“La RSI è in pericolo: dobbiamo sostenerla e darle i mezzi per fare sempre meglio”

Canone a 300 franchi, federalismo culturale, il futuro del servizio pubblico radiotelevisivo in lingua italiana: intervista alla nuova presidente della SSR.CORSI e vicepresidente SSR Giovanna Masoni Brenni

di Giorgia Reclari Giampà

Foto: Giovanna Masoni Brenni

Amante della cultura, dei media di qualità e attiva sostenitrice del servizio pubblico, Giovanna Masoni Brenni è la nuova presidente della SSR Svizzera italiana CORSI e vicepresidente della SSR eletta per il quadriennio 2024-2027.  
Avvocato e notaio di professione, già vicesindaca di Lugano, è entrata nel Comitato del Consiglio regionale della SSR.CORSI nel 2020. Il quadriennio che si apre sarà cruciale per l’ente radiotelevisivo svizzero, perché sarà segnato dall’iniziativa per la riduzione del canone (“200 franchi bastano”).

Alla luce di questa fondamentale sfida, con quali sentimenti Masoni Brenni ha accolto le sue nomine?
“Sicuramente con soddisfazione, combinata però con il peso della responsabilità che si sente sulle spalle, soprattutto in questo momento, in cui i media (e la SSR in particolare) si trovano in quella che definisco ‘bufera infernale’. Tutte le circostanze principali sono negative: la rivoluzione digitale, il calo della pubblicità, le sfide finanziarie e le sfide politiche. È veramente un momento delicato, ma ci adopereremo per uscirne”, ci dice.

Qual è il primo dossier che ha trovato sulla sua scrivania di presidente?

“Il primo è più importante dossier è stato uno solo, per la SSR.CORSI come per tutta la SSR: la consultazione sulla proposta del Consiglio federale di portare il canone a 300 franchi. C’era tempo fino al 31 gennaio per prendere posizione. Come l’iniziativa “200 franchi bastano”, anche la controproposta del Consiglio federale, se accettata, andrebbe a indebolire nel profondo il servizio pubblico radiotelevisivo”. 

In questo contesto, quale deve essere il ruolo delle società regionali?

“Devono continuare a svolgere il loro duplice ruolo: da un lato promuovere il radicamento del servizio pubblico radiotelevisivo nel territorio; dall’altro vegliare affinché l’adempimento del mandato avvenga in modo corretto, in particolare tramite l’esercizio delle competenze relative all’allocazione delle risorse per l’azienda, al monitoraggio delle trasmissioni, alle nomine. Quindi si devono impegnare per garantire all’azienda i mezzi necessari a svolgere il suo mandato, mantenendo al contempo una posizione di terzietà, indispensabile per contribuire a migliorare la qualità dell’offerta”. 

Lei è stata nominata anche vicepresidente della SSR. Quali istanze o tematiche della Svizzera italiana e italofona porterà a livello nazionale?

“I presidenti delle tre società regionali fanno parte del CdA SSR. Ognuno di noi mette l’accento anche sulla regione linguistica che rappresenta. La SSR è un pilastro del federalismo culturale, grazie al quadrilinguismo e alla chiave di riparto che permette a tutte le regioni linguistiche di avere un’offerta di servizio pubblico equivalente. A livello nazionale dovremo continuare a difenderla, perché se i mezzi a disposizione diminuiranno, le redazioni regionali (decentrate) ne saranno fortemente colpite e ci sarà anche chi cercherà di mettere in discussione la ripartizione, che per la Svizzera italiana è fondamentale. Pensiamo che la RSI contribuisce al budget SSR per il 4% e ne riceve il 20%!”. 

