Intervista esclusiva al Colonnello Christoph Graf, Comandante della Guardia Svizzera Pontificia | Corriere dell'Italianità

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Intervista esclusiva al Colonnello Christoph Graf, Comandante della Guardia Svizzera Pontificia

di Paola Fuso

La divisa antica, le novità di Bergoglio e il futuro

in foto: il Colonnello Christoph Graf (Archivio – Guardia Svizzera Pontificia)

Originario di Pfaffnau (Cantone di Lucerna), il colonnello Christoph Graf lavora in Vaticano dal 2 marzo 1987, quando entrò a far parte della Guardia Svizzera come alabardiere. Una lunga carriera la sua, culminata nel 2015 con la nomina a 35° Comandante della Guardia Svizzera Pontificia.
Lei è nella Guardia Svizzera da moltissimi anni. Che ruoli ha ricoperto fino ad ora?
“Sono entrato a far parte del Corpo nel 1987. Ho fatto strada ricoprendo tutti i ruoli in tutti gradi, dall’alabardiere al sottufficiale, passando ad ufficiale. Ho ricoperto l’incarico di istruttore delle reclute e la funzione di Sergente Maggiore. Inoltre, sono stato responsabile del controlling e ho ricoperto la funzione di capo dello stato maggiore. Il 7 febbraio 2015 sono stato nominato da Papa Francesco 35° Comandante della Guardia Svizzera Pontificia. In qualità di Comandante detengo il comando generale della Guardia. Sono soprattutto responsabile del reclutamento delle nuove Guardie, dell’osservanza dei regolamenti del Corpo e dell’esecuzione delle disposizioni dei superiori. Inoltre, è mio dovere di garantire il corretto funzionamento della Guardia e il mantenimento della disciplina. Sono sposato e padre di due figli”.

La Guardia esiste da 515 anni. Perché è stato affidato agli svizzeri il compito di proteggere il Sommo Pontefice?

“La scelta del Papa di reclutare mercenari svizzeri non è stata certamente casuale. I soldati confederati erano ritenuti invincibili grazie al loro coraggio, ai nobili sentimenti e alla loro proverbiale lealtà. Già molti secoli prima il famoso storico latino Tacito aveva affermato: «Gli helvetii sono un popolo di guerrieri, famoso per il valore dei suoi soldati.» Per questo motivo a quei tempi i Cantoni svizzeri, che si alleavano di volta in volta con uno Stato o con l’altro, rivestivano un ruolo importante nella politica europea. Nel 1512, alleati di Giulio II, furono decisivi per le sorti dell’Italia e ricevettero dal Papa il titolo di «Difensori della libertà della Chiesa». A quei tempi, quando essere soldato mercenario era cosa comune, la regione delle Alpi Centrali ospitava un popolo guerriero. I Cantoni svizzeri primitivi, con i loro circa 500mila abitanti, erano sovrappopolati e a causa della difficile situazione economica erano gravati da una grande povertà. L’unica via d’uscita da questa situazione era quella dell’emigrazione e il lavoro più redditizio era quello del mercenario. Da più di 500 anni la Guardia Svizzera Pontificia è al servizio dei Papi e veglia sul Vaticano. Tutto iniziò nell’anno 1506, quando i primi Svizzeri giunsero a Roma rispondendo a una richiesta di Papa Giulio II. La data ufficiale della fondazione della Guardia Svizzera Pontificia è il 22 gennaio 1506: in quell’occasione 150 Svizzeri, sotto il Comando del Capitano Kaspar von Silenen, entrarono per la prima volta varcando la «Porta del Popolo». Furono benedetti da Papa Giulio II e poterono entrare in servizio. Il 6 maggio 1527 invece viene ricordato come sacco di Roma: i lanzichenecchi invasero Roma. Durante la battaglia morirono 147 Guardie Svizzere, assieme al loro comandante. Altre 42 Guardie riuscirono a portare in salvo Papa Clemente VII. a Castel Sant’Angelo, utilizzando il “Passetto di Borgo”. Per questo le guardie giurano, sino ad oggi, a difendere il Papa sacrificando, ove occorre, anche la propria vita a sua difesa”.

Ci sono stati Papi che sono stati più determinanti di altri nella definizione dei compiti affidati alla Guardia Svizzera?

