Il Vucumprà dei Sogni e l'Angelo della Storia  | Corriere dell'Italianità

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Società

Il Vucumprà dei Sogni e l’Angelo della Storia 

di Stefania De Toma

Sono i sognatori ad avere in mano il potere di cambiare il mondo. E Pape Gora Tall, laureato in lettere nel suo Senegal, sognava l’Italia non solo come un approdo per lavorare (per troppi “l’unico obiettivo possibile – dice – anche a costo della morte”) ma come il Paese delle Meraviglie, sulla scia dell’immagine che se ne ha da ogni parte del mondo, da secoli: un luogo di Arti, di Cultura, di Bellezza.

Si è adattato, come tanti, a entrare nel circuito dei clandestini e del mercato delle merci contraffatte, ma il desiderio di realizzare “qualcosa di più nobile” in un Paese come questo non lo abbandonava. Gli è bastato sapere di una casa editrice che traduceva in lingua italiana testi africani, romanzi, favole, saggi e nel suo borsone d’un tratto i libri hanno sostituito le finte borse di Vuitton. E lì Pape ha tentato quel che sembrava impossibile: portare i libri sulle spiagge, proporli sotto gli ombrelloni, percorrere chilometri con decine di volumetti in spalla e scardinare la diffidenza, suscitare curiosità, stupore, simpatia.

Pape Gora Tall

Di spiaggia in spiaggia, dal Salento al Metapontino fino al sud barese, Pape nel 2007 prese a vendere i suoi libri come e meglio delle famose borse. E in più tesseva rapporti, conosceva gente, nascevano amicizie. Quelle che un giorno lo hanno portato a Matera “dove ho trovato l’Italia che sognavo”, un fermento culturale nell’anima delle persone e una bellezza artistica e storica diffusa da farla riconoscere come la sua seconda casa. Ma la cultura, quella vera, quella che è abito dell’animo, in Pape è andata oltre e, grazie a stages a Roma e corsi di formazione e perfezionamento, è diventato mediatore culturale tra la sua gente e l’Italia, perché a essere diversi non sono solo gli idiomi ma i linguaggi corporali, gestuali, il senso e la percezione di tante cose che è indispensabile sapere quando si deve imparare a convivere sulla stessa terra: perché accoglienza significa arricchimento reciproco e Pape ne è la dimostrazione reale.

La sua vita in Italia gli ha fatto rendere conto quanto la tanto citata cultura dell’accoglienza debba essere cultura dell’incontro, di un  dare e ricevere, confrontare. Pape, anche grazie ai suoi nuovi amici materani, nel 2015 ha pubblicato un libro, “Africanità”, in cui denuncia una generazione di “sradicati” tra la sua gente, che tende a dimenticare e abbandonare l’identità della propria cultura; e in questo dà a noi italiani una profonda lezione di orgoglio di appartenenza che dovremmo recuperare, in una scuola come la nostra dove la storia e l’arte si insegnano e coltivano sempre meno e dove la globalizzazione sta spersonalizzando l’identità della nostra cultura.

Dei sogni che navigano da una sponda all’altra del Mediterraneo si dice tanto ogni giorno, specie quando essi naufragano e in modo più o meno indifferente ormai ne sentiamo le tragiche cifre insieme a quelle dei bollettini di guerre. Ma i sogni di gente come Pape, che immagina un mondo nel quale il dialogo sia possibile attraverso lo scambio delle proprie identità e l’arricchimento reciproco ci piace davvero tanto e fa sognare anche noi, ben oltre le fazioni politiche e le polemiche, e la realtà dell’immigrazione che è parte integrante della società odierna come quella del passato, è qualcosa che in Svizzera coinvolge noi Italiani in prima persona.

Quando  Pape dice “l’Africa per andare avanti deve andare indietro”, guardare alle spalle della propria civiltà, riappropriarsi della propria lingua, sempre più trascurata anche nelle scuole locali dove lo swahili e le altre millecinquecento lingue africane sono secondarie rispetto al francese, all’italiano, all’inglese, ci appare un dipinto caro agli svizzeri per la sua paternità: l’Angelus Novus di Paul Klee, ribattezzato dal suo amico filosofo Walter Benjamin “L’Angelo della storia”. Un angelo stilizzato che ti fissa dalla tela mentre il corpo e le ali volano nella direzione opposta, l’unica possibile perché deve portare al progresso.

Benjamin si riferiva agli orrori della guerra che non vanno dimenticati, a noi piace pensare semplicemente al tesoro della memoria e della sua preziosità perché è quello in cui Pape crede fermamente. Il suo sogno è un mondo in cui culture diverse possano coesistere e anzi, arricchirsi reciprocamente senza snaturare, senza perdere le identità che le rendono uniche, che segnano il cammino compiuto nei millenni. Pape è un altro dei sognatori che credono davvero al potere della cultura e della conoscenza, della Bellezza della nostra Umanità, che se non possono salvare il mondo possono renderlo un posto migliore per tutti.

Pape continua a girare da una città all’altra, tra corsi di mediazione (spesso gratuiti) e i suoi libri, con ritorni economici meno certi di un lavoro fisso in un’azienda agricola o in una fabbrica (è persona molto conosciuta e stimata e non sarebbe difficile farsi assumere) ma la caparbietà di investire in ciò in cui crede davvero rende i sacrifici ancora più pesanti, specialmente da quando la sua (bellissima) famiglia per motivi di lavoro si è dovuta spostare in Francia. Ma i sogni, si sa, costano fatica e persone come lui caricano sulle loro spalle, insieme alla sacca dei libri, un’ ambizione di futuro che dovremmo avere tutti.

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