La Nutella: tutti gli ingredienti di un successo planetario | Corriere dell'Italianità

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La Nutella: tutti gli ingredienti di un successo planetario

Giovanni Ferrero è l’uomo più ricco d’Italia grazie alla crema spalmabile. Che ha pure un giorno dedicato

di Giorgio Marini

“Radici fortemente torinesi, anima d’impresa internazionale”. È ciò che caratterizza, fin dalle origini, il Dna dell’impresa familiare guidata dall’italiano più ricco in assoluto del 2021, Giovanni Ferrero, classe 1964, dal 2011 amministratore unico dell’industria dolciaria Ferrero. Il suo patrimonio è valutato dalla rivista “Forbes” in 33,3 miliardi di dollari, grazie a cui il top manager si posiziona al quarantesimo posto nella classifica dei Paperoni del pianeta. A fare la fortuna del colosso piemontese e a trainarne le attività è stato il suo marchio di punta, Nutella.

La crema spalmabile alle nocciole e al cacao è nota a livello planetario ed è diventata un simbolo tra quelli più caratteristici dell’eccellenza del made in Italy: un mix di tradizione, artigianalità, qualità. Fenomeno industriale, rafforzato da un brillante marketing, Nutella ha fatto da volano all’impresa faraonica del Gruppo Ferrero, oggi giunta alla terza generazione. Ogni anno Ferrero produce 400mila tonnellate della sua crema spalmabile che, secondo un rapporto dell’Ocse (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), è uno dei migliori esempi di “prodotto globale”, presente in oltre 100 Paesi distribuiti su tre continenti. A quanto pare, se mettessimo in fila tutti i vasetti di Nutella venduti in un anno, faremmo il giro della Terra per almeno una volta e mezza e ricopriremmo otto volte la Grande Muraglia cinese. Il suo peso, invece, è uguale a quello dell’Empire State Building.

DA PASTICCERIA A FABBRICA DOLCIARIA

Tutto nacque nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, a partire dall’iniziativa di Pietro Ferrero e di sua moglie Piera Cillario. I due coniugi dapprima si trasferirono da Alba a Torino. Nel capoluogo sabaudo, però, una prima avventura imprenditoriale della loro pasticceria finì male. Quindi tornarono ad Alba, dove, negli anni Quaranta, trasformarono un piccolo laboratorio artigianale in una fabbrica dolciaria con prodotti all’avanguardia, ma economici. Nel dopoguerra i Ferrero furono i primi in Italia ad aprire stabilimenti e sedi operative all’estero nel settore dolciario, facendo conoscere l’azienda in ogni parte del globo. I primi e decisivi passi avanti – oltre all’efficiente rete di vendita organizzata da Giovanni, fratello di Pietro, mancato nel 1949 – furono possibili grazie alle creazioni di Pietro Ferrero e dal figlio Michele, allora giovanissimo.

UN PRODOTTO RIVOLUZIONARIO

In principio c’era la SuperCrema, nata nel 1951 quando Pietro Ferrero ebbe l’idea di rendere spalmabile il “panetto”, avvolto nella carta stagnola, di pasta Giandujot (chiamata come la tradizionale maschera di Carnevale), già molto amata. Era un prodotto che piaceva molto alle massaie di allora le quali, come suggeriva la pubblicità sulle riviste femminili dell’epoca, la utilizzavano per la merenda dei bambini. Pietro fece di necessità virtù: dopo la guerra il cacao scarseggiava e quel poco che si poteva comprare aveva prezzi alle stelle. Il problema venne ovviato con la furba aggiunta, alla pasta, di zucchero e nocciole (materia prima abbondante ad Alba e nei dintorni). Pochi anni dopo il figlio di Pietro, Michele, sulle orme di papà Pietro, si dedicò a perfezionarne la formula. La trovò nell’equilibrio perfetto di consistenza e dolcezza a cui arrivò nel 1964, mettendo insieme sette ingredienti: zucchero, olio di palma, nocciole, latte, cacao magro, lecitina e vanillina. E credendo fortemente nell’innovazione che andava controcorrente: tutti, all’epoca, vendevano cioccolato solido. Già nel nome scelto per la novità commerciale si poteva intuire l’ambizione internazionale dei Ferrero: Nutella, come “nut” – nocciola in inglese – con l’aggiunta del vezzeggiativo “-ella” che ricorda altre prelibatezze tricolori, dalla mozzarella alla mortadella, e aggiunge un ulteriore tocco di morbidezza e simpatia. Con il caratteristico vasetto dall’iconico design l’azienda di Alba varcò definitivamente i confini nazionali. Nel 1956 era già stato inaugurato un grande stabilimento di produzione in Germania. Un secondo, poco dopo, aprì i battenti in Francia. Poi seguirono uffici commerciali e unità produttive in Belgio, Paesi Bassi, Austria, Svizzera, Svezia, Regno Unito, Irlanda e Spagna. Nei decenni successivi Ferrero si è espanso anche in Nord e Sud America, Sud-Est Asiatico, Europa orientale, Africa, Australia e, più recentemente, in Turchia, Messico e Cina.

