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Le processioni storiche di Mendrisio: un valore universale

di Andrea De Grandi

Storia di vita. Storia di secoli. Storia di fede. Storia di popolo. E, dallo scorso 12 dicembre:patrimonio immateriale della umanità per concorde decisionedella agenzia per la Educazione, la Scienza e la Cultura delle Nazioni-UNESCO. Stiamo parlando delle processioni storiche della settimana santa di Mendrisio (https://www.processionimendrisio.ch/).

Come in una favola natalizia, l’umile testimonianza di fede iniziata dai cittadini del borgo ticinese di Mendrisio a partire dal Seicento, se non probabilmente già ancor molto prima, con l’esibizione nel corso delle processioni della settimana santa di pannelli trasparenti con immagini sacre illuminate al loro interno dalla luce di candele, rappresenta l’attualizzazione del concetto di una fede, che nel corso dei secoli ha visto l’esperienza mistica non solo confermata ma, anche nella nostra velocissima era digitale, riconosciuta come immateriale e universale valore artistico-culturale. Per celebrare la decisione dell’Unesco, oltre a Don Claudio Premoli arciprete della parrocchia dei Santi Cosma e Damiano di Mendrisio ed ai responsabili delle associazioni organizzatrici delle processioni,lo scorso sabato si sono ritrovate nel “magnifico borgo” a sud delle Alpi alcune delle maggiori autorità amministrative cantonali e comunali ticinesi.

Ma anche federali, queste ultime rappresentate da Isabelle Chassot, direttrice dell’Ufficio Federale della Cultura, e dal responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri-DFAE Ignazio Cassis, in una delle sue prime uscite pubbliche dopo la riconferma in Consiglio Federale.

La recentissima decisione dell’Unesco, ricordiamolo, sottolinea l’importanza dei valori di italianità della svizzera latina e fa delTicino l’unico cantone della Confederazione cui l’agenzia delle Nazioni Unite ha attribuito ben tre riconoscimenti a tutela del patrimonio culturale: le processioni storiche di Mendrisio, i castelli di Bellinzona, ed i reperti fossili del Monte San Giorgio.

“Vengo dal sud della Svizzera e la mia lingua è l’italiano”, ha ricordato in un breve discorso ai presenti il Consigliere federale Cassis, commentando il suo modo di presentarsi nei dialoghi e nelle relazioni con i colleghi della Berna federale.

“Certo”, ha proseguito il responsabile del DFAE, “la Svizzera é multilingue. Ma la lingua non è solo una sequenza di frasi: traduce anche una mentalità, un sentimento, una cultura. E sono proprio questi valori che rendono multiculturale il nostro paese, è questa la combinazione di elementi che nel corso dei secoli ha permesso alla Svizzera di ritagliarsi quel ruolo di costruttore di ponti molto apprezzato a livello internazionale. La nostra Confederazione”, ha proseguito il responsabile del DFAE”, rappresenta un modello di pacifica coesistenza tra culture. Ed è proprio con questo spirito che settant’anni fa la Svizzera ha aderito all’agenzia culturale delle Nazioni Unite sino a trovarsene recentemente accolta addirittura nel consiglio esecutivo”.

Ma altri riconoscimenti sono in arrivo per il territorio della nostra regione latina, ha proseguito Cassis: “L’Unesco ha deciso che nel maggio del prossimo anno in Canton Ticino, e più precisamente a Lugano, si svolgeranno le riunioni delle sue commissioni interregionali. È la prima volta che questo evento si svolge in Europa ed è significativo che come sede sia stata scelta proprio la Svizzera italiana, nel cuore del continente europeo. Anche il riconoscimento attribuito alle processioni storiche di Mendrisio rappresenta un bellissimo esempio della democrazia culturale di questo territorio. Democrazia culturale non elitaria: ma popolare, partecipativa, che coinvolge le famiglie”. Sono parole semplici, ma che riassumono il significato del comune denominatore condiviso dai nostri lettori: l’italianità.

Abbiamo chiesto al responsabile del DFAE: cosa prova a sentirsi rappresentante dell’italianità in Consiglio Federale?

“Per me questo costituisce un carico ed una responsabilità uniche. Perché sono l’unico a poterlo fare a questo livello. Ma anche una difficoltà quotidiana, dato che talvolta i miei interlocutori faticano a comprendere che la mia posizione non rappresenta solo un’altra lingua, ma un altro modo di vivere, di pensare, di esprimersi e, perché no: anche di sorridere. E’ questo il messaggio che quotidianamente cerco di trasmettere aicolleghi della Berna federale”.

 

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