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La discriminazione degli omosessuali è ancora accettabile?

La discriminazione degli omosessuali è ancora accettabile? È questa una domanda dalle forti implicazioni morali e umane, nonché fonte di tensioni tra membri di una stessa famiglia, tra Chiese (la Federazione delle chiese evangeliche della Svizzera, ad esempio, si è recentemente espressa a favore del matrimonio fra persone dello stesso sesso), e più in generale tra credenti e non credenti. A questa domanda dovrà rispondere l’elettorato elvetico il 9 febbraio 2020. L”oggetto sul quale gli elettori sono dunque chiamati ad esprimersi riguarda il completamento della legislazione attuale, per punire le dichiarazioni omofobe espresse in termini generali mediante l’integrazione della norma antirazzismo con la discriminazione basata sull’orientamento sessuale.

Le associazioni che proteggono e si occupano dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) dichiarano ripetutamente che in Svizzera c’è un forte rischio di suicidio queste persone – da tre a cinque volte superiore a quello degli eterosessuali. Tuttavia le autorità non registrano i crimini di natura omofoba, e dunque è difficile definire numericamente il problema dell’omofobia.

Qualche dato sulla portata del fenomeno viene da iniziative di singole città, come ad esempio Zurigo, che stanno già raccogliendo casi di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, e anche dal servizio d’assistenza LGBT+Helpline, che monitora i casi d’omofobia o transofobia che gli vengono segnalati. Il servizio ha rilevato 95 casi di omofobia tra il novembre 2016 e il dicembre 2017. Si tratta di quasi due a settimana!

Secondo le organizzazioni che difendono i diritti delle persone LGBTIQ, queste cifre sono solo la punta dell’iceberg.

D’altra parte, abbastanza regolarmente, i media riportano le aggressioni verbali, e non solo, nei confronti delle persone LGBTIQ in Svizzera, dove – a differenza di Paesi come Francia, Austria, Danimarca e Olanda (che hanno approvato una norma che punisce l’omofobia) – non vi è alcuna legislazione che protegge le persone LGBTIQ come comunità.

Infatti, la cosiddetta norma antirazziale (articolo 261bis del Codice penale svizzero), punisce le discriminazioni basate sull’appartenenza razziale, etica o religiosa, ma non quelle sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Ciò è stato anche oggetto di critiche recenti da parte del Consiglio dei diritti umani dell’ONU e dalla Commissione europea contro l’intolleranza.

Già nel 2013 Kathrin Bertschy dei Verdi Liberali aveva presentato un’iniziativa parlamentare che chiedeva l’apertura del matrimonio a tutte le coppie, a prescindere dall’orientamento sessuale. A fine 2018 il parlamento svizzero ha anche votato per estendere la norma antirazzismo alla discriminazione basata sull’orientamento sessuale, una revisione di legge frutto dell’iniziativa parlamentare del consigliere nazionale socialista Mathias Reynard, con l’intento di proteggere la comunità omosessuale, bisessuale, transgender o intersessuale in Svizzera.

Ad oggi, l’articolo alle discriminazioni non è esteso a coprire quelle all’identità di genere – ritenuto essere un concetto “troppo vago”. Inoltre il Tribunale federale nega alle organizzazioni di difendere i diritti delle persone LGBTIQ. Le autorità sono in dovere di intervenire quando vengono a conoscenza di atti di odio e discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, ma le associazioni non hanno il diritto di essere parte in causa e di avvalersi dei mezzi di ricorso. Mentre la vittima di un’aggressione fisica o di un insulto personale a causa del suo orientamento sessuale ha la possibilità di sporgere denuncia, la legge attuale non protegge contro le denigrazioni di un intero gruppo, quello degli omosessuali.

 

 

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Valeria Camia

Nata a Piacenza. Laureata in filosofia e in relazioni internazionali, in Svizzera ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze Politiche. È stata assistente di ricerca presso la stessa università ... Vedi profilo completo

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