“Ricordo la riforma che volle Papa Paolo VI: i corpi militari dello stato pontificio furono sciolti nel 1970, tranne la Guardia Svizzera Pontificia, che vanta la storia più lunga. Questa è senz’altro stata una decisione di grande fiducia nei nostri confronti. Questo ci ha permesso di prendere pieno possesso dei servizi nel Palazzo Apostolico, come anche di custodire gli ingressi principali allo Stato della Città del Vaticano”.

Comandante in Gran Gala. Guardia Svizzera Pontificia / Oliver Sittel

La divisa è antica, ma i mezzi di difesa saranno sicuramente modernissimi. Come vive questa antinomia?

“Mi fa piacere sottolineare che ogni divisa rinascimentale della famiglia dei Medici con i colori rosso, giallo e blu viene indossata da un giovane del 21° secolo. Le Guardie vengono formate seguendo gli standard odierni. Mi spiego meglio: In un primo momento la nuova recluta ingaggiata viene a Roma per sottoporsi alle visite mediche di rito in Vaticano. Passata questa tappa seguirà un’istruzione di un mese presso la polizia cantonale ticinese dove apprenderà le seguenti materie: elementi di psicologia, elementi di diritto, formazione antincendio, tecniche di pronto soccorso, tiro e sicurezza personale, comportamento tattico e sport. Nell’attuale contesto caratterizzato da tensioni è di grande vantaggio poter beneficiare dell’esperienza acquisita dai rispettivi esperti in materia. Al termine di questa istruzione la recluta farà ritorno in Vaticano per iniziare la consueta scuola reclute della durata di un mese. Si tratta di acquisire la conoscenza delle persone e dei luoghi, della lingua italiana e della formazione militare specifica per la Guardia. Il giovane sarà così presto pronto ad iniziare il servizio dopo aver vissuto questi due mesi di intensa preparazione. Tale riforma della formazione, attuata nell’autunno del 2016, intende dare una risposta alle incombenze del giorno d’oggi pur perpetuando le ricche tradizioni del Corpo”.

In che rapporti è con Papa Francesco e in cosa differisce dai suoi predecessori?

“Come comandante riferisco direttamente al Papa. Il Papa può esercitare la sua influenza, se vuole. Papa Francesco sta già cogliendo questa opportunità, con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI lo sentivo di meno. Così ha approvato l’aumento urgentemente necessario del personale da quasi un quarto a 135 guardie. Anche il regolamento che riguarda il personale, di vecchia data – per esempio l’articolo sul matrimonio – è stato risolto grazie a lui. Ora non devi più essere un quadro. Gli alabardieri possono anche sposarsi. Parlando di progetti: Il più grande progetto dei prossimi anni è anche merito di Francesco: ha approvato la costruzione di una nuova caserma. È urgente e necessario. L’attuale costruzione sta letteralmente “scoppiando”. Spiego: la costruzione di una nuova caserma è urgente a causa dei costanti lavori di manutenzione e dei grandi requisiti di spazio per appartamenti e camere”.

Protezione ravvicinata – Archivio Guardia Svizzera Pontificia

Come vi preparate in vista dei viaggi del Pontefice?

“La preparazione al viaggio spetta al Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. Assieme a loro partiamo in anticipo, diventando la Sicurezza Vaticana. In stretta collaborazione facciamo si che il viaggio possa essere preparato al meglio e svolgersi senza complicazioni”.

Da gennaio è aperta la scuola reclute. Avete avuto molte richieste di accesso? Al momento la scuola è aperta solo agli uomini, crede che in futuro ci sarà spazio per le donne?

