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Insegnare la lingua e la cultura inglese

di Elisabetta Allegri, docente di Lingua e Cultura Inglese al Liceo Vermigli di Zurigo

Ho iniziato a lavorare come docente di Lingua e Cultura Inglese al Liceo Vermigli nel 2009, esattamente 10 anni fa, affiancando le colleghe Annita Maviglia e Barbara Ammann. All’epoca la durata del percorso dei licei italiani all’estero, sia statali che paritari, era di cinque anni. Per le classi della sezione “scientifico“ si prevedevano 3 lezioni settimanali, mentre per la sezione “linguistico“ le lezioni settimanali erano 5. Come accade ancora oggi in Italia, anche da noi c’era una suddivisione tra primo biennio, secondo biennio e quinto anno. Secondo le indicazioni ministeriali, che noi seguiamo piuttosto fedelmente, durante i primi due anni le lezioni dovevano essere dedicate per lo più allo studio della lingua in modo da far acquisire agli studenti competenze almeno di livello B1 o “Soglia“. Parallelamente, si dovevano anche affrontare argomenti di attualità, di storia e di arte attraverso letture da manuali, giornali o riviste. Dal terzo anno in poi si sarebbero gradualmente ridotte le lezioni di lingua da sostituire con lo studio di testi letterari, per lo più brani contenuti nell’antologia e ordinati in modo cronologico dal più antico al più recente – da Beowulf a Joyce e oltre, passando per Shakespeare e Dickens, tanto per dare un’idea della traiettoria.

In realtà, sia io che le mie colleghe siamo sempre state d’accordo nel ritenere importante far leggere ai nostri studenti anche opere intere e non solo estratti che, per quanto lunghi, possono dare un’idea solo parziale degli intenti – oltre che dello stile narrativo o poetico – di un autore. In questa scelta ci siamo ispirate a quanto avviene per lo studio della letteratura italiana, dove la lettura, anche in totale autonomia, viene costantemente incoraggiata al fine di sviluppare solide capacità critico-analitiche.

Nel corso degli ultimi 10 anni alcune cose sono cambiate. Al Liceo Linguistico il numero di ore di Lingua e Cultura Inglese è passato da 5 a 4, una decisione dipesa dall’intenzione di rafforzare le competenze in lingua tedesca per agevolare l’integrazione degli studenti nel mondo del lavoro o accademico germanofono. Inoltre, è del 2010 la riforma dei licei italiani all’estero, ora tutti a ordinamento quadriennale. In pratica, il nostro primo anno corrisponde al primo biennio in Italia, fatto questo che, inevitabilmente, ha comportato un compattamento dei programmi in tutte le discipline. Per quanto riguarda le lingue straniere, le lezioni da dedicare alla grammatica e all’apprendimento di nuovi termini si sono decisamente ridotte. Nonostante ciò, non posso dire di aver assistito ad un abbassamento del livello in uscita, fissato dal MIUR ad almeno B2 o “Progresso.“ Probabilmente gioca a  favore dei docenti di lingua e cultura inglese il fatto che l’esposizione ad entrambe, volontaria o involontaria, sia continua. Non mi riferisco solo alle canzoni o ai film che provengono da paesi di lingua anglosassone e la cui presenza è capillare nel mondo contemporaneo. Molti miei studenti adolescenti, la cui pronuncia dell’inglese è pressoché perfetta, confessano di aver guardato da bambini cartoni animati in lingua originale; altri, appassionati di video e computer games, giocano online con coetanei che vivono in paesi molto lontani e usano quindi l’inglese come lingua franca.

Un’altra importante novità, di introduzione recente, è invece l’integrazione nel curricolo scolastico della preparazione alla certificazione Cambridge First, ormai considerata indispensabile. Oltre agli esercizi specifici, inclusi nei manuali di lingua da noi adottati, durante il secondo e il terzo anno alcune lezioni verranno dedicate alle simulazioni d’esame in modo da rendere più facile il suo superamento da parte di quegli studenti che vorranno sostenerlo.

(Elisabetta Allegri, docente di
Lingua e Cultura Inglese al Liceo Vermigli di Zurigo)

 

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