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L’italianità è nei dettagli

di Filippo Moreo

Se potessi paragonare l’Italia ad un quadro, questo sarebbe colorato in maniera disomogenea ma avvolgente, vivrebbe di luce propria non riflessa, sarebbe gremito di personaggi, di azioni e di popoli e perciò molto caotico, quasi ad innescare un rapporto “odi e amo” con chi ne fa esperienza. Noi italiani siamo un popolo reale, capace, e viviamo al centro del mar Mediterraneo. Abbiamo montagne, mari, spiagge e colline, abbiamo paesi antichi e monumenti storici di risonanza mondiale. Culla della civiltà occidentale, siamo stati il motore del mondo per 1500 anni con l’Impero Romano, la culla del Rinascimento, punto di riferimento per il mondo artistico e scientifico, nonché centro di eccellenza per la cultura artistica, moda e musica, e naturalmente gastronomia, prodotti locali, artigianato con le nostre grandi ma anche – e soprattutto – medie, piccole e micro imprese, che sono ancora e senza dubbio un punto di forza in questo mondo che si sta sempre più globalizzando.

Se sei italiano il valore, lo percepisci nei dettagli

L’italianità la vediamo nelle piccole cose che fanno la differenza; nei prodotti ricercati sulle nostre tavole, nell’artigianato, nei sapori autoctoni nei quali sono confluiti nel tempo culture e tradizioni della nostra storia e dei popoli che abbiamo ospitato.

Dovremmo sovrabbondare di orgoglio – e di lavoro; di riconoscimento e valorizzazione a livello mondiale. Invece non è così.

Nuove economie si stanno affermando, anche nei settori che sono stati ‘nostri’ per eccellenza, nella gastronomia e nell’artigianato, ad esempio. Eppure, la differenza la fanno i dettagli. La differenza la fa la terra, dove cresce il pistacchio di Bronte, non i semi dello stesso pistacchio cresciuti in ambienti asettici. E la differenza la fa anche la natura variopinta all’interno del nostro paese. Da nord a sud, regione per regione cambiano i colori, i sapori e le persone stesse, sempre italiani ma variopinti. Specifico: le differenze si notano a livello di materia prima e di paesaggio ma sono fortemente marcati gli aspetti peculiari e folcloristici degli abitanti.

Fin dai tempi dell’università ho sempre visto il valore dell’Italia nella tradizione, nelle piccole imprese, nelle persone e nel lavoro delle persone che unite dal senso del dovere hanno costruito il nostro paese; parlo di poeti, artisti, scrittori, così come scienziati e ricercatori – e che adesso però stanno passando in secondo piano; ma penso anche ai lavoratori della terra e delle arti più leggere che con amore si sono presi cura della nostra terra e l’hanno trasformata ‘in bello’. Questa italianità oggi mi pare essere in secondo piano rispetto, per esempio, alla percezione del bello dei tempi moderni e a tutte le immagini con cui siamo costantemente bombardati.

“Chi è causa del suo male, pianga se stesso” verrebbe sovente da dire, ma per chiarire meglio i fatti devo ricorrere ad un altro paragone. Se dovessi paragonare l’Italia ad un’automobile, questa sarebbe bellissima e d’epoca; quasi un classico, ma coperta da un velo impolverato, ferma da una generazione e, per di più, con il freno a mano tirato! Dobbiamo lavorare su ciò che facciamo meglio ed investire per farlo conoscere, per portarlo fuori dalle nostre regioni, il nostro valore, l’italianità, ovunque nel mondo!

Gestire una piccola media impresa in Italia, che sia nella ristorazione o nel commercio, al giorno d’oggi è difficile. L’economia moderna è fatta di volumi e promozioni e questo ‘uccide’ le aziende che vivono del particolare, del lavoro raffinato ed elegante, uccide quelle aziende, quei ristoranti, quei negozi, che non hanno bisogno di altro per vivere se non la loro qualità. Se al giorno d’oggi i prodotti da bottega sembrano costare uno sproposito rispetto al prezzo medio della grossa azienda, questo è perché il lavoro artigianale costa di più rispetto a quello industriale ma poi, soprattutto, perché i grossi gruppi possono contare su una grande visibilità, su una base di dati e di utenti che permettono un buon respiro di cassa, investita in pubblicità e monetizzata dalle vendite.

L’italianità espressa dal prodotto italiano non viene più riconosciuta come era in passato perché abbiamo smesso di investire tempo e risorse economiche, abbiamo tolto spazio a quello che facciamo meglio per lasciarne invece a modelli economici più veloci e redditizi. Forse questo è il vero freno a mano dell’italianità: rappresentato dalle molteplici possibilità economiche, e dai punti di forza del nostro paese che erroneamente sono state ignorate dagli italiani.

Andando avanti di questo passo rischiamo di perdere la nostra peculiarità e la nostra forza ma possiamo fare ancora qualcosa per l’Italia. L’italianità e l’Italia non hanno bisogno di nuove possibilità o di strade o di opportunità scorciatoie da cogliere per smarcarsi dal rischio di stallo. L’italianità deve far emergere e valorizzare i suoi punti di forza, le PMI e gli italiani stessi che, invero, sono costantemente attratti e coinvolti dai valori delle grandi imprese. È necessaria maggiore conoscenza della professione imprenditoriale (cultura d’azienda), maggiore cultura professionale negli operatori e poi urge un buon intermediario tecnologico e logistico che aiuti nell’internazionalizzazione del loro lavoro!

 

Sull’autore: Filippo Moreo ha fondato Bