La penisola iberica nella guerra, la dittatura di Salazar e le ambiguità nella NATO | Corriere dell'Italianità

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La penisola iberica nella guerra, la dittatura di Salazar e le ambiguità nella NATO

di Amedeo Gasparini

Quando i regimi dittatoriali portoghese, spagnolo e greco vennero a meno, l’Europa fu sollevata dalle ultime code di silente tirannia e totalitarismo nel continente. Le tre dittature del Meridione erano d’altra parte riconosciute a pieno titolo come membri integranti della costruzione d’identità (e libertà) europea tra gli anni Quaranta e Settanta, nonostante fossero regimi autoritari, contrari ai valori che la Comunità Economica Europea intendeva perseguire. Durante la Seconda Guerra Mondiale la Grecia era stata invasa dall’Italia fascista, mentre Spagna e Portogallo si erano dichiarati neutrali: per anni il Vecchio Continente ha chiuso gli occhi sulle pecore (letteralmente) nere che apertamente tollerava e, con imbarazzo – ma in modo del tutto strumentale – le abbracciava nel grande progetto anticomunista e antisovietico.

Il regime greco era di costruzione più recente, ma quello di António Salazar – morto il 27 luglio di cinquant’anni fa – e di Francisco Franco risalivano a prima della Seconda Guerra Mondiale; in particolare, il secondo aveva conquistato le pagine dei giornali stranieri per la vittoria nella guerra civile spagnola. Allo scoppio del conflitto mondiale del 1939, Spagna e Portogallo in particolare optarono per un mix di non-belligeranza e cerchiobottismo, dando così una mano sia all’Asse (prima fase della guerra) che agli Alleati (seconda fase); cosa che fecero, tra l’altro, anche Svizzera e Svezia.

Dal punto di vista dei dittatori iberici, la scelta della neutralità nel conflitto fu saggia e strategica, non solo perché entrambi passarono quasi inosservati durante e dopo la guerra (quando non subirono neppure una sorta di Norimberga in salsa iberica), ma anche perché ambedue non intendevano disturbare il loro collega tedesco, Herr Adolf Hitler, e non sarebbero stati un problema per la Germania nazista. La conquista nazista del Lebensraum non trovò sfoghi ad Ovest oltre i Pirenei, perché era l’Est il luogo prediletto dai nazisti per assoggettare i popoli e inglobarli in un enorme impero schiavista panslavo e antisemita. Il risultato, per Portogallo e Spagna, fu che il loro fronte, quello dell’estremo Occidente europeo, rimase sigillato dalla fine degli anni Trenta alla fine degli anni Quaranta. Un fronte che non disturbò né il Reich prima, né la CEE dopo.

Di particolare interesse è il caso del Portogallo, paese spesso dimenticato nelle ricostruzioni storiche; terra di esploratori, scrittori e calciatori, che nei dibattiti storici e europei ancora oggi emerge poco. Forse ciò è dovuto al fatto che per anni il paese è stato appunto stipato in una dittatura militare, che lo ha isolato, nascosto, celato agli occhi del mondo; quello stesso Portogallo che secoli prima aveva aggiunto per primo nuovi lembi di terra nelle carte nautiche dei reami occidentali e aveva ridisegnato le carte di oceani e continenti. Il 28 maggio 1926 la Prima Repubblica portoghese venne sostituita da un colpo di Stato organizzato dall’esercito; e questi agì per spazzare via la classe dirigente accusata di corruzione. In giugno, il generale Gomes da Costa disse che il suo compito era «agire contro gli atti nefasti dei politici e dei partiti, ponendo fine alla loro irresponsabile dittatura.»

La rivoluzione della “Settimana di Sangue” (3-9 febbraio 1927) fu il primo confronto di rilievo tra resistenza repubblicana e dittatura militare, da Lisbona a Porto. Il concetto di Stato Nuovo (“Estado Novo”) che António Salazar installò una volta giunto al potere era un progetto di tipo totalitario e militarista, fondato sull’intento di voler creare un “uomo nuovo”, copiando, essenzialmente, i tratti latini del Fascismo italiano. Lo Stato avrebbe dovuto inculcare i suoi valori nella testa dei cittadini: l’adorazione della famiglia, nonché la divinizzazione della religione cattolica erano due concetti esasperati sia nel Portogallo di Salazar che nella Spagna di Franco. Valori che, diciamo senza ipocrisie, non dispiacevano al primo embrione di Unione Europea.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Lisbona è subito diventata parte attiva della NATO (1949), nonostante Salazar, l’unico dittatore tra i fondatori (la Spagna entrò solo nel 1982, dopo la fine di Franco, anche se Washington rese Madrid un membro indiretto già nel 1953). Ai tempi della fondazione della NATO, Salazar era un personaggio ai margini della politica europea, ma ben conosciuto negli a livello internazionale per il semplice fatto che era sopravvissuto al crollo dei fascismi europei ed era in sella più o meno da quando le altre dittature emersero in Europa. In quanto membro NATO, il Portogallo di Salazar beneficiò anche degli aiuti del Piano Marshall. Cosa che consentì ad un paese tutto sommato povero di sperimentare una rivoluzione economica impressionante e senza precedenti: negli anni Cinquanta il Portogallo entrò in un periodo d’oro per la sua economia. Aprendosi al commercio estero, il PIL triplicò. E sebbene i successi economici furono notevoli, quelli politici erano stagnanti: il regime militare aveva promesso elezioni nel 1951 e nel 1958, ma queste non si materializzarono.

Nessun paese della NATO aveva interesse a destabilizzare la periferica penisola iberica: fu per questo che sia Salazar che Franco operarono in maniera del tutto indisturbata per diversi decenni. In ottica occidentale e americana, le due dittature iberiche (ed in seguito quella greca) non “davano fastidio” e, nell’interesse di Washington e non solo, erano tasselli da aggiungere alla grande coalizione contro il Bolscevismo. Negli Stati Uniti, così come alla primissima CEE, faceva comodo avere più membri possibili per bilanciare la forza magnetica di Mosca (che nel frattempo aveva ingoiato tutto l’Est europeo). Sostenere anche dei regimi dittatoriali per indebolire l’avversario geopolitico era la classica logica realista della Guerra Fredda. L’ambiguo e illiberale – fascista e criminale – Portogallo di Salazar era uno stato “in più” che, nel disegno della Dottrina Truman – evitare cioè l’insorgere di movimenti di sinistra nel pianeta – non nuoceva alla politica anti-URSS.

(Foto: Antonio Salazar)

www.amedeogasparini.com

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