La donna non è una copia dell'uomo! | Corriere dell'Italianità

Scrivi la parola o il termine da trovare

Scienza e innovazione

La donna non è una copia dell’uomo!

Nella diagnosi e nella ricerca clinica lo stesso schema utilizzato nell’identificazione dei sintomi per gli uomini è stato applicato alle donne. Oggi però sappiamo che le malattie, ad esempio quelle cardio-vascolari, si manifestano in modo diverso tra i sessi. E sappiamo anche che i ruoli sociali influenzano il decorso della malattia.

Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Susanna Grego, medico cardiologo presso il Cardiocentro di Lugano. 

Dottoressa Grego, che cos’è la medicina di genere?

La “medicina di genere” – come viene comunemente chiamata – è un orientamento della medicina che riguarda le differenze tra i sessi e le differenze tra i generi e come queste due entità, che caratterizzano l’essere umano, interagiscono tra di loro. Il termine originale è inglese ed è ‘sex and gender medicine’, ma viene abbreviato in ‘gender medicine’ o ‘medicina di genere’. Questa semplificazione è riduttiva. Infatti, fare ricerca e curare con una prospettiva ‘di genere’ significa garantire parità di trattamenti e di accesso alle cure in un modo che sia adeguato e tenga conto delle differenze biologiche e geneticamente determinate (sesso) insieme a quelle differenze che è la società stessa a perpetuare (genere).

Perchè abbiamo bisogno di ‘sex and gender medicine’?

Abbiamo bisogno di una visione globale della scienza biologica e sociale che si chiama ‘sex and gender medicine’ perché la realtà medica ha considerato, studiato e curato i pazienti indipendentemente dal genere e dalle caratteristiche sociali, ambientali e culturali.

La ricerca ha assunto una connotazione molto maschile e si è ignorato il campione femminile nelle sperimentazioni farmacologiche. Alla base di tutto, c’era la visione che le donne fossero sostanzialmente uguali agli uomini sotto il profilo biologico e fisiologico. Oggi però sappiamo che non è così, e che in queste differenze, ‘sesso’ e ‘genere’ sono due componenti fondamentali e separate.

In che modo ‘il genere’ ha influenzato la medicina nella nostra società?

Storicamente, i ruoli sociali hanno influenzato l’evoluzione della specie, e ancora oggi i rapporti sociali, anche quelli con i medici, sono fortemente influenzati dal genere. Un esempio? Le donne, nella nostra società, vanno dal medico più tardi in quanto occupano, ‘tradizionalmente’, la funzione di “care-giver”, ovvero esse si occupano della famiglia, dei figli da portare a scuola, della casa, e così via. Il recarsi dal medico arriva dopo l’essersi occupati di tutte queste (e altre) funzioni ‘domestiche’. Interessante, però, è un recente studio canadese, nel quale si dimostra che è la persona nel nucleo familiare che svolge il ruolo di ‘care-giver’ (e indipendentemente dal suo sesso) ad avere più probabilità di soffrire un evento cardio-vascolare recidivo (cioè dopo averne già avuto uno). Quindi quando i medici attribuiscono un livello di gravità alla patologia, dovrebbero tener conto del genere, non solo del sesso, perché le diseguaglianze nella salute sono strettamente correlate ad altre diseguaglianze.

Quello che accade troppo spesso, inoltre, è che il dolore al petto avvertito da una paziente, o il senso di stanchezza, vengono ‘scambiati’ per gastrite, se non addirittura sindrome ansiosa-depressiva, senza una diagnosi precisa, ma sulla base di tanti, troppi, pregiudizi e stereotipi che risultano in una medicina poco equa. Questo avviene soprattutto nelle donne giovani e non ancora in menopausa, in quanto si ritiene che gli estrogeni proteggano sempre e comunque dagli eventi cardiovascolari ma così non è. Eppure, le patologie del sistema cardiocircolatorio sono ancora considerate pressoché come un problema degli uomini e invece a morire per cause cardiovascolari sono soprattutto le donne!

Come cambia la medicina in ambito ospedaliero, se ‘sesso’ e ‘genere’ sono presi in considerazione?

In ambito ospedaliero ciò significa trattare gli individui secondo il loro ‘sesso’. In realtà oggi quando si entra in un ospedale, si è trattati tutti in ugual modo anche se le evidenze scientifiche, ma non ancora attuate, hanno dimostrato che vi possono essere risposte diverse ai famaci e alle procedure in generale.

Il fine della medicina di genere – o meglio della ‘sex and gender medicine’ – è quello di ottimizzare e migliorare la qualità delle cure per tutti.

Una lente mirata sul sesso e sul genere diventa essenziale per delineare programmi, l’offerta dei servizi, gli indirizzi della ricerca e la raccolta dei dati statistici, così come per informare e comunicare in modo corretto, appropriato e personalizzato sulle cure.


Susanna Grego, cardiologa, è attualmente medico Capo Clinica del’Unità Malattie Cardiovascolari Rare presso il Cardiocentro di Lugano. Dopo la laurea in Medicina all’università degli Studi di Milano e la specializzazione in cardiologia all’Università Cattolica di Roma, ha lavorato in centri di eccellenza in Italia e in Svizzera.  Susanna Grego è promotrice, insieme ad altre college, dell’iniziativa “La medicina di genere e la scienza delle differenze” nel Canton Ticino (http://www.medicinadigenere.ch) e al cardiocentro cura il progetto sulle differenze in ambito cardiovascolare con la Dottoressa Elena Pasotti.

 

Condividi
Tags:

Valeria Camia

Nata a Piacenza. Interessata all’interculturalità e alle politiche sociali, ha studiato Filosofia e Scienze Politiche Comparate. In Svizzera è stata docente all’università di San Gallo e assistente di ... Vedi profilo completo

Potrebbero interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
* campi obbligatori