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Italianità nel mondo

In Svizzera, non mi sono mai sentito straniero

di Manuel Epifani

Ci sono storie di italiani all’estero che raccontano una realtà diversa rispetto a quella che ci si immagina di solito. Siamo abituati a pensare che la maggior parte delle persone vada incontro a grandi difficoltà durante i primi periodi, non riuscendo ad integrarsi bene con un nuovo modello di vita. D’altronde le differenze di usi, costumi e gli ostacoli linguistici riescono a spaventare anche i più inclini al cambiamento. Ci sono però molti italiani che riescono velocemente a raggiungere un equilibrio con la nuova realtà e non lo cambierebbero per nulla al mondo.

Carmine, ragazzo di 25 anni originario di Taurasi, in Irpinia, fa parte di questa seconda cerchia di persone. Dopo il suo trasferimento a Zurigo, ormai quattro anni fa, Carmine ha cambiato vita ed è riuscito a migliorarsi sotto tanti punti di vista.

Se l’Italia dovesse raggiungere l’organizzazione e la possibilità di mobilità sociale e riuscisse a trasmettermi la tranquillità che la Svizzera riesce a darmi, allora forse potrei pensare di tornare. Forse. Perché qui vivo bene e ho molte meno preoccupazioni rispetto alla realtà italiana.

Qual è stata la prima cosa che ti ha colpito una volta arrivato in Svizzera?

“Sicuramente la grande organizzazione delle città svizzere. Appena arrivato, ho notato come la città di Zurigo e tutto il suo ‘Hinterland’ siano perfettamente connesse tra di loro, permettendo a chiunque di riuscire a coprire grandi distanze in poco tempo. Per me, in Italia, percorrere distanze era molto difficile. Qui, invece, tutto è orchestrato alla perfezione.”

L’impatto con il mondo del lavoro è stato difficile?

Assolutamente no. Ho incontrato subito persone che hanno creduto in me e che mi hanno messo nelle condizioni di poter lavorare bene e autonomamente. Dopo i primi giorni di prova, sono stato inserito perfettamente nella realtà lavorativa. Il mio datore di lavoro ha deciso di investire su di me e mi ha aiutato nella mia crescita lavorativa, facendomi frequentare anche corsi scolastici per potermi specializzare. Nel giro di due anni sono riuscito a prendere un diploma lavorativo, in lingua tedesca. Questa esperienza mi porta a dire che, qui, si viene giudicati oggettivamente e gratificati, quando si lavora bene. C’è molta meritocrazia e tanto dipende da quanta voglia si ha di crescere e migliorarsi.

Con le persone autoctone è stato difficile integrarsi?

Naturalmente gli ostacoli linguistici hanno reso complicata la comunicazione iniziale. Non parlando una parola di tedesco, riuscivo a comunicare prevalentemente con altri italiani oppure con coloro che parlavano inglese. Ma dopo questo breve primo periodo, ho incontrato tante persone che mi hanno fatto subito sentire a mio agio e che mi hanno aiutato a integrarmi senza problemi. Non è assolutamente vero che gli svizzeri sono persone ‘fredde’ o poco socievoli, anzi. Mi hanno aiutato sotto ogni punto di vista e non mi sono mai sentito uno ‘straniero’.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato con il tuo paese d’origine?

Come accennavo prima, ho notato che qui ci sono molte più possibilità di crescita. Quando un ragazzo non ha voglia di studiare, ad esempio, viene subito indirizzato verso il mondo del lavoro, così da riuscire ad avere una tranquillità economica ed essere indipendente. Questo permette di poter avere una stabilità già a partire dai 20 anni, vantare 3-4 anni di esperienza in un determinato campo e continuare a crescere professionalmente, specializzandosi sempre di più. Un modello impensabile nella realtà italiana, soprattutto al Sud. Diciamo che il sistema scolastico svizzero riesce ad ‘accontentare’ tutti, senza lasciare indietro nessuno. Poi qui c’è una grande comunione di culture, a differenza del mio piccolo paese in Irpinia. Ho conosciuto persone che arrivano da ogni parte del globo a Zurigo. Questo mi ha permesso di allargare di molto i miei orizzonti personali.

Oggi chi è Carmine?

Oggi Carmine è un ragazzo di 25 anni, che è riuscito a trovare un equilibrio economico e personale. Adesso convivo con la mia ragazza, posso permettermi un appartamento e faccio un lavoro che mi piace e mi appassiona. La Svizzera mi ha regalato tante soddisfazioni, mi ha permesso di conoscere tante persone speciali, mi ha aiutato a imparare una nuova lingua e a crescere tanto personalmente. Tutti questi fattori mi hanno portato a sentire poco la mancanza della mia terra. Sono felice di avere intrapreso questo percorso di vita in Svizzera.

 

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