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Il viaggio allucinato e allucinogeno nelle terre di Dalì Land

La recensione della pellicola che racconta gli ultimi anni del grande artista Salvador Dalì

di Dario Furlani, inviato allo Zurich Film Festival 2022

Appena si spalanca la porta della mitica suite 1610 del St. Regis Hotel si viene proiettati nel folle universo daliniano (termine coniato da lui stesso) da cui tutti rimangono ammaliati. Gran parte del film si svolge nelle stanze dell’hotel newyorkese, usato per 40 anni dall’artista catalano come residenza invernale. Le lussuosissime stanze si trasformano in laboratori d’arte e insediamenti per le feste stravaganti, in cui la normalità viene bandita o semplicemente non concepita. In mezzo a tutto questo fragoroso tripudio di eccentricità c’è lui, Salvador Dalí che regna sovrano nel suo reame schizofrenico.

Ad interpretarlo un Ben Kingsley in formissima che riesce a gestire il difficile ruolo con la sua grazia britannica. Sarebbe stato facilissimo cadere vittima della singolarità del personaggio e proporre una recitazione esaltata e sopra le righe. L’attore dello Yorkshire riesce invece a catturare i momenti di epifania creativa lasciando allo stesso tempo sottilmente intravedere i dubbi di una figura non sempre in pace con se stessa.

‘A volte è faticoso essere Dalí’ confessa l’artista a James, il vero protagonista.
Sebbene il punto focale della vicenda sia Dalí, la sua vita disordinata viene narrata dal punto di vista del suo nuovo e adorante assistente. Introdotto assieme allo spettatore alla sua singolare routine, il vero protagonista della vicenda rimane però inchiodato al suo ruolo di mero voyeur. Nonostante gli sforzi della sceneggiatura di fargli giocare un ruolo attivo nella vicenda, la sua influenza narrativa rimane pari a zero. Il suo è comunque il primo di una lunga lista di personaggi secondari, che restano macchie sfuggevoli nelle feste dell’artista spagnolo.

Anche la moglie Gala -il cui rapporto con Dalí dovrebbe essere il tema del film- si attesta come personaggio essenziale senza esserlo realmente. L’interprete Barbara Sukowa commette l’errore che Kingsley ha accuratamente evitato e satura il suo ruolo fino al ridicolo, rendendo irrimediabilmente la sua Gala una macchietta.

Dalì Land offre un entusiasmante tuffo nella mente del grande artista spagnolo e punta i riflettori sul suo folle mattatore, circondato da un grande circo di affascinanti personaggi. Ma vanno poco oltre quello che sono: grandi maschere barocche senza profondità.

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