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La montagna e la vita, secondo Messner

di Cristina Penco
Foto: credits Oscar Van De Beek

Le vere montagne da spostare? Quelle dentro di noi. Le convinzioni limitanti, le paure che ci paralizzano e ci impediscono di andare avanti, perfino inciampando, alle volte. Il che, comunque, è fondamentale per sperimentare e sperimentarsi. Per vivere pienamente. È questa la convinzione che spinge il celebre alpinista Reinhold Messner a spiegare, nel suo ultimo libro, come attingere alla nostra energia creativa per affrontare e vincere le sfide della vita. Occorrono strategia, pianificazione, tenacia, gioco di squadra, ma anche intuito, coraggio, flessibilità e capacità di improvvisazione.

Messner, per l’appunto, ce lo racconta in Spostare le montagne. Come si affrontano le sfide superando i propri limiti (Mondadori Electa), passando in rassegna alcune delle sue grandiose avventure, dalla Groenlandia alle vette himalayane, dal deserto del Gobi all’Antartide. Ciascuna di esse rappresenta innanzitutto il paradigma di come rapportarsi ai problemi e risolverli in ogni occasione, nel privato e nella professione, con la forza e l’entusiasmo necessari per raggiungere la meta. E, prima ancora, per capire noi stessi.
La montagna come mito e archetipo ha coinvolto interi popoli e molte generazioni e ha una notevole importanza per pionieri, imprenditori e management anche al di là della mera pratica dell’alpinismo. Risultano evidenti, infatti, i paralleli semantici: la vetta come apice della carriera, la cordata intesa come efficiente team alla guida di un’azienda, gli “sherpa” (i portatori) nella funzione di insostituibile ausilio nella fase di preparazione di imponenti imprese organizzative, le “razioni di riserva” e altre espressioni simili che sono ormai entrate a far parte del linguaggio corrente del mondo del business.
Come osserva nell’introduzione Herbert A. Henzler, illustre e titolato top manager tedesco, le illuminanti visioni di Messner – come l’ascensione solitaria dell’Everest senza le bombole per l’ossigeno, la traversata dell’Antartide con mezzi ausiliari naturali, la salita su tutti i 14 ottomila e la traversata longitudinale del Taklamakan – possono costituire stimoli per ideare nuovi progetti: automobili, aerei, sistemi di comunicazione, edifici e ponti.

L’ascetica concentrazione sull’essenziale e l’attenzione estrema nello sviluppo delle singole fasi sono alcuni degli assi vincenti che i migliori fra i leader hanno in comune con lo stesso celebre alpinista. Tuttavia, non è nemmeno quella la lezione principale di Spostare le montagne: in questo libro – rimarca ancora Henzler – lettori e lettrici sono messi a confronto pure con le spedizioni che l’autore ha interrotto (contrariamente all’opinione comune, è un uomo molto prudente) e può capire come soltanto queste rinunce lo abbiano posto nella condizione di realizzare in seguito idee più ambiziose, impiegando tempo e risorse altrove, e in modo più proficuo. Scrive Messner: “La più importante delle capacità umane è quella che consiste nel dare un senso alle cose. Io ho successo non perché sono particolarmente robusto, resistente, audace: io cerco innanzitutto di dare un senso a ciò che faccio”.
E ci insegna: “La creatività, la nostra dote divina, è l’energia più forte di cui lo spirito umano dispone. Si tratta di scoprire, attraverso una maggiore consapevolezza, nuove dimensioni di sopravvivenza. Applicare la creatività e dare un senso: è l’arte oggi più richiesta se vogliamo rendere pacifica e vivibile l’esistenza”.

5 LEZIONI DI CREATIVITÀ DI REINHOLD MESSNER

• Sotto il cielo aperto anche i pensieri vanno più lontano.

• Visualizzare costantemente (anche guidando un’automobile, nel dormiveglia) delle utopie reali.

• Due cose non possono avere contemporaneamente priorità.

• Non esistono limiti là dove li elimino.

• La nostra vita è plasmata più dalla nostra consapevolezza che dalle circostanze.

Chi è Reinhold Messner
Reinhold Messner, nato a Bressanone nel 1944, è considerato fra i più grandi alpinisti di tutti i tempi. È stato il primo a conquistare l’Everest senza maschera di ossigeno e a scalare tutti i quattordici ottomila, ha compiuto oltre cento spedizioni e più di 3500 scalate. Tra le molte imprese, anche le traversate dell’Antartide e della Groenlandia – senza il supporto di mezzi a motore né cani da slitta – e quella del deserto del Gobi. Dal 1999 al 2004 è stato membro del Parlamento Europeo. Nel 2015 ha portato a termine la realizzazione del Messner Mountain Museum, un circuito museale dedicato a tutti gli aspetti della montagna che si articola nelle sedi di Castel Firmiano, Solda, Castel Juval (dove Messner abita dal 1983), Monte Rite e il Castello di Brunico. Nel corso delle sue imprese si è misurato sempre con i propri limiti e con quelli della natura, senza mezzi artificiali e in condizioni estreme. È autore di oltre cinquanta pubblicazioni tradotte in diverse lingue. Tra queste ricordiamo il fortunatissimo Nanga Parbat. La montagna del destino (2008), Avventura ai Poli e Dolomiti (2010), La vita secondo me (2014), L’assassinio dell’impossibile (2018), Everest solo (2020).

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