La (triste) vita ginevrina dell’artista grigionese Alberto Giacometti

di Amedeo Gasparini

Alberto Giacometti aveva scelto Parigi come sua città d’adozione, ma era passato diverse volte da Ginevra. Nato il 10 ottobre 1901 a Borgonovo, vicino a Stampa (Grigioni), Giacometti passa un’infanzia felice con i fratelli. Dal 1915 al 1919 è allievo a Schiers, dove realizza le prime opere.

Nel settembre 1919 si trasferisce a Ginevra e segue i corsi all’École des Beaux-Arts. Qui insegna James Vibert, amico del padre Giovanni Giacometti, pittore post-impressionista, che ha suggerito ad Alberto di andare a cercare fortuna a Ginevra. Poco dopo, il professore informa Giovanni della decisione di Alberto di lasciare l’École per frequentare la Scuola d’Arti e Mestieri, sempre a Ginevra. «Tuo figlio Alberto, dopo aver seguito il mio corso 5 o 6 volte […], ha improvvisamente lasciato la Scuola», scrive il 26 settembre 1919 all’amico in Val Bregaglia.

«La mia intenzione era quella di farmi un’idea della sua natura di artista per poterlo guidare meglio, ma poi ho visto che ha molto talento ma manca totalmente di basi […]. Quello che mi consola è che con un carattere come il suo, nemmeno un circolo di furfanti gli impedirà di trovare se stesso» (da una lettera in Il tempo passa troppo presto, a cura di Casimiro Di Crescenzo).

A Roma fino all’estate del 1921, tra il 1922 e il 1925 Alberto Giacometti vive a Parigi, dove studia con Antoine Bourdelle e si avvicina al surrealismo. Il 31 dicembre 1941 prende il treno per Ginevra per andare a trovare la madre che si occupa del nipote Silvio Berthoud, figlio di Ottilia Giacometti, morta di parto nel 1937. Prevede di fermarsi due mesi, ma le autorità francesi annullarono il visto, costringendolo a rimanere a Ginevra fino alla fine della guerra.

Il secondo soggiorno ginevrino è difficile per Alberto, che attraversa una delle crisi più lunghe e profonde della sua carriera artistica. Abituato alla Ville Lumière, come ricorda Michael Peppiatt (Giacometti in Paris), Alberto ammira le prostitute del luogo anche per la loro libertà sessuale. Qualcosa di antitetico rispetto al sentimento calvinista e borghese della città sul Lemano.

Lo stesso Alberto (Écrits) scrive: «Mi sono sempre sentito molto carente dal punto di vista sessuale. […] La prima donna che ho avuto era una prostituta. Mi andava bene. L’intera idea di “amore” […] mi ha sempre infastidito». Dal 1943 al 1945 Giacometti vive nel quartiere di Eaux-Vives. La sua modesta stanza dell’Hôtel de Rive diventa il suo atelier e rappresenta il periodo di transizione dello scultore. Una rottura importante, ha detto Nadia Schneider, già curatrice di una mostra su Giacometti a Ginevra (swissinfo.ch, 11 novembre 2009).

Il periodo ginevrino è utile per mettere in discussione il suo lavoro e la sua arte, giacché l’artista cerca di trovare un nuovo modo di tradurre in arte ciò che vede. Durante il triste soggiorno, Giacometti lavora spesso anche la notte per scolpire teste e figure. Incontra regolarmente i letterati parigini in esilio e scrive testi per la rivista Labyrinthe di Albert Skira. La routine prevede lunghe passeggiate alla Terrassière, alla brasserie La Centrale e al Bar du Perroquet.

L’esilio di Giacometti è ripercorso anche nella pièce teatrale “Hôtel de rive” di Frank Soehnle con Patrick Michaëlis. Ma Ginevra è anche dove Alberto Giacometti incontra la donna della sua vita, Annette Arm, che sposa nel 1949. Figlia di un maestro a Grand-Saconnex, località sul lago che Giacometti frequenta e trova noiosa, segue poi il marito a Parigi nel settembre 1945.

A Ginevra, Giacometti distrugge la maggior parte dei suoi lavori. Ma le crisi artistiche gli permettono di riconoscere l’importanza del fallimento come forza motrice del processo creativo. Lo illustra magistralmente Geoffrey Rush, interprete dello scultore, nel film del 2017 di Stanley Tucci, “Final Portrait”.

Il 1° gennaio 1945 scrive alla madre: «Non posso concludere l’anno senza dirti con tutto il cuore quanto ti sono grato per tutto quello che sei stata per me […]. Farò tutto il possibile in futuro non solo per non dispiacervi, ma per compiacervi e per meritare la vostra fiducia […]. Il mio più grande desiderio è quello di vedervi contenti di me e nulla potrebbe farmi più piacere della vostra fiducia» (op. cit.).

Il 17 settembre 1945 Alberto torna a Parigi. Oggi Ginevra commemora l’artista con una via, nei pressi dell’aeroporto.

Continuare
Abbonati per leggere tutto l'articolo
Ricordami