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Il nuovo mecenatismo

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La parola a François Geinoz, Presidente di pro-Fonds – Associazione mantello delle fondazioni svizzere di pubblica utilità, per capire come cambiano i numeri del mecenatismo e quali sono i trend futuri che sosterranno le produzioni artistiche e culturali.

di Chiara Tinonin

La Svizzera è il Paese benchmark per il mondo delle fondazioni: più di 13mila fondazioni raggruppano valori patrimoniali per oltre 90 miliardi di franchi, dei quali ogni anno vengono distribuiti tra gli 1,5 e i 2 miliardi di franchi. Di che cifre parliamo se ci rivolgiamo al mecenatismo e quindi al solo mercato delle arti e della cultura?

I dati statistici sul mecenatismo e sulle fondazioni in Svizzera sono purtroppo poco sistematici. Nel frattempo il CEPS di Basilea stima che le fondazioni raggruppino valori patrimoniali pari a quasi 100 miliardi di franchi e che distribuiscano 2 miliardi all’anno. Il 30% delle fondazioni indica la cultura e l’arte tra gli ambiti prevalenti di attività. La cultura in Svizzera è maggiormente finanziata dai poteri pubblici, con 2 miliardi di franchi all’anno, mentre si stimano contributi privati per non più di 1 miliardo annuale, incluso il mecenatismo di imprese (350 milioni). In base a queste cifre, si può stimare che i contributi annuali delle fondazioni alla cultura e all’arte siano tra i 300 e i 500 milioni di franchi.

Con il grandissimo trasferimento di ricchezza inter-generazionale a cui assisteremo nei prossimi anni, quali opportunità si aprono per il mecenatismo?

Il cambio generazionale di famiglie ricche favorisce il mecenatismo e la filantropia in generale. Pensiamo per esempio a quanto il prestigio culturale di città come Winterthur o Basilea si debba a importanti famiglie industriali. Oggi assistiamo a una crescita del numero di persone senza eredi diretti e il parlamento svizzero sta riducendo la quota obbligatoria riservata agli eredi: per questi motivi ci sarà maggiore disponibilità per gli enti di pubblica utilità, tra l’altro per l’arte e la cultura.

Quale ruolo ricoprono le fondazioni mantello per lo sviluppo del mecenatismo?

Le fondazioni mantello offrono a donatori o fondatori soluzioni efficaci, con la possibilità di creare fondi o sottofondazioni con scopi propri e la co-decisione del donatore. Questo permette professionalità e sinergie con una riduzione significativa dei costi. È dunque in molti casi un’ottima alternativa alla creazione di una fondazione indipendente. Penso che sarebbe interessante sviluppare di più questo modello per il mecenatismo.  Una fondazione mantello specializzata in temi di cultura e arte sarebbe un prezioso complemento nel mondo svizzero delle fondazioni. Potrebbe tra l’altro raccogliere lasciti di artisti e coordinare gli sforzi di diversi mecenati in modo vivace e poco burocratico.

La digitalizzazione e la divulgazione di informazioni rappresentano un aspetto fondamentale per lo sviluppo del settore. Esiste una piattaforma digitale per le fondazioni che si occupano di arte e cultura e quali vantaggi offre, oppure, offrirebbe?

La piattaforma Stiftungschweiz.ch lancerà il prossimo 21 ottobre una nuova fase più moderna ed efficace. Si tratta – come fundraiso.ch – di una banca dati che riunisce tutte le fondazioni svizzere, incluse quelle che operano in altri ambiti, come l’educazione e il sociale. Si basa soprattutto sui dati del registro del commercio. Non è facile promuovere l’autodichiarazione delle fondazioni in queste piattaforme, ma evidentemente sarebbe la strada per offrire dati più concreti sulla realtà, e dunque più utili. Nell’ambito della cultura e dell’arte si può menzionare promozioneculturale.ch, un’iniziativa congiunta dell’Ufficio federale della cultura e del Percento culturale Migros. L’iniziativa parlamentare Luginbühl propone una base dati di tutti gli enti svizzeri esonerati dalle tasse. Tutti questi strumenti dovrebbero permettere di costruire più efficacemente ponti tra domanda e offerta, cioè tra bisogni e iniziative di qualità e fonti di finanziamento.

L’attività filantropica si articola oggi in modalità operative nuove, in grado di attrarre investimenti e di parlare al mondo dell’economia coinvolgendo persone interessate all’innovazione. Temi come il wealth management, l’impact investing, la corporate philanthropy interessano anche il mondo del mecenatismo? In che modo?

Si stanno spostando i confini tra investimenti e promozione di attività senza fini di lucro.  Naturalmente, le autorità fiscali hanno bisogno di demarcazioni chiare. Ma è anche vero che una fondazione può realizzare il suo scopo con investimenti vincolati alla sua fine, forse con un certo rischio, e non soltanto con contributi a fondo perduto. In fondo, anche un concerto di jazz, una mostra di sculture o la promozione di piccoli virtuosi del violino, pur essendo di utilità pubblica, sono anche una realtà economica, rispondono a una domanda o un’aspettativa della società, e ci sono sponsor o mecenati disposti a “comprare” questi prodotti o servizi. Al contrario, si può dubitare del significato di un’offerta senza domanda. Anche se nell’arte, non si può limitare il concetto di domanda all’economico.

Mi permetto infine di richiamare l’attenzione sulla Giornata Svizzera delle Fondazioni, il 14 novembre a Lucerna, dov’è previsto tra l’altro un intervento di Marco Solari su “Fondazioni e Cultura – una coppia da sogno?”. La giornata si concluderà con il nostro ministro degli Esteri, Ignazio Cassis, un Ticinese!


François Geinoz è Presidente di proFonds – Associazione mantello delle fondazioni svizzere di pubblica utilità e Direttore della Fondazione Limmat di Zurigo, una fondazione mantello specializzata in cooperazione allo sviluppo e progetti edu

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