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Krav maga, il diritto alla difesa

IN FOTO Gabrielle Fellus, credit Federica Santeusanio

Di Maria Moreni

La rinascita personale parte dall’alzare la testa e lo sguardo, dal cambio di voce e postura, dalla gestione della rabbia e della paura. Sono solo alcuni aspetti che insegna a fare Gabrielle Fellus ne La palestra dell’autostima. Sette passi per conquistare il rispetto che meriti, edito da Sonzogno. Un invito dedicato in particolare a chi subisce soprusi, bullismo, aggressioni o violenza verbale. Fellus è l’unica donna in Italia ad aver raggiunto il livello Expert (Ikmf) di Krav Magasistema di autodifesa e combattimento nato in Israele nei primi decenni del Novecento– come istruttrice in area civile. Ha seguito corsi di formazione nelle aree della Security, della Vip Protection e del Law Enforcement. Si è specializzata nell’insegnamento alle donne, bambini e persone diversamente abili. Ha creato un metodo, gestito dalla sua associazione, “I Respect”, grazie al quale ha supportato donne vittime di violenza, minori con problemi di bullismo, dipendenze e disturbi alimentari, collaborando con importanti strutture ospedaliere tra cui il Centro ascolto e soccorso donna dell’ospedale Santi Paolo e Carlo e dell’ospedale Fatebenefratelli-Sacco di Milano, dove ha aperto la prima palestra di autostima e autodifesa.

Oltre ai corsi che tiene nella sua palestra a Milano, l’istruttrice si occupa di formazione nelle scuole, per i docenti, per gli operatori sanitari, nelle aziende. Infine, ha creato, di recente, il progetto I Respect online, con videolezioni di supporto rivolte a persone di tutte le età. Il Metodo Fellus, spiegato nel testo edito da Sonzogno, guida i lettori verso un vero e proprio percorso di trasformazione personale che, attraverso esercizi mirati e efficaci, aiuta a padroneggiare il linguaggio del corpo, a controllare lo spazio, lo sguardo e la voce, a gestire emozioni disturbanti che paralizzano e mandano in cortocircuito.

Il datore di lavoro mette continuamente in dubbio le vostre capacità e vi rifila i compiti meno gratificanti? La frecciata di un presunto amico vi rende insicuri? Da tempo sopportate in silenzio i maltrattamenti (verbali, mentali o fisici) del vostro partner o di un compagno di scuola? È importante partire da un dato di fatto: non siete soli, non siete gli unici. Chiunque, in un modo o nell’altro, si è trovato a subire commenti, ingiustizie o soprusi che a lungo andare hanno incrinato l’autostima e la fiducia in sé. Ciò che insegna l’esperta non è picchiare, ma contrastare e prevenire i soprusi attraverso le tecniche proprie delle discipline di combattimento. Ne La palestra dell’autostima sono racchiusi punti focali di quello che ha imparato a sua volta in addestramento. La difesa parte dalla testa, dalla consapevolezza del proprio valore e dalla capacità di riconoscere una situazione, di reagire a un’aggressione, che può essere fisica o verbale. Certo, ci sono delle differenze di ruoli e contesti tra una aggressione in strada e in un locale, il bullismo a scuola, il mobbing sul posto di lavoro, la violenza privata e domestica. Ma il primo passo è sempre e comunque uno: imparare a voler reagire, a voler difendersi, senza mai scendere al livello di chi attacca, anche se la tentazione è forte, ricordandosi che è proprio quel genere di persone che per prime hanno dei problemi e per questo agiscono in quel modo.

Alla base di tutto, comunque, c’è la visione che abbiamo di noi stessi: ciò che insegna Fellus è recuperare la propria autostima, riprendere la propria forza, senza attivare violenza, facendo acquisire la consapevolezza che attorno al proprio corpo c’è il nostro spazio vitale che nessuno deve invadere. E che si ha diritto al rispetto. «Non basta essere corretti per venire ricambiati con la stessa moneta: il rispetto si deve conquistare, ma alcuni credono che chi è più arrendevole non se lo meriti», spiega l’autrice nel suo libro. «E spesso, purtroppo, sotto sotto chi è remissivo perché vittima di traumi passati ritiene davvero di non meritarselo, è nell’atteggiamento sprezzante degli altri trova una conferma alla propria insicurezza. È il classico cane che si morde la coda. Quello che voglio insegnare io, invece, è che tutti abbiamo diritto al rispetto. Anzi, ancora di più, diritto alla difesa. Mettiamocelo bene in testa».

Diritto alla difesa, prosegue ancora Fellus, significa «imparare a non arrendersi, a ribellarsi contro chi ha deciso di manipolarci, usarci, maltrattarci. Vuol dire anche avere il coraggio di denunciare chi si permette di offenderci o arriva addirittura ad attaccarci fisicamente». Ci si protegge e si contrattacca con una combinazione di colpi, soprattutto psicologici. Lo stesso principio vale per un’aggressione non fisica: se qualcuno ci manca di rispetto, in modo subdolo o palese, è nostro diritto rispondere. Che si tratti di schiaffi, pugni, insulti o moleste, il meccanismo è lo stesso: cambiano solo i modi e l’intensità, ma bisogna sempre reagire, per se stessi e per i propri cari. «Non è certo vostra la colpa se venite aggredite, ma avete la responsabilità di imparare a reagire e risolvere la situazione. Forse non lo sapete ancora, ma avete una grandissima forza interiore, che vi indicherà la strada per difendervi e ottenere il rispetto che meritate», sottolinea ancora Fellus.

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