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La chiusura delle scuole mette a rischio il futuro della nostra società

Ama la vita, che ultimamente gli regala anche di essere svegliato dalla vista dei cerbiatti la mattina. Ma pensa alla morte da quando è ragazzo. “Non c’è nulla, dopo questa vita terrestre. Il pensiero però non mi rattrista. Al contrario, è un invito a vivere al meglio il tempo che abbiamo.” E Giorgio Macellari il suo tempo, da trent’anni, lo dedica a persone malate di cancro al seno. Già, persone: perché per il medico piacentino, per anni direttore dell’unità operativa di Senologia dell’ospedale di Piacenza e docente dell’Accademia di Senologia Umberto Veronesi, e membro del Comitato Etico della Fondazione “Umberto Veronesi”, la medicina, fondata sull’istanza della metodologia scientifica, non deve tralasciare la consapevolezza che la ricerca ha sempre a che fare con esseri umani. Che sono corpo e mente insieme, quindi salute, malattia, desideri e piaceri, dei quali il medico deve tener conto. 

E se la medicina ha compiuto questa rivoluzione copernicana, per cui la cura del corpo va ormai di pari passo alla cura della mente, lo stesso non si può dire nel contesto sociale: “la tragedia – ci ricorda Macellari (che ha anche una laurea in Filosofia) – è che la mente oggi viene nutrita poco, trascurata a livello individuale ma anche istituzionale”. 

I dati sono chiari: istruzione e ricerca in Italia valgono poco. Nel Bel Paese si investe solo circa l’1,4% del PIL nella ricerca, una percentuale ben al di sotto della media europea che si aggira attorno al 2,8% con punte oltre il 3% nei Paesi scandinavi: “i risultati sono disastrosi: mancano laureati, anche nelle materie scientifiche, e persiste una preoccupante ignoranza scientifica, che solo un’istruzione adeguata può contrastare.” Secondo dati OCSE, nel 2018 l’Italia ha registrato appena il 28% di laureati, contro il 41% della media europea e tra questi laureati solo il 25 per cento ha conseguito una laurea in discipline scientifiche STEM (Scienze, Tecnologie, Ingegneria e Matematica). Così l’Italia si piazza fanalino di coda tra i membri dell’UE in termini di istruzione, e invece di accrescere gli investimenti nel sistema scolastico, alla scuola sono stati designati 1,5 miliardi di euro, molto meno di quanto necessario per salvare, per l’ennesima volta, l’Alitalia.

Eppure, non è forse la scuola il principale strumento per combattere gli ostacoli che limitano la libertà e leguaglianza dei cittadini? Per Macellari, che sogna campus con piscine e campi da tennis, ore di insegnamenti scientifici, assieme a quelli umanistici, la salute e la scuola sono due facce della stessa medaglia, “sono i pilastri della società, che bisogna accudire, mentre oggi essi sono continuamente oggetto di tagli.” 

La pandemia ha messo in luce le fragilità di entrambi questi pilastri: la sanità si è rivelata un bene pubblico diseguale, basato – in alcune realtà – su un modello medico-sanitario privatizzato a discapito della medicina territoriale; la tendenza al risparmio, poi, ha portato, inevitabilmente, a una riduzione del personale medico, con retribuzioni insufficienti e perdita di autorevolezza degli operatori medico-sanitari. Ugualmente la scuola, che in Italia vuole essere un bene pubblico, ha subito negli anni drastici tagli di personale, con il risultato di avere classi troppo affollate, in strutture vecchie e con infrastrutture inadeguate e impreparate a garantire accessi sicuri agli studenti nei plessi scolastici in tempi di pandemia. 

La chiusura delle scuole, inevitabile in queste circostanze, non sta solo provocando evidenti disagi, soprattutto alle famiglie e ai bambini, ma sta anche mettendo a rischio il futuro della nostra società, dichiara Macellari: “la scuola è fatta di corpi, sguardi, idee, passioni; a scuola si sviluppano la conoscenza critica, la socialità e le amicizie di una vita. È durante le lezioni scolastiche che si acquisiscono competenze sociali, il senso della cittadinanza e di rispetto verso l’altro, così come la capacità di trovare nessi logici e razionali tra le cose, di analizzare e di essere liberi da condizionamenti ideologici o irrazionali.” Come quelli che riguardano i pericoli dei vaccini: “le attuali riluttanze sul vaccino anti-Covid sono l’esempio di un analfabetismo scientifico che non permette di identificare le fake news su eventuali rischi vaccinali.” 

Tutto è perduto? Niente affatto. Il 2020, segnato dalla tragedia, dall’insicurezza, da immagini di dolore e da vite spezzate dalla morte, ci invita costruire un nuovo futuro, partendo da un presente che sappia valorizzare istruzione e sanità. “Non si possono chiudere le scuole. La loro chiusura è equivalente alla chiusura di un ospedale: senza scuole non c’è futuro.”

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Valeria Camia

Nata a Piacenza. Laureata in filosofia e in relazioni internazionali, in Svizzera ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze Politiche. È stata assistente di ricerca presso la stessa università ... Vedi profilo completo

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