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Politica

La minaccia nucleare continua

Di Maurizio Simoncelli, Vicepresidente IRIAD

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari (26 settembre) il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha dichiarato che “come famiglia globale, non possiamo più permettere che la nube del conflitto nucleare metta in ombra il nostro lavoro per stimolare lo sviluppo, raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile e porre fine alla pandemia di COVID-19. Ora è il momento di sollevare definitivamente questa nuvola, eliminare le armi nucleari dal nostro mondo e inaugurare una nuova era di dialogo, fiducia e pace per tutte le persone”.

Oltre 13.000 testate nucleari, per lo più negli arsenali statunitensi e russi, continuano a minacciare un possibile conflitto che la Croce Rossa Internazionale e la Mezzaluna Rossa Internazionale hanno da tempo dichiarato come impossibile da vincere per le sue disastrose conseguenze umanitarie.

Ad oltre mezzo secolo dall’attivazione del Trattato di Non Proliferazione nucleare TNP, le potenze nucleari firmatarie continuano da un lato a procedere assai lentamente alla riduzione quantitativa degli arsenali, dall’altro a migliorarne qualitativamente vettori e testate (ad esempio, i missili ipersonici). Altri paesi (India, Israele, Pakistan e Corea del Nord), seppur con dotazioni numericamente minori, sono al di fuori di ogni trattato di controllo.

L’entrata in vigore del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari TPNW nel gennaio 2021, avendo superato la soglia delle 50 ratifiche, appare un segnale importante che proviene da molti stati che avvertono la pericolosità della permanenza negli arsenali di queste armi di distruzione di massa.

La dislocazione delle bombe nucleari statunitensi B61 in Italia (Aviano, 20 bombe; Ghedi, 15 bombe) e di altre in Europa (Belgio, Germania, Olanda e Turchia) rappresenta un ulteriore elemento non di sicurezza, ma di rischio poiché utilizzabili per un potenziale conflitto di teatro, cioè combattuto sul suolo del Vecchio Continente, come tappa intermedia di una guerra nucleare totale.

La nuova corsa agli armamenti (simboleggiata dal recente accordo relativo ai sottomarini a propulsione nucleare destinati all’Australia) aumenta la tensione internazionale e i rischi di una pericolosa escalation verso un conflitto nucleare.

Appare opportuno che il governo italiano operi in tutte le sedi utili per contrastare questi rischi, anche partecipando almeno come osservatore alle riunioni dei paesi firmatari del TPNW.

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