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Cultura

Le città e il tempo

di Andrea Foppiani

Capita che dalle righe di un romanzo pescato dallo scaffale, la visuale si ampli nello spazio e nel tempo, talvolta assumendo le proporzioni e la consistenza al tatto di una maestosa parete in pietra chiara, concepita e innalzata in un tempo diverso dal nostro. Del resto, si sa, le esistenze di uomini e città, quartieri, edifici, si trovano indissolubilmente legate le une alle altre, in un panorama di continua mutazione di forme, dimensioni, usi e funzioni; un avvicendarsi che supera di gran lunga gli intenti e le aspettative di architetti, studiosi e pianificatori, esito piuttosto di graduali o improvvisi ripensamenti nati dalle necessità di occupanti o committenti.

Per raccontare desideri, intenzioni e relative mutazioni nel tempo, che stratificandosi danno forma alle nostre città e alle nostre abitudini di vita, le prospettive scelte possono essere le più disparate: da quella scientifica e numerica della pianificazione urbanistica, a quella più mirata e oggettiva della sociologia.

Due scrittori, tra il 1996 (anno in cui sono nato) e il 2019 (anno della mia prima Laurea in Architettura) hanno scelto un approccio diverso, più intimo e personale: raccontare l’architettura, la città, lo stile di vita di un’epoca attraverso la storia di un progetto e della mente che lo ha generato. Proprio su una progettista, prima nel suo genere e nel suo tempo a desiderare, disegnare e realizzare un’opera architettonica, si incentra l’ultimo romanzo della romana Melania Mazzucco: “L’Architettrice”. In modo diverso e complementare si pone invece il romanzo “Cuore di pietra” del novarese d’adozione Sebastiano Vassalli; qui, al centro delle vicende alterne che si susseguono negli ultimi due secoli di vita urbana, c’è il termine opposto della coppia progettista-progetto, ossia la casa, o meglio: una nuova, grande casa costruita in una città di provincia dell’Italia settentrionale.

Tempo, tempi e città in movimento: questi i protagonisti delle vicende narrate nei due romanzi, attraverso gli occhi dei due protagonisti del vivere urbano, la carne e la pietra. Proprio al tema della città, cui Vassalli dedica il suo prologo e sulla quale apre le finestre di una bianca facciata neoclassica, Mazzucco rivolge una minuziosa ricerca storiografica, incentrata sulla rievocazione di una Roma seicentesca oggi in parte perduta sotto la stratificazione e la riscrittura di abitudini e paesaggi voluta da secoli di accadimenti: un mondo in bilico fra tracce del passato e trame urbane contemporanee.

Villa Benedetta dopo l’assedio di Roma,1849

Il progetto di Plautilla (questo il nome della prima Architettrice della storia moderna) per Villa Benedetta, coronamento di una vita spesa nell’intento di lasciare segretamente un segno del proprio passaggio nel mondo, fa la sua comparsa tra le pagine del libro con la prima pietra posata sul Gianicolo, recante incisi un nome, il suo e un anno, 1663. L’umanità dell’Architettrice, narrata attraverso le vicende di una vita intera, risiede nell’inseguire un sogno, una visione creativa, fino a vederla concretizzarsi un giorno tra i ciuffi d’erba dei colli romani.

Altro approccio e altro carattere ha l’Architetto che Sebastiano Vassalli presenta poco dopo la vera protagonista del suo libro. La bianca mole che emerge dalle impalcature in un sole settembrino di metà Ottocento, giunge infatti dalla matita e dalle grandiose aspirazioni di una mente autocelebrativa. Le scelte dell’Architetto (uomo di corte, intellettuale e personaggio di grande fama) si fanno imposizioni, i suoi traguardi sono tappe di un cammino di gloria sospeso tra castelli in aria e committenti ridotti sul lastrico.

Vassalli e Mazzucco ci presentano due visioni e due momenti storici, due ville e due architetti, in bilico ieri come oggi, tra sensibilità, dedizione e ossessione. La Storia nel frattempo fa il suo corso, muta e ricopre, sventra e ricostruisce, mentre diverse generazioni di proprietari, legislatori e inquilini si avvicendano nelle case e nelle città delle due narrazioni.

Bozzetto Casa Desanti-Bossi, Novara

Due letture consigliate a chi, scoprendo le vicende della villa romana detta “Il Vascello” o di una misteriosa abitazione novarese (poi identificata con l’antonelliana Casa Desanti – Bossi), vuole trovarsi a toccare in modo palpabile, veritiero, reale, luoghi e modi di vivere di un passato che è letteralmente getto di fondazione del presente; strato nascosto della figura urbana odierna, oggetto e soggetto dell’impeto creativo umano, a colpi alterni di cannone e cazzuola.

 

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