Intervista a Beppe Carletti dei Nomadi. La verità non fa male a nessuno | Corriere dell'Italianità

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Intervista a Beppe Carletti dei Nomadi. La verità non fa male a nessuno

Di Giorgio Marini

Sono i primi anni Sessanta quando, tra Modena e Reggio Emilia, Beppe Carletti e Augusto Daolio decidono di formare una loro band. L’esordio avviene nel 1963. Il nome scelto è Nomadi, denominazione voluta “un po’ per caso, un po’ per destino”, dicono loro. Sono passati anni, e sono ancora lì: 80 concerti all’anno in tutta la Penisola con una media annuale di 1.000.000 di spettatori che comprendono bambini, genitori e nonni, creando così quello che si può definire il “popolo nomade”.  È la band più longeva in Italia, quella dei Nomadi. Prima di loro, nel mondo, ci sono solo i Rolling Stones. Di recente è uscito “Solo esseri umani”, il loro nuovo album di inediti “Solo esseri umani”, il nuovo album di inediti contenente 11 brani, tra cui il singolo “Frasi Nel Fuoco”, la canzone “Solo Esseri Umani feat. Enzo Iacchetti”, insieme al noto attore, comico, cantante e conduttore di Striscia la notizia con Ezio Greggio, e, per la prima volta nella storia della band, un brano dedicato ad Augusto Daolio – a 28 anni dalla sua scomparsa, nel 1992 – dal titolo “Il Segno Del Fuoriclasse”. La formazione dei Nomadi è cambiata nel tempo con avvicendamenti al microfono del cantante, ma lo spirito è quello delle origini. “Augusto è vivo, anche per i più giovani che non lo hanno conosciuto ma chiedono di lui”, racconta Carletti. Raggiunto dal Corriere dell’Italianità, Beppe si dichiara felice della collaborazione con l’attuale cantante del gruppo, Yuri Cilloni, arrivato nel 2017, che era il frontman di una cover band dei Nomadi e ha coronato un grande sogno.

Il vostro nuovo lavoro, “Solo esseri umani”, è stato concepito e debutta in un periodo critico per le nostre esistenze. Ce ne parli?
“Questo album è nato in questo anno così particolare, dove i rapporti umani si sono quasi completamente annullati e quello con sé stessi si è intensificato. Tutti noi ci siamo trovati d’accordo che era il momento giusto, guardarci intorno e dentro, osservare una vita che avevamo vissuto, fino a quel momento, in modo diverso. Avevamo la mente rivolta verso chi non c’è più, sentivamo amore per il mondo, volevamo tenere accesa la speranza, che non deve morire mai. I giorni passavano veloci, le canzoni crescevano lasciando un segno dentro di noi. Questo tempo non ha sgualcito un’amicizia e per questo ringrazio Enzino Iacchetti di aver preso parte a questa nostra avventura”.  
Quali sono le parole chiave dell’album, ricco di sfaccettature, e che significato hanno?
“Sono tre:valori – al primo posto, nella storia dei Nomadi, metto la coerenza – e naturalmente amore, che fa parte dell’umanità, è cosa rara e bisogna tenersela stretta, e vita, che merita di essere vissuta fino in fondo. È stato un percorso lungo e creativo. Ci siamo guardati dentro, con la mente e il cuore rivolti al nostro senso di collettività e a chi non c’è più, con una luce di speranza. Credo che questo album sia uno dei più belli che ho ascoltato finora”.
Nella vostra musica rimettete al centro la persona e la collettività.
“Abbiamo cercato testi con parole semplici, capaci di arrivare al cuore. Siamo esseri umani, come recita il titolo del brano e dell’album, non siamo macchine, non siamo computer, anche se vogliono farceli usare a tutti i costi. Il concetto di gruppo, di comunità, è imprescindibile per una band di lungo corso come la nostra”.
Frasi nel fuoco è un inno alla voglia di vivere e all’amore, quello per una donna e quello per la vita. Parla di un sentimento in grado di affrontare qualsiasi difficoltà. L’amore vero è coraggioso?
“Sì, infatti questa canzone invita ad andare avanti, a non fermarsi mai. Non è facile, ma non ci si deve piangere addosso”.
Un verso recita: “Dentro a un cuore puro c’è solo verità”. Ma la gente, secondo te, vuole realmente purezza e verità?
“Molti si spaventano. Mi ricordo un vecchio e famoso brano: “La verità ti fa male…”. Tanti si tappano le orecchie per non sentire certe cose, e invece dovrebbe essere il contrario, bisognerebbe aprirsi all’ascolto. Capisco che non sia semplice, ma per me vale sempre la pena. Non possiamo tenere tutto nascosto. Occorre dire le cose, nel modo giusto e corretto. La verità fa bene a tutti, non a uno solo. Viviamo meglio se siamo più onesti e sinceri”.
I Nomadi sono molto famosi in Svizzera. Che ricordi hai delle tournée in territorio elvetico?
“È un Paese che mi è sempre piaciuto, dove abbiamo fatto numerosi concerti. Non vediamo l’ora di tornare appena sarà possibile. Gli svizzeri ci hanno sempre accolto bene”

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