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Economia

La Svizzera, le banche e il futuro

di Andrea Grandi

Ci sono ricorrenze che, per una fortuita alchimia di circostanze, involontariamente si trovano a segnare l’inizio o la fine di un’epoca, scandiscono un prima e un dopo. È questo il caso delle celebrazioni per sottolineare il primo centenario dell’Associazione Bancaria Ticinese, culminate la scorsa settimana con l’edizione 2020 del Lugano Banking Day. Questo anniversario, solo due anni fa, nel 2018, aveva coinciso con un Simposio bancario che aveva attratto in Canton Ticino alcuni tra i più importanti esperti del settore a livello mondiale e consentito agli istituti di credito nazionali di confermare la loro solidità e un pari scetticismo circa le criptovalute, le monete elettroniche. Dicevamo: sono trascorsi solo due anni. Ma oggi è come fosse passato un secolo. 

Procedure, operatori, e prospettive si stanno spersonalizzando. Sono diventate virtuali, digitali, immateriali. Segno dei tempi. I fatti di cronaca degli ultimi dieci mesi, se hanno imposto ai dipendenti di lavorare da casa e svuotato di personale i palazzi della finanza, hanno anche sorprendentemente confermato che, malgrado tutto, i bilanci bancari rimangono ancora capaci di generare profitti. C’è dell’altro: anche la Banca Nazionale Svizzera (BNS), insieme a varie istituzioni consorelle sparse per il mondo, sta lavorando al lancio di una criptovaluta, confermando in tal modo la sua volontà di informatizzare analisi e gestione delle movimentazioni credito-debito prodotte dalle nostre transazioni quotidiane. 

Il messaggio è chiaro: i tempi stanno cambiando. Il futuro bussa alla porta e ricorda anche al mondo bancario che è arrivato il tempo di fare i compiti a casa. 

Si avvia alla pensione la generazione dei dirigenti sessantenni che finora hanno governato l’economia, mentre incalzano i millennial digitali, i giovani trentenni. Ciascuno di noi, protagonisti o semplici comparse nel mondo del comparto produttivo, anche bancario, sarà chiamato a confrontarsi con il futuro che lo attende. 

Nell’impossibilità di formulare previsioni, si conferma una sola certezza: sarà proprio il futuro a cercarci, uno per uno, e verificare l’attitudine del singolo a continuare di essere parte del sistema. Nel frattempo, il settore produttivo, compreso il bancario, rigetta il dogma postbellico di uno sviluppo consumistico fine a se stesso. Si evolve: da datore di lavoro a datore di valore: non solo finanziario, ma anche ambientale, sociale, digitale. 

Lo avete notato? Manca un elemento perché queste ipotesi si realizzino in modo compiuto. Manca una ripresa economica che al medesimo tempo risolva il difficilissimo esercizio di conciliare alcuni elementi onnipresenti, paralleli ma ancora non convergenti. Sono tre: i processi industriali digitalizzati e animati da una combinazione di competenze umano-artificiali; l’attività dei soggetti che ne intermediano la produzione; e infine le necessità di noi consumatori, che tutto questo dobbiamo pur sempre essere in grado di desiderare, acquistare, utilizzare e innanzitutto pagare. 

Ecco quindi che le cronache di questo 2020 confermano l’imporsi di un’evoluzione circolare della economia. Ovvero la priorità di considerare d’ora in poi non solo le esigenze corporative, settoriali dei singoli comparti, ma l’urgenza di stimare le necessità dei protagonisti sociali a ogni livello, anche geografico, pubbliche amministrazioni incluse, e la priorità di valutare il loro buon dialogo come elemento unificante di un destino comune e interdipendente. 

Queste sono alcune delle riflessioni che hanno fatto da sfondo al discorso di chiusura di Thomas Jordan. Il presidente del consiglio di amministrazione della Banca Nazionale Svizzera si è infatti concentrato sull’importanza di preservare condizioni quadro favorevoli allo sviluppo dell’attività bancaria confederata, affinché poi sia l’intero sistema socio-economico nel suo complesso a beneficiarne. Malgrado il comparto produttivo domestico finora abbia retto l’urto della crisi di liquidità dovuta alla pandemia, “non è il momento di compiacersi”, ha avvertito Jordan. “Evitiamo di creare ostacoli amministrativi che finiscono per complicare la vita agli operatori,” ha proseguito il massimo dirigente bancario elvetico. 

Inoltre, Jordan ha ricordato che un’apertura dell’economia e del commercio svizzeri, per il futuro come già in passato, si confermano i pilastri per la complessiva stabilità anche del settore creditizio-finanziario domestico: “L’inizio dell’attuale crisi finanziaria ha ulteriormente complicato l’accesso ad alcuni mercati esteri e reso difficile anche l’operatività dei gestori patrimoniali elvetici.” 

Alle difficoltà causate dalla crisi è necessario reagire sviluppando le attività commerciali oltre i confini nazionali.

“Sinora la globalizzazione si è concentrata sui beni, ma è tempo che si estenda anche al comparto dei servizi finanziari.” Inoltre, ha osservato Jordan, è necessario che tutte le parti sociali facciano squadra e si impegnino a consolidare la presenza all’estero dei nostri operatori economici. Sarà questa la carta vincente per superare le incertezze in cui oggi si trovano alcune nostre attività produttive. “Delle condizioni quadro competitive,” ha infatti concluso il responsabile della BNS, “aiuteranno le società di ogni comparto a superare non solo le complicazioni dovute alla pandemia ma anche la generale evoluzione strutturale cui ora si stanno avviando i settori produttivi nel loro complesso”.

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Andrea Grandi

Andrea Grandi è un giornalista specializzato nella evoluzione digitale delle attività economiche, d’impresa, e della industria automobilistica. ... Vedi profilo completo

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