Il senso del tempo a Lugano | Corriere dell'Italianità

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Il senso del tempo a Lugano

In foto Still life, 2020 di Liliana Moro
Argilla refrattaria ingobbiata / engobed terracotta, cm 40 dia ca.
Edizione Unica/Unique edition
Courtesy dell’Artista, Galleria De Foscherari e Galleria Michela Negrini

Il futuro ci tormenta, il passato ci trattiene. È per questo che il presente ci sfugge. (Gustave Flaubert)
La Galleria Negrini di Lugano dal 21 maggio ospita Past/ Present, mostra con cui Michela Negrini riunisce diverse opere che indagano la questione di tempo ed esistenza. La mostra collettiva nasce da una riflessione su questo particolare tempo “congelato” che stiamo vivendo a causa della pandemia Covid19. Una delle numerose conseguenze della pandemia è il cambiamento della nostra percezione del tempo. Lo spazio della vita quotidiana ha subito enormi limitazioni. Abituati a guardare al futuro, oggi viviamo nell’incertezza. Prigionieri del presente, la vita è diventata sopravvivenza, senza proiezione, se non quella individuale. Dopo anni di progresso, viviamo i limiti del presente e l’impossibilità di immaginare il futuro: grande contraddizione della nostra epoca. La mostra esplora, attraverso il lavoro di quattro artisti – le italiane Elisabetta Benassi e Liliana Moro, il francese Melik Ohanian e l’americano Namsal Siedlecki – le molte implicazioni dell’esperienza del tempo, della sua essenza e della sua percezione.
 

Attraverso il recupero e la trasformazione di materiali e di simboli, Elisabetta Benassi osserva criticamente l’eredità culturale, politica e artistica spesso controversa dei nostri tempi, per esplorare il rapporto tra passato ed epoca contemporanea, interrogandosi sulla condizione e l’identità del presente. In mostra Atlas Shrugged, un lavoro del 2018 che si inserisce nell’esplorazione di un mondo in cui l’idea di comunità è sparita e in cui regna “l’individuo sovrano”. In questo preciso momento storico di “sospensione” temporale e privo di proiezione collettiva, questo lavoro ci propone una possibilità immaginaria di sottrarsi al caos del mondo reale, con i suoi limiti e conflitti, con le sue contraddizioni tra salvezza individuale e catastrofe collettiva.

In mostra anche opere inedite di Liliana Moro: grandi sculture in ceramica bianca candida, a forma di melagrana. Simbolo primitivo del ciclo morte-vita, del continuum su cui si basa la nostra esistenza, il frutto ne rappresenta l’energia vital. Per queste composizioni, l’artista ha utilizzato la ceramica, partendo dall’origine del materiale, cioè la terra, il fango ed i minerali che la compongono. Riflettendo sulla centralità della scelta del materiale quale parte fondamentale del processo creativo, Liliana Moro ci porta a riflettere sul tempo del materiale, elemento fondamentale che restituisce forma alla terra, scandendo i tempi di realizzazione e sul fascino dell’attesa, di asciugature e cotture.

Da sempre, la ricerca artistica di Melik Ohanian indaga il mondo dell’immagine e il suo potere allegorico e la dimensione spaziale e quella temporale possono essere identificate quali nodi centrali di tutta la sua poetica. In mostra nuove opere della serie Tomorrow Was. Senza indicazioni di tempo, né di spazio, questa serie medita su un possibile domani. Queste fotografie non si propongono di cogliere un istante preciso, ma di speculare in un modo riflessivo su di una narrativa personale dello spettatore. Ciascuno, posto di fronte a questi fragmenti di vita, sarà portato ad anticipare il proprio rapporto col mondo. In mostra anche opere della serie Portrait of Duration – Cesium Series, un lavoro che presenta i passaggi dallo stato solido a quello liquido del Cesio 133, elemento il cui decadimento radioattivo è stato usato a partire dal 1967 per stabilire la durata del secondo universale negli orologi atomici. Ohanian investiga così l’osservazione e la rappresentazione della misura del tempo, e in particolare della sua unità di riferimento: il secondo.

Gli ex voto hanno rappresentano fin dal paleolitico un elemento di legame col divino, cui l’uomo s irivolge alla ricerca di forza e conforto. Questa antica forma di preghiera, in cui predominante è la presenza di figure umane, è portata in mostra grazie al lavoro di Namsal Siedlecki: una scultura in argento nata da alcune scansioni 3d che l’artista ha realizzato in Francia nel 2019, a Clermont Ferrand, nei cui pozzi votivi negli anni 60 sono stati ritrovati una serie di reperti archeologici risalenti al 50 a.C..Ex-voto scolpiti in legno di faggio e gettati in acqua come offerta a una divinità dei Galli, Maponos.  Gettate invece nella Fontana di Trevi sono le monete d’argento usate per realizzare questa scultura. Nella fontana, ogni anno vengono gettati circa 2 milioni di euro di monetine. L’artista, affascinato da questo insieme di desideri, ne ha comprato circa 500 kg. Siedlecki si sofferma sull’idea che in oltre 2000 anni l’umanità continua a ripetere lo specifico rituale di gettare qualcosa in acqua cercando un aiuto soprannaturale. Questi due desideri di due epoche distanti, entrambi legati all’acqua, qui si uniscono in un unico desiderio potenziato all’interno del liquido di una vasca galvanica.

Past / Present

Una mostra di Elisabetta Benassi (Italia), Liliana Moro (Italia), Melik Ohanian (Francia), Namsal Siedlecki (Italy/USA)

Galleria Michela Negrini, Lugano

21 maggio – 10 settembre 2021

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