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Insegnare Scienze al Vermigli

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di Catia Caffarel, professoressa di scienze al Liceo Vermigli

Insegno Scienze nella sezione scientifica del Liceo Vermigli. In una scuola italiana questa disciplina comprende altre materie che nel sistema scolastico svizzero sono separate, come Biologia, Chimica, Scienze della Terra, Astronomia. Ho deciso di studiare Scienze Naturali e non Biologia o Geologia o Chimica, perché questo mi dava la possibilità di dare esami in tutti questi ambiti che reputo strettamente connessi tra loro. La connessione fra le scienze è ciò che mi preme sottolineare quando faccio lezione: far capire che l’uomo non è un animale isolato, ma che tutte le sue azioni hanno ripercussioni sul mondo circostante (e non solo nelle scienze!), come ci dimostra, per esempio, il riscaldamento globale, ma non solo questo.

Le lezioni partono dai programmi ministeriali, ma sono sempre pensate in modo da adattarsi alla classe in cui vengono svolte. Ogni classe è diversa, ogni allievo porta la sua unicità, in un ambiente differente ogni anno. Cerco poi di stare attenta alle tematiche di attualità, affrontandole con gli studenti in modo che essi acquisiscano le conoscenze necessarie ed il metodo per approfondirle, farsi una loro idea, usare la propria testa, e fare poi delle scelte civiche consapevoli. La catastrofe di Fukushima è stata l’occasione per approfondire lo studio delle centrali nucleari e per parlare delle risorse energetiche; il terremoto di Amatrice è stato lo spunto per discutere sulle scelte dei piani regolatori per la costruzione di abitazioni; la grande frana di Bondo, in Svizzera, è stata l’avvenimento per parlare delle forze della natura e del dissesto idrogeologico; le nuove scoperte in fatto di biotecnologie permettono di affrontare le problematiche della Bioetica, in modo che, di fronte alle responsabilità di cittadino, si possa scegliere consapevolmente, senza delegare ad altri solo perché non si capisce di che cosa si stia parlando. Serve capire che scienza e tecnologia non sono né positive né negative, ma è l’uso che si decide di farne a far muovere l’ago della bilancia da una parte all’altra. Serve analizzare le varie sfaccettature della questione e non fermarsi in superficie. Bisogna soprattutto acquisire la consapevolezza che l’uomo è piccolo di fronte a madre natura. La comparsa dell’uomo è meno di un battito di ciglia rispetto ai tempi della Terra.

Cerco poi di stimolare la curiosità portando in classe piccoli esperimenti eseguiti con materiali semplici, in modo che si possano riprodurre anche a casa facilmente. La curiosità è fondamentale in campo scientifico. Naturalmente si usano anche altri strumenti non proprio casalinghi, come il microscopio, lo scheletro umano o il tellurio e, per gli esperimenti più sofisticati, come quelli sul DNA, ci avvaliamo della collaborazione del “Mobil GenLabor” messo a disposizione dall’ETH di Zurigo, o utilizziamo i laboratori di chimica di Technorama a Winterthur o quelli del Paul Scherrer Institut (PSI) di Villigen.

Un altro obiettivo, trasversale rispetto alla materia, è quello di insegnare la tolleranza e il rispetto degli altri e delle idee differenti: imparare a discutere, a motivare le proprie opinioni e a difenderle senza impedire agli altri di esprimersi anche in contrasto con noi. Imparare a mettersi nei panni degli altri. Questo vale anche per me, e questo io imparo dai miei studenti, non solo loro da me. La scuola è un dare e ricevere, anche in ruoli differenti e apparentemente contrapposti.

Sono un’insegnante di Scienze, certo, ma spero di lasciare nei miei allievi anche qualcosa oltre alla mia disciplina, qualcosa che possa loro servire come cittadini di domani, come uomini e donne che, con le loro scelte, determineranno la vita del futuro.

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