La ciambella della nuova economia | Corriere dell'Italianità

Scrivi la parola o il termine da trovare

Economia

La ciambella della nuova economia

Gli esperti dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, calcolano in circa dieci anni il tempo che rimane all’intera umanità per riuscire almeno a contenere le conseguenze del riscaldamento globale. Ciò implica che le maggiori potenze industriali per prime attuino da subito cambiamenti radicali dei modelli dominanti di produzione e di consumo. Questi mutamenti, di cui si intravedono per ora solo sporadici segnali, impongono una vera e propria rivoluzione culturale in grado di generare anche un nuovo pensiero economico.

In questa direzione si è mossa l’economista inglese Kate Raworth che nel 2017 ha riassunto e divulgato il suo pensiero innovativo con la pubblicazione di Doughnut Economics (traduzione italiana L’economia della ciambella, Edizioni Ambiente, 2017). Nell’elaborare la sua teoria, frutto di intuizioni originali ma anche del contributo di varie scuole di pensiero non solo economico, l’autrice si è chiesta prima di tutto quali siano gli scopi dell’economia. Le teorie tradizionali attualmente predominanti rispondono senza esitazione che essa si prefigge la crescita illimitata del Prodotto Interno Lordo, indicatore del valore di mercato dei beni e dei servizi, e considerato, in quest’ottica, l’unico misuratore della salute economica.

Già nel 1972 il Club di Roma, nel suo rapporto significativamente intitolato I limiti dello sviluppo, poneva il problema di quali fossero gli obiettivi e i costi di questa crescita.

Secondo il premio Nobel Amartya Sen, lo sviluppo economico dovrebbe prefiggersi “il miglioramento della ricchezza della vita umana”, la possibilità per ogni essere umano di sviluppare le proprie potenzialità, soddisfacendo prima di tutto i bisogni essenziali.

Abbiamo bisogno di uno sguardo complessivo sulla realtà che vada oltre la limitatezza del pensiero economico dominante, basato sul reddito e sull’esaltazione del mercato.

Kate Raworth sostiene che la sfida del XXI secolo consiste appunto nel creare le condizioni di uno sviluppo che abbia al centro un aumento del benessere di tutti gli esseri umani, nel rispetto degli equilibri ambientali e dei limiti delle risorse naturali. La nuova visione economica deve porre al centro i bisogni umani e la salute del pianeta, considerati come interdipendenti. Da questo deve scaturire una concezione più ricca della natura umana che non è fatta solo di egoistica razionalità economica ma anche di socialità e di complesse relazioni fra le persone, che possono trovare adeguata espressione solo attraverso modelli economici dinamici, in grado di interpretare e tradurre in pratica questa complessità.

Le diseguaglianze fra gli uomini non possono essere viste come un dato di partenza inevitabile da correggere con la crescita; occorre invece progettare economie che puntino a una migliore distribuzione del reddito e della ricchezza.

Elemento fondamentale di una nuova prospettiva economica dovrà poi essere la salvaguardia e la rigenerazione dell’ambiente naturale e delle sue risorse, secondo i principi dell’economia circolare. Il nuovo pensiero economico non è in grado né pretende di fornire soluzioni immediate a tutti i problemi, ma ha l’ambizione di contribuire a creare una nuova forma mentale per affrontarli con un approccio più adeguato. Un segnale positivo viene dalla decisione della città di Amsterdam di adottare il “modello della ciambella” come principio guida per uscire dalla crisi del coronavirus.

Per una visione nuova dell’economia, è necessaria anche una nuova narrazione di cui fa parte anche l’efficacissima rappresentazione grafica con cui Kate Raworth ha sintetizzato la sua teoria, rendendone in tal modo immediatamente comprensibili a tutti i principi fondamentali.

Il modello si basa sugli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritti dall’ONU nel 2015 con il voto di 193 Paesi, al termine di un lungo processo di elaborazione le cui origini si possono rintracciare nella definizione dei diritti umani su cui è fondata l’esistenza stessa di questa organizzazione. Il programma, definito anche Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, per indicare ambiziosamente il termine temporale entro cui gli obiettivi dovrebbero essere almeno in gran parte raggiunti, ha come presupposto appunto il riconoscimento dello stretto legame fra il benessere degli uomini e la salute dell’ambiente naturale a cui tutti i Paesi sono chiamati a contribuire.

L’anello interno della ciambella definisce in dettaglio le condizioni essenziali della vita dignitosa a cui ogni essere umano ha diritto.

Il margine esterno delimita invece i limiti nell’uso delle risorse entro cui l’umanità dovrebbe muoversi per non pregiudicare i processi naturali.

Muoversi all’interno della ciambella significa dunque soddisfare i bisogni fondamentali di ogni essere umano rispettando le esigenze del Pianeta. È del tutto evidente che attualmente ci stiamo muovendo al di fuori dei parametri definiti dalla ciambella, e quindi ogni processo economico dovrebbe puntare a “rientrare nella ciambella” e, in seguito, a continuare a muoversi al suo interno.

Questa eccellente rappresentazione grafica mette ancora meglio in evidenza che sostenibilità ambientale significa al tempo stesso sostenibilità umana e sociale per tutti gli abitanti della Terra.

Lo schema della ciambella dà inoltre risalto al fatto che il consumo delle risorse del Pianeta e i costi umani e sociali di qualsiasi scelta economica devono essere anch’essi calcolati come costi economici per la collettività.

Obiettivi così ambiziosi possono sembrare irraggiungibili in un lasso di tempo così breve, ma sono in realtà l’unica prospettiva realistica, considerando che l’alternativa è il collasso della Terra e la disperazione di miliardi di esseri umani.

 

 

 

 

Condividi
Tags:

Potrebbero interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
* campi obbligatori