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Economia

Le prospettive economiche della Svizzera italiana

Mentre le autorità federali procedono verso un graduale ritorno alla normalità, anche il mondo dell’economia è al lavoro per focalizzare come riprendersi dal lockdown, il blocco delle attività imposto dalla pandemia e in particolare su quali modelli di sviluppo puntare.

A questo proposito, abbiamo chiesto un breve commento a Luca Albertoni, Direttore della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti), la regione culturalmente e geograficamente più vicina alla Lombardia, il motore economico italiano.

Pandemia e delocalizzazione delle industrie: le recenti cronache sottolineano l’inaffidabilità di rimanere totalmente dipendenti dall’estero. Come stanno reagendo le industrie nel Cantone Ticino?

Non diversamente dalle industrie del resto della Svizzera. Del resto molte industrie ticinesi lavorano come fornitori per grandi gruppi in Svizzera tedesca, per cui si devono adattare alle loro esigenze. Per la dipendenza dall’estero occorre distinguere l’aspetto produttivo e quello dei clienti. Lo sviluppo del commercio internazionale e dei relativi scambi ha portato, fortunatamente, a una diversificazione dei Paesi con i quali vi sono rapporti commerciali e il fatto di avere clienti ovunque è fondamentalmente positivo. Per l’aspetto della produzione e della relazione con i fornitori evidentemente si pone la domanda di cosa sarebbe invece possibile realizzare in Svizzera. Non ci si può illudere di rifugiarsi nell’autarchia per risolvere ogni problema. Tuttavia, lo sviluppo tecnologico potrebbe cambiare un po’ il paradigma, rendendo di nuovo interessante finanziariamente la produzione in Svizzera, come taluni esempi già dimostrano. La trasformazione digitale apre nuove vie in questo senso e la situazione estrema che stiamo vivendo potrebbe accelerare anche questo sviluppo. La riscoperta, anche forzata, di talune competenze presenti sul territorio sia ticinese sia svizzero aiuterà parecchio in questo senso. Del resto, la popolazione ha “scoperto” il valore di molte realtà industriali presenti sul territorio e del loro preziosissimo lavoro a livello mondiale.

Il telelavoro: alleato o nemico delle tradizionali forme di impiego?

Dipende molto dalle situazioni. È stato ed è molto utile, anche se nei settori produttivi, ovviamente, l’utilizzo è limitato. Resto dell’avviso che si tratti di uno strumento molto pratico e che va integrato nel nostro modo di lavorare – benché sia dell’opinione che il contatto umano resti essenziale. Per cui si tratta di trovare un equilibrio fra questi due aspetti. Il telelavoro dà una maggiore flessibilità, a volte risparmia spostamenti inutili e quindi aiuta anche a contenere qualche problema di mobilità. Tuttavia non sono pochi i casi di persone che hanno segnalato difficoltà con il telelavoro, perché per il nostro modo di vivere non siamo sempre bene attrezzati per lavorare costantemente in remoto. Gli spazi casalinghi, la vita familiare, le abitudini comportamentali come la necessità e il diritto di effettuare pause, ecc. pongono a volte problemi non solo di tipo sociale ma anche giuridico. Nulla di irrisolvibile, ma ritengo che sostituire completamente la presenza in azienda con il telelavoro non sia possibile sistematicamente o comunque non funzioni per tutti. Almeno non in un futuro prossimo.

Come si presentano le prospettive economiche del Cantone Ticino? Industria, terziario, servizi….

Sono sostanzialmente le stesse delle altre regioni svizzere. Da anni il Ticino non è più un’economia debole e a rimorchio ma segue le tendenze nazionali. Così è anche in questa situazione, almeno da un punto di vista generale. Per i vari settori è difficile fare previsioni esatte. Ovviamente vi sono molte preoccupazioni per il settore dell’accoglienza e del contatto con il pubblico in generale quindi ristoranti, alberghi, ecc., ma anche il commercio al dettaglio, ossia chi lavora anche direttamente con il turismo. Ci attendiamo purtroppo molte aziende in difficoltà e cambiamenti strutturali importanti. Meno preoccupante mi sembra la situazione per l’edilizia, visto che i lavori sono stati sospesi e procrastinati, ma probabilmente gli investimenti, anche da parte dell’ente pubblico, dovrebbero riprendere, sebbene su livelli più prudenziali. L’industria, che ha ridotto le sue attività ma che non si è mai completamente fermata, dipenderà molto da quanto avviene nel contesto internazionale, visto che tradizionalmente essa è molto legata all’export. A breve c’è stata una fortissima frenata, le attività hanno ripreso in maniera più sostenuta, ma i prossimi mesi e anche il 2021 sono ancora una grande incognita.

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Andrea Grandi

Andrea Grandi è un giornalista specializzato nella evoluzione digitale delle attività economiche, d’impresa, e della industria automobilistica. ... Vedi profilo completo

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