Non sarà facile difendere gli interessi della Svizzera italiana dato che proprio dal Ticino è arrivato un terzo delle firme raccolte per l’iniziativa “200 CHF bastano”…

“Di principio non biasimo chi firma un’iniziativa per poter votare su un tema. Ma chi firma solo per partito preso non fa l’interesse del proprio Paese. Adesso che si va verso il voto è il momento di approfondire e capire davvero che cosa significherebbe l’approvazione di queste misure. La RSI è l’azienda più importante dell’economia della cultura nella Svizzera italiana. Ridurla drasticamente significherebbe tagliare risorse, posti di lavoro, competenze, occasioni formative non solo al suo interno, ma in tutto il settore audiovisivo regionale”. 

A livello personale, qual è il suo rapporto con i media e in particolare con il servizio pubblico radiotelevisivo?

“Il mio contatto con i media inizia la mattina quando mi sveglio: ascolto il radiogiornale RSI, poi passo sulla SRF e sulla BBC. Durante il giorno al lavoro ho poco tempo per seguire le notizie, così la sera recupero, soprattutto con le trasmissioni di informazione e approfondimento della RSI”. 

Nella sua carriera politica (e non solo) ha sempre avuto un occhio di riguardo per la cultura, come mai? Da dove deriva?

“Arriva di sicuro da quanto vissuto in famiglia, i miei genitori mi hanno trasmesso il loro amore per l’arte, la letteratura, la musica. Mia mamma ci leggeva moltissimi libri, spesso classici. Ma anche la scuola è stata fondamentale: alcuni docenti hanno contribuito a trasmettermi la passione per le loro materie”.

Secondo la Concessione, la SSR “contribuisce allo sviluppo culturale e al rafforzamento dei valori culturali del Paese”. Quale tipo di cultura deve promuovere la RSI? 

“La cultura è una e tutti possono appropriarsene, ognuno al proprio livello, anche partendo da zero. Sono convinta che in ognuno ci sia un’aspirazione al bello, che può essere coltivata e nutrita. Avere buoni mediatori culturali sicuramente aiuta. I primi sono i genitori, seguiti dai docenti. Poi ci sono i media. La RSI ha un ruolo importantissimo, per mandato costituzionale ha il compito di promuovere la libera formazione delle opinioni e la diffusione, la mediazione e la produzione culturale nelle quattro lingue nazionali”. 

Quindi una cultura alla portata di tutti?

“La RSI ha anche il compito fondamentale di mediare la cultura e renderla accessibile. Non bisogna pensare che per raggiungere un pubblico vasto si debba per forza abbassare il livello. Si pensi alle letture pubbliche della Divina Commedia: anche nella Svizzera italiana hanno registrato sempre il tutto esaurito, (persino alla “Resega”), nonostante l’opera di Dante possa sembrare difficile. Quello della cultura alta o bassa è un cliché banalizzante e limitativo”.

La base della SSR Svizzera italiana CORSI è costituita dai suoi oltre 3.000 soci: quale messaggio vuole rivolgere loro? 

“Ogni singolo socio e singola socia è importante. La RSI è in pericolo e, fermo restando che deve sempre migliorarsi, dobbiamo sostenerla e darle i mezzi per poter fare sempre meglio. Quindi ai soci dico: siate attivi nel territorio, aiutateci a trovare nuovi sostenitori, voi che conoscete il valore del servizio pubblico radiotelevisivo”.

E ai non soci?

“Questo è il momento di diventare soci, perché il servizio pubblico che abbiamo non è per nulla scontato. Si potrebbe essere tentati di credere che i tagli al canone non abbiano conseguenze. Ma pensiamoci bene: risparmiando 10 centesimi al giorno (se il canone fosse abbassato a 300 franchi) o 30 centesimi al giorno (con il canone a 200 franchi) si perderebbe davvero tanto e si metterebbe in pericolo la RSI. Dobbiamo sì confrontarci e discutere su quanto c’è da migliorare, ma anche sforzarci affinché il servizio pubblico continui ad avere i mezzi per continuare a esistere. Di recente ci sono stati eventi e situazioni, come la pandemia o le guerre, che hanno messo in evidenza l’importanza di avere un servizio pubblico forte e indipendente. Pensiamoci”.

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