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Una giornata di pioggia a New York

Un malinconico Woody Allen torna al cinema con una commedia dai toni pensierosi e romantici, passeggiando in una Manhattan da cartolina avvolta in un idilliaca pioggia autunnale.

Gatsby e Ashleigh sono una giovane coppia di universitari profondamente innamorati. Lui è eccentrico, colto, inquieto; lei allegra, gioviale e provinciale. Per il lavoro della ragazza, che deve intervistare un importante regista per conto del giornale del college, i due vanno a New York per il weekend. Il destino e la città prenderanno il sopravvento, alterando i piani e le vite dei protagonisti.

Dopo un anno di silenzio forzato per essere stato insensatamente trascinato nella bufera mediatica del Me Too (con cui non aveva niente a che fare, essendo stata riaccesa inutilmente la vecchia accusa di molestie ormai archiviata), Woody Allen decide di giocare in casa, utilizzando gli elementi classici del suo stile e dirigendo una commedia romantica dall’anima malinconica. È un film cruciale per l’evoluzione dello stile alleniano, un connubio tra il periodo d’oro degli anni settanta e ottanta e la poetica adottata nell’ultimo decennio. Dell’era di splendore troviamo l’ambientazione, l’amata Manhattan, le caustiche battute sferzanti e la società alto borghese newyorkese, formata da intellettuali snob da scimmiottare e deridere; dello stile contemporaneo invece si nota il dolce romanticismo in cui si è abbandonato nelle ultime pellicole, il look moderno regalato da direttori della fotografia come Vittorio Storaro e Darius Khondji e l’atmosfera onirica e sognante. Molti detrattori bollavano le ultime opere come sciape e accusavano il regista newyorkese di aver perso mordente, addirittura di essere diventato l’ombra di se stesso, semplicemente non rendendosi conto che egli stava esplorando una nuova poetica e rimodellando il proprio stile. L’evoluzione avvenuta durante il secondo decennio del nuovo millennio si può riscontrare nell’inserimento di nuove cifre stilistiche e nella creazione di diverse pellicole dal carattere armonioso e spensierato, intervallate da altre più cinicamente oggettive, tese a fotografare personalità complesse e tragiche come quelle di Blue Jasmine e Irrational Man. Dalle sue recenti opere Allen ha tratto lezioni significative, che ha deciso di mescolare con ciò che lo ha reso celebre e amato. Un giorno di pioggia a New York è quindi la maturazione di un regista  che non ha mai smesso di innovarsi, rimanendo però fedele al proprio schema narrativo e ai suoi forti e radicati stilemi. Perchè in fondo, come scriveva egli stesso in Mariti e mogli nel 1992: ‘se non cambi non cresci, ti accartocci e basta’.

Woody Allen ci spinge a dedicare più attenzione a ciò che ci circonda, a non essere superficiali anche nel nostro egocentrismo. Gatsby, che si considera esperto e superiore a chiunque altro, realizza improvvisamente che la società e le persone a lui più vicine possono rivelare, sotto uno sguardo più analitico, una natura intrinseca che prima gli era sfuggita. In un’evoluzione che ricorda vagamente la fase del fanciullo di Nietzsche egli si scrolla di dosso le sue vecchie convinzioni e inizia a costruirsi una nuova vita, osservando il mondo con occhi nuovi.

L’alter ego di Woody Allen a questo giro è interpretato dal giovane e talentuoso Timothée Chalamet, a suo agio nel ruolo, che sfodera sferzanti battute e ironici sguardi stregando lo spettatore. Il suo personaggio ruba la scena alla controparte femminile, meno incisiva forse a causa di una zoppicante caratterizzazione del personaggio. Infatti, nonostante l’indubbia bravura di Elle Fanning che si sforza di renderla vivida, la sua Ashleigh rimane come mutilata, incompleta, come se il regista newyorkese si fosse dimenticato di darle luce con il suo magico tocco. Tocco che ha utilizzato nel caratterizzare tutti i personaggi secondari, che si muovono con grazia in una Manhattan incantata, resa quasi fiabesca dall’interessante lavoro del direttore della fotografia Vittorio Storaro, che illumina New York con luci e colori particolarmente intensi, che rischiano però di cadere nello stucchevole durante alcune sequenze del film.

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Dario Furlani

Nato a Milano nel 2003, vive in Italia fino all’età di undici anni, quando si trasferisce in Svizzera. Attualmente frequenta il Liceo Vermigli a Zurigo. Grande amante del cinema e appassionato di oper ... Vedi profilo completo

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