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La Fase 2 è arrivata: come affrontarla

di Adrian Weiss, medico

Da dicembre 2019 il coronavirus si va diffondendo in tutto il mondo e, ad oggi, si contano più di tre milioni di contagiati e il numero dei decessi si attesta a più di duecentomila. L’infezione del COVID-19, causata da un ceppo virale chiamato SARS-CoV-2, ha generato non solo problematiche a livello sanitario, ma anche implicazioni sotto il profilo economico e sociale. La grave situazione economica spinge i diversi Stati a dare inizio alla preparazione d’una strategia d’uscita a fasi.

La Svizzera sta accelerando la fase 2 più degli altri Paesi senza fornire un ragionamento scientifico e l’allentamento annunciato dal consiglio federale per l’11 maggio fa discutere e soprattutto spaventa sapendo che una seconda ondata dell’epidemia potrebbe essere ancora più dura e sicuramente lo sarebbe dal punto di vista dell’impatto morale delle persone che hanno già sperimentato due mesi di quarantena a casa.

Al momento di pianificare la fase 2, saranno da tenere presenti alcune considerazioni, come l’impreparazione iniziale in cui ci siamo trovati nonostante le informazioni che arrivavano dai Paesi colpiti, il rischio di dover ripartire da capo con un aumento dei decessi, come pure di dover convivere con il virus fino all’arrivo del vaccino. Ragione per cui, per iniziare la fase 2, dovremo prepararci in modo da affrontare la pandemia in una situazione più adeguata rispetto a quella nella quale ci siamo trovati nel mese di febbraio e, nel contempo, fare in modo che strutture ospedaliere e classe medica sul territorio siano messe in grado di trattare non solo il COVID-19 e le situazioni d’emergenza, ma anche di gestire la loro funzione naturale di seguire, diagnosticare e curare i pazienti.

Nel pianificare la fase 2 dobbiamo operare in modo che su tutto il territorio ci sia disponibilità di test diagnostici e che la comunicazione dell’esito al paziente e all’autorità competente avvenga nel più breve tempo possibile; poiché ci sono anche moltissimi contagiati asintomatici o con sintomi lievi, l’uso delle mascherine, come raccomandato da OMS e CDC (Center for Disease Control and Prevention), deve essere reso obbligatorio, come pure il mantenimento delle distanze (un metro non basta, occorrono almeno 2 metri e più), niente abbracci e strette di mano, non aprire mense, ristoranti e bar e palestre, rendere adatti alla necessità gli ambienti di lavoro, organizzare in modo adeguato le case per anziani dove le popolazioni sono ad alto rischio; inoltre le persone con sintomi anche lievi dovranno essere subito isolate e sottoposte al test del COVID-19; se queste risultassero positive, andranno isolati anche tutti coloro con cui sono state in contatto ravvicinato.

Questa è una battaglia ancora nel suo pieno e non dobbiamo sottovalutare la minaccia; serve massimo rigore e massima serietà. Per forza di cose dovremo ripensare i nostri regimi organizzativi e d’intrattenimento. Arriveranno grandi cambiamenti sul fronte del lavoro, che dobbiamo essere pronti ad accogliere con una mentalità nuova e diversa. Saremo un Paese in bilico tra rischi e opportunità.

La ripresa sarà più rapida tanto più sapremo avvalerci di solide competenze; dovremo rivedere le politiche pubbliche e sociali offrendo servizi necessari in una economia avanzata.

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Adrian Weiss

Medico e ufficiale medico addestrato per il contagio biologico, membro del gruppo europeo GCP . ... Vedi profilo completo

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