La generosità per gli artisti | Corriere dell'Italianità

Scrivi la parola o il termine da trovare

Cultura

La generosità per gli artisti

Condividi

Mecenatismo per la musica e generosità: storie di passione, dedizione e senso civico. Robert Kowalski, classe 1985, primo violino di spalla dell’Orchestra della Svizzera italiana, ci racconta la sua esperienza diretta con il mecenatismo.

di Chiara Tinonin

Robert, il mecenatismo è entrato presto nella sua vita, può raccontarci come?

Il mecenatismo fa parte della mia vita di musicista sin dagli esordi e tantissime tappe fondamentali della mia educazione musicale sono state raggiunte solo grazie a persone che hanno creduto e investito in me. Parlo delle borse di studio che ho ricevuto per partecipare a masterclass e concorsi, ma anche del sostegno grazie a cui ho potuto acquistare un violino di qualità. Penso per esempio al Rotary Club e alla Fondazione Yehudi Menuhin Live Music Now in Germania e alle fondazioni svizzere Schweizerische Interpretenstiftung e Bartkowiak.

Sono convinto che il mecenatismo, nella sua forma più pura, non conosca distinzione tra un donatore milionario e un donatore che decide di condividere parte della propria piccola fortuna personale con un artista. Sul mio percorso ho avuto privilegio di incontrare diversi esempi di generosità.

Lei suona un violino di J.B. Vuillaume del 1860. Quanto è importante per lei lavorare su questo strumento?

Posso avere tra le mani questo violino solo grazie a mecenati che hanno davvero voluto sostenermi. La possibilità di suonare uno strumento di grande qualità è di estrema importanza. Non solo per l’effetto sonoro finale, ma anche per la crescita di un musicista.

Poter sentire sulla propria pelle la bellezza sonora aiuta a sviluppare prima la necessità e poi le capacità per cercarla e raggiungerla nuovamente. Oggi ho la sensazione che il Vuillaume sia lo strumento della mia vita. Tuttavia, non sarei onesto se non ammettessi che ho vinto il concorso per l’Orchestra della Svizzera italiana con un violino moderno, non particolarmente speciale. Lo dico per incoraggiare i miei colleghi più giovani e convincerli che prima di tutto conta quello che abbiamo da “dire” come artisti. Certo, uno strumento fantastico può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi, uno scarso può essere di ostacolo.

Lei ha suonato anche un Guadagnini, uno strumento straordinario, può raccontarci l’incontro con il collezionista che gliel’ha prestato?

Ricordo bene quel giorno a Milano. Francesca Peterlongo della Fondazione Pro Canale mi ha mostrato quattro strumenti italiani d’epoca sollecitandomi a sceglierne uno. Consapevole di quanto la scelta dello strumento – che è portatore della nostra voce interiore – sia un processo estremamente intimo, mi ha lasciato tutto il tempo e lo spazio affinché scegliessi quello giusto. Trovo che questo suo modo di agire sia un esempio eloquente dell’essenza del mecenatismo: una relazione che si basa su un contatto di reciproco rispetto e sensibilità. Il Guadagnini “ex Joachim” ha una grande storia. È facile immaginare l’emozione di un musicista nel suonare un violino che il leggendario Joseph Joachim, con tutta probabilità, impugnava eseguendo, per esempio, le pagine di Brahms con il compositore stesso al pianoforte…

Si sta preparando al simposio “Sinfonie d’Intenti” a Lugano. Che cosa suonerà?

Suoneremo una delle sonate “a quattro” per due violini, violoncello e contrabbasso di Rossini, scritte per l’amico “mecenate Agostino Triossi alla età la più infantile non avendo presa neppure una Lezione di Accompagnamento(…)” come ha scritto Rossini anni più tardi. È una composizione davvero bella, fresca, ispirata dai suoi studi su Haydn e Mozart. Una prima testimonianza del suo genio. Suonerò poi un duo per violino e pianoforte, “La Fontaine d’Arethuse” del mio connazionale Szymanowski, frutto dell’ispirazione provata durante un viaggio sponsorizzato da un suo mecenate.

Che consiglio sente di dare ai giovani che intendono entrare in contatto con il mondo del mecenatismo?

Posso dire che negli ultimi anni ho potuto incontrare delle persone straordinarie che si adoperano per aiutare gli altri. Grazie ai questi incontri ho compreso che la relazione tra un donatore e un beneficato inizia con uno scambio umano onesto, che si esprime nella capacità di comprendersi e aprirsi l’un l’altro. Si tratta proprio di una “Sinfonia d’intenti”! Sono certo che il prossimo 18 ottobre otterremo molte risposte a questa domanda…

 

 

Robert Kowalski, nato a Danzica, fa parte del Szymanowski Quartet, con il quale svolge attività concertistica in tutto il mondo. Parteciperà al simposio “Sinfonie d’Intenti. Passioni, visioni e progetti di mecenatismo musicale” (Conservatorio della Svizzera italiana, 18 ottobre 2019). Il CD con la sua incisione del Concerto per violino di Richard Strauss (CPO, 2018) guadagna la nomination per l’“International Classical Music Awards 2019”.

 

 

Tags:

Potrebbero interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
* campi obbligatori