NUTELLA NEL MONDO

Nel 2005 quasi 27.854 persone si sono radunate a Gelsenkirchen, in Germania, per partecipare alla più grande colazione continentale a base di Nutella mai realizzata. Nel 2007, su iniziativa della blogger italo-americana Sara Rosso, è stato creato il World Nutella Day, che da allora si festeggia ogni anno, il 5 febbraio, per tutti gli appassionati della famosa crema spalmabile. Lo scorso anno, in concomitanza della Giornata Mondiale, e in occasione del 75° anniversario dalla fondazione dell’azienda Ferrero, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emesso una moneta d’argento, coniata dalla Zecca, dedicata allo storico prodotto all’interno della Serie “Eccellenze italiane”, con un valore nominale di 5 euro. Intanto c’è stato un altro trionfo senza precedenti: il lancio, in Italia e in Francia, nel 2019, dei Nutella Biscuits, i primi biscotti croccanti con un cuore cremoso della mitica crema alle nocciole, prodotte nello stabilimento di Balvano (Potenza). Il gruppo aveva ipotizzato di raggiungere 25 milioni di confezioni vendute a un anno dal debutto: ne sono andate a ruba oltre 47 milioni, acquistate da più di 7 milioni di famiglie lungo lo Stivale.

“LAVORARE, CREARE, DONARE”

“La Nutella è e resterà il marchio più influente al mondo”. Così aveva detto, qualche anno fa, a un evento pubblico, l’ambasciatore ed ex presidente della Ferrero Francesco Paolo Fulci, che si è spento pochi giorni fa a 90 anni. Originario di Messina, Fulci, nel corso della sua lunga carriera diplomatica, ha servito l’Italia in importanti capitali mondiali come Tokyo, Parigi, Mosca, Ottawa per poi essere nominato Rappresentante permanente d’Italia alle Nazioni Unite. E fu proprio in quel ruolo che conobbe a Bruxelles Michele Ferrero, stringendo con lui un rapporto di amicizia che, dopo la pensione, divenne anche collaborazione professionale. Per oltre 15 anni, Fulci è stato vicepresidente della holding Ferrero International. Nel 2011, alla morte di Pietro Ferrero (fratello di Giovanni), ha assunto anche la carica di presidente della Ferrero Spa, l’azienda italiana del gruppo, ruolo mantenuto fino al 2019. Dal 2015 al 2019 è stato pure presidente di un progetto in Africa e in India, dedicato a Michele Ferrero. Quando quest’ultimo, padre di Giovanni, oggi a capo dell’azienda, è mancato a 89 anni nel febbraio 2015, la politica, l’imprenditoria, la società nel suo complesso hanno pianto insieme la scomparsa di un capitano d’industria coraggioso e tenace, rimasto sempre umile, nell’ombra, e fedele ai suoi principi. Per tutti era “Mister Nutella”, ma fu sempre lui a inventare tanti altri dolciumi diventati famosi e sinonimo di italianità nel mondo: Mon Chéri (1956, “il prodotto degli inizi, quello che mi emoziona ricordare”, disse Ferrero come riportato in un’intervista postuma su “La Stampa”), Kinder Cioccolato (1968, “Da domani sarà Pasqua tutti i giorni”, obiettò il signor Michele, di fronte alle resistenze interne all’azienda di coloro che non credevano che le uova di cioccolato potessero “funzionare” anche in altri periodi dell’anno), Tic Tac (1969), Kinder Sorpresa (1974), Ferrero Rocher (1982). Non smise di credere in una sua creazione che, in principio, stentò a decollare: “Tutti pensavano che il tè potesse essere solo quello con la bustina e caldo e io l’ho fatto freddo e senza bustina. L’Estathè per dieci anni non è esploso, ma io non mi sono scoraggiato, perché ero convinto che ci voleva tempo, ma che l’intuizione era giusta”. Un unico rammarico: “Averlo lanciato solo in Italia, ma mi spaventavano con le indagini di mercato e non vollero portarlo in Francia e così oggi il mercato estero è già pieno di concorrenti”. Nel 1983, fortemente voluta da Michele, nacque la Fondazione Ferrero, con il duplice scopo di occuparsi degli ex dipendenti e di promuovere iniziative culturali e artistiche. “Lavorare, creare, donare” sono le tre parole che compaiono nel logo dell’ente. Un motto che evoca impegno, invenzioni, generosità. E che, se avesse un sapore, sarebbe quello inconfondibile della Nutella.

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