista Bertha von Suttner nel 1893, Alfred Nobel comunicava la sua intenzione di istituire un premio per ricompensare «coloro che avranno contribuito a fare il più grande passo verso la pacificazione dell’Europa». Telegramma di Alfred Lagerheim, Ministro degli Esteri svedese, all’Ufficio Internazionale per la Pace riguardante l’assegnazione del Nobel a Henry Dunant.

Presenti anche un opuscolo sulla pittura di Henri Danger, “Les grands artisans de la paix” (1898). Un’incisione di Jean-Baptiste Isabey sul Congresso di Vienna (1819).

La prima pagina del Courrier de la Conférence de la Paix (1907), una copia del trattato di Versailles (1919). Una lettera di Wilson a Eric Drummond, primo segretario della Lega (1923). La richiesta d’adesione della Germania alla Lega presentata da Stresemann fu un passo significativo verso la stabilizzazione della pace in Europa l’8 febbraio 1926. Al contrario, il ritiro, comunicato da Konstantin von Neurath il 19 ottobre 1933, fu un punto di svolta nel crollo del sistema internazionale degli anni Trenta.

In esposizione, c’è anche il discorso dell’imperatore d’Etiopia Hailé Selassié pronunciato dopo l’invasione italiana (1936). Tra i documenti relativi alla sicurezza internazionale sono inclusi quegli sulla disputa sulle isole Aland (1921), la controversia tra Grecia e Bulgaria (1925), la disputa tra Bolivia e Paraguay (1934) e la situazione in Finlandia (1939).

Si conclude con la sezione dedicata a Ginevra. Spiccano le fotografie, tra cui quelle dei fuochi d’artificio sul Lemano in onore della Lega delle Nazioni. Dunque, la fanfara che apre il corteo in onore della prima sessione dell’Assemblea della Lega, il 15 novembre 1920.

Lettera di Trygve Lie, Segretario generale (1946-1953). Ma anche una foto di Raúl Prebisch, Segretario generale dell’UNCTAD e Seán Lester, ultimo Segretario generale della Lega (1940-1946), quindi Dag Hammarskjöld, Segretario generale (1953-1961). C’è anche un libro degli ospiti dell’Ufficio europeo dell’ONU, firmato durante la Conferenza dei capi di governo (1955).

Per l’occasione, parteciparono Edgar Faure e Antoine Pinay (Francia); Dwight Eisenhower e John Foster Dulles (USA); Anthony Eden e Harold Macmillan (Regno Unito); Nikolai A. Bulganin e Vjačeslav Molotov (URSS). Infine, il libro degli ospiti dell’Ufficio Internazionale del Lavoro, firmato da Nelson Mandela, allora Vicepresidente dell’African National Congress (1990).

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