In realtà c’erano sin da sempre tre ingressi all’anno, nei mesi di giugno, settembre e gennaio. Questi tre gruppi prestano il Solenne Giuramento il 6 maggio successivo. Come menzionavo già prima, quasi tre anni fa è stata approvata la nostra riforma presso la Segreteria di Stato della Santa Sede e con essa, lo stesso aumento dei nostri effettivi da 110 a 135 uomini. Per poter raggiungere il nuovo numero di effettivi, abbiamo avviato un’ampia campagna pubblicitaria. Questa ha comportato una maggiore e mirata presenza sui social media, presentazioni negli istituti scolastici nonché nelle scuole reclute dell’Esercito svizzero e presenze alle fiere del lavoro. Nel 2019 è stato messo online con successo il nuovo sito internet. Dopo tanti anni si è reso necessario aggiornare tecnicamente il nostro sito internet per essere al passo con i tempi. Spiccano in particolar modo la visualizzazione molto chiara e i comandi intuitivi. Il modo semplice per scaricare i moduli digitalizzati da parte delle future Guardie Svizzere è un’innovazione importante. L’inclusione dei social-media (Facebook, Youtube e Instagram) e la possibilità di vedere i nostri video, come ad esempio la nuova serie #1506, la Guardia Svizzera Pontificia si racconta comporta anch’essa un’importante innovazione. Il nuovo sito internet è stato ottimizzato per Smartphone e Tablet e adatta automaticamente il suo contenuto alla grandezza disponibile dello schermo. Il sito unisce la Guardia Svizzera attiva, le ex-guardie svizzere, la fondazione per la Guardia e la fondazione per la nuova caserma. Sono inoltre disponibili i contenuti della rivista “Messaggero” riguardanti la Guardia Svizzera e le fondazioni. Anche le operazioni di donazione sono state semplificate. Con pochi clic possono essere sostenute la fondazione della Guardia Svizzera e / o la fondazione della caserma.  Gli URL che indirizzano ai nuovi siti sono www.guardiasvizzera.ch  www.gardessuisses.ch   www.schweizergarde.ch. Possono essere cliccati anche i contenuti in lingua inglese.  Nonostante i nostri intensi sforzi, nessuno avrebbe mai pensato di raggiungere questo nostro obbiettivo così rapidamente. Quindi continuiamo il nostro lavoro con piena fiducia. D’altronde, bisogna andare con i tempi. Il nostro regolamento non prevede l’arruolamento di donne. Logisticamente parlando non è possibile avere un edificio completamente indipendente per far alloggiare le donne. Questa decisione spetta però ai nostri superiori”.

Il nostro giornale si pone come mezzo di diffusione dei valori della italianità. La Guardia Svizzera, seppur in Vaticano, è totalmente immersa in un’ambiente italiano e italico. Cosa apprezza della italianità? Quale aspetto della italianità fa ormai parte della sua quotidianità?

“Sono sposato con un’italiana e vivo questa realtà in Vaticano ormai da più di trent’anni! Apprezzo molto la cultura mediterranea, il calore della gente, il buon cibo italiano e il clima. Certamente è importante adattarsi, ma è altrettanto importante di mantenere e di rappresentare i valori svizzeri, come precisione, affidabilità, riservatezza, onestà. Valori per i quali siamo stati chiamati. Acriter et fideliter – con coraggio e fedeltà”.

Cosa immagina per il futuro del Corpo?

“Mi auspico che possiamo iniziare i lavori con la nuova caserma nel 2023, per poi inaugurarla il 6 maggio 2027, nel 500° anniversario del Sacco di Roma. Sarebbe veramente un bel traguardo. E mi auguro che sempre tanti giovani svizzeri possano fare questo straordinaria esperienza in futuro: al servizio del Papa e della sua chiesa”.

Quale è il ruolo della Fondazione per la sopravvivenza a lungo termine della Guardia Svizzera?

“La Fondazione gioca un ruolo importante nell’attrattività a lungo termine della Guardia e nelle relazioni con la patria: ci sostiene con vari progetti che sono importanti per mantenere vivo l’interesse per il servizio presso la Santa Sede. Il miglioramento delle condizioni di vita a Roma e le varie iniziative nell’ambito del reinserimento nel mercato del lavoro svizzero dopo il servizio sostengono le nostre attività e contribuiscono significativamente a far sì che i giovani svizzeri continuino ad essere ispirati a servire in Vaticano anche in futuro. Una panoramica dei vari progetti può essere trovata consultando il sito web della Fondazione della Guardia Svizzera Pontificia del Vaticano (www.schweizergardestiftung.ch)”.

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Paola Fuso

Nata a Cutrofiano (Le), ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca presso la Fondazione Marco Biagi a Modena specializzandosi in diritto del Lavoro e delle Relazioni Industriali. Esperta di lavoro ... Vedi profilo completo

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