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In sanità non sempre piccolo è bello

È ormai pienamente in funzione il nuovo ospedale di Rennaz, a pochi minuti di autobus da Montreux.

Perché questo fatto fa notizia? Perché si tratta del primo ospedale bi-cantonale, se così possiamo chiamarlo, frutto di una inedita e sorprendente collaborazione fra due cantoni (Vaud e Valais) nel campo della sanità.

Sappiamo che la Svizzera va fiera della sua organizzazione in Cantoni, ma nel campo della salute si comincia a ripensarla. Avere 26 sistemi sanitari indipendenti e diversi è certamente una buona cosa sul piano dell’assistenza capillare e “vicina a casa” e forse sul piano finanziario, perché ogni Cantone è libero di decidere i propri investimenti in campo sanitario. Tuttavia, la moderna medicina si basa sulla specializzazione e sulla esperienza che deriva dalla pratica e quindi dalle casistiche numerose.

Sarà mai possibile avere 26 istituti del cancro? O 26 istituti neurologici o ortopedici? Sembra proprio di no, perché per garantire un servizio di eccellenza occorrono macchinari costosi e medici esperti nella loro disciplina. Il Canton Ticino ne è un classico esempio: con cinque ospedali pubblici (due a Lugano, uno a Bellinzona, Mendrisio e Locarno) e tre cliniche private per meno di 400mila abitanti sta pagando lo scotto di una frammentazione delle competenze che ormai richiede un forte impegno per la centralizzazione delle patologie più importanti, come la cardiologia e l’oncologia. Il Ticino ha risposto dando vita al Cardiocentro di Lugano e allo IOSI (Istituto di Oncologia della Svizzera Italiana a Bellinzona).

I cantoni Vaud e Valais invece hanno scelto un’altra strada, inedita e coraggiosa, chiudendo i sette piccoli ospedali del territorio (Vevey Samaritain, Vevey Providence, Mottex Blonay, Montreux, Aigle, Monthey e Leysin) per costruire un unico grande ospedale a Rennaz, unendo i due nomi della regione e chiamandolo appunto Riviera Chablais.

Situato in Rue des Séquoias, strada che deve il nome a un fantastico e secolare albero omonimo, l’ospedale ha aperto i battenti in ottobre 2019 ed è ormai pienamente funzionante.

Il principio è quello della centralizzazione dei servizi, delle apparecchiature e delle competenze mediche e infermieristiche.

Perché è necessaria questa centralizzazione? Perché a parte le cure cosiddette “di prossimità”, come quelle d’emergenza e di primo soccorso, la sanità moderna richiede mezzi e personale che non è più possibile avere in ogni piccola città. È finito il tempo in cui ogni politico, per farsi eleggere, prometteva un ospedale. I piccoli ospedali non funzionano più e non sono più nell’interesse dei pazienti, anzi possono diventare addirittura pericolosi.

L’ospedale Riviera Chablais a Rennaz è quindi il primo prodotto di questo ripensamento della sanità svizzera. Un esperimento importante che speriamo possa essere ripetuto in altre parti del Paese per unire le forze e le esperienze.

Il reparto di oncologia, per esempio, “inaugurato” culturalmente venerdì scorso da una lezione del professor Cavalli, è dotato di avanzatissime apparecchiature di radioterapia e di servizi ultra moderni di chemioterapia.

Certo la centralizzazione obbliga i pazienti a spostamenti maggiori e quindi a qualche disagio in più, ma questo sarà ripagato da un servizio migliore e da cure più efficaci. La cosa non stupisce noi italiani, abituati da sempre a spostarci per andare nei grandi istituti nazionali come l’Istituto Tumori di Milano, l’istituto Gaslini di pediatria a Genova, il Rizzoli di ortopedia a Bologna, l’Istituto dei trapianti a Palermo.

Per gli svizzeri si tratta invece quasi di una rivoluzione nel modo di pensare la cura della salute, ma l’esperimento di Rennaz parte bene e fa quindi ben sperare.

Perché ne parliamo sul Corriere? Perché il direttore dell’oncologia a Rennaz è italiano, il dr. Marco Siano, nato già in Svizzera da papà salernitano e mamma pugliese. Allievo dello stesso Cavalli, Siano mette tutto il suo entusiasmo meridionale a servizio della precisione e dell’efficienza svizzera. Buon lavoro!

Da oggi ci sono più speranze per chi si ammala in Canton Vaud e Valais.

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Alberto Costa

Nato a Biella nel 1951, a Milano. Chirurgo oncologo. Ancora studente incontra l’oncologo Umberto Veronesi e insieme lavorano all’Istituto Tumori di Milano fin dal 1973, fondano nel 1982 la Scuola Euro ... Vedi profilo completo

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