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Il nodo della regolarizzazione dei migranti

Le chiamano in senso dispregiativo “risorse”, mal celando una ragione strumentale che farebbe inorridire i discendenti laici della morale kantiana tanto quanto il popolo cattolico. La massima dell’imperativo categorico vorrebbe guardare alle persone “sempre come fini e mai come mezzi”; il governo italiano invece no. La sanatoria sui migranti stranieri, proposta dalla ministra alle politiche agricole Teresa Bellanova, ha il sapore di una vittoria di Pirro, o meglio, dell’accettazione di nuovo acritica della ragione strumentale. Migranti come “risorse” questa volta nell’accezione positiva del termine, ma con la controindicazione di rimanere prigionieri della stessa dialettica, dove tesi e antitesi – persona da una parte, strumento dall’altra – faticano a trovare una sintesi umanamente accettabile.

Sanatoria sui migranti stranieri: cambiano i contenuti ma non la forma.

Le imprese agricole soffrono, si dirà, e la manodopera scarseggia. Ma perché allora non pensare a un credito integrativo sugli stipendi (che oscillano per i braccianti nel migliore dei casi attorno agli 800 euro), piuttosto che ridare forza alla concorrenza di manodopera a basso costo tanto invisa agli italiani da aver fatto la fortuna dell’ex ministro leghista Salvini? Eppure il centrosinistra sembra compatto in quello che, da tempo, è un cavallo di battaglia dell’onorevole Pierluigi Bersani di Articolo Uno (che non ha mai nascosto la proposta di regolarizzare innanzitutto chi svolge il ruolo di badante) e  che oggi – ironia della sorte – trova come maggiore sostenitore proprio quel Matteo Renzi che, con un coupe de theatre nel 2013, detronò Bersani dal ruolo di premier e segretario del Pd facendogli mancare l’appoggio di una quarto della coalizione. Con il sostegno di Renzi di Italia Viva e del Pd, oggi, la misura sembra in dirittura di arrivo concretizzandosi l’ipotesi di regolarizzare braccianti, colf e badanti stranieri e italiani. Il nodo sui cui si è incistata la discussione è però rimasto legato alla durata della regolarizzazione: a Vito Crimi, capo politico del Movimento 5 Stelle, un permesso di soggiorno della durata di tre mesi non solo sarebbe suonato come insultante, ma ancor di più come una misura per favorire il lavoro nero. Eppure, a distanza di poche ore, nel classico gioco delle tre carte, a risultare perdente è stata proprio nei 5Stelle la posizione di Crimi, appoggiata di Di Maio, sorpassata dall’anima di centrosinistra del Movimento. Una decisione che – suggerisce Il Tempo – avrà però anch’essa una contropartita: far sì che Italia Viva non voti la mozione di sfiducia al Guardasigilli pentastellato Alfonso Bonafede.

Il migrante rimane uno mezzo e la solidarietà ha un prezzo salato.

Sul piano semantico, prima ancora che legislativo, intanto, la proposta di regolarizzazione – quantunque passibile di emendamenti – ha già dato il fuoco alle polveri al dibattito televisivo. Maria Giovanna Maglie, volto noto e opinionista della trasmissione Stasera Italia, si sfoga sui social: “Una manovra che discrimina gli italiani nel bisogno, incoraggia gli sbarchi ed è anche un progetto razzista”. E l’ex ministro Salvini a fargli eco: “La sanatoria è una scelta criminogena”. Parole roventi, che insistono sul solco tracciato dal contemporaneo slogan leghista “Prima gli Italiani”, prima ancora che su considerazioni tecnico-politiche.

Ma è a monte della discussione politica che resta il nodo economico: Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, in una recente intervista al Messaggero ribatte: “È da due mesi che lanciamo il grido d’allarme al governo: in questa stagione nelle campagne abbiamo bisogno di almeno 200mila operai in aggiunta ai 900 mila occupati stabilmente”. Un grido di aiuto che, nell’emergenza Covid, la componente PD del Governo non vorrebbe lasciar suonare a vuoto. Eppure, il limite dal punto di vista etico, rimane inascoltato: migranti che servono, dunque utili, dunque risorse. Dunque ancora, meritevoli di diritto. Uno slittamento semantico dal diritto di accoglienza come riconoscimento al diritto di accoglienza per concessione, che suona – passateci il termine volutamente brutale – di schiavitù legalizzata. Ricordandoci ancora una volta che anche nell’era post-Salvini dell’emergenza sanitaria, la solidarietà ha un prezzo, e anche salato.

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Pier Paolo Tassi

33enne laureato in filosofia a Torino, da quattro anni si occupa della gestione di diversi piccoli centri di accoglienza per richiedenti asilo nella provincia di Piacenza. Nel tempo che resta, scrive ... Vedi profilo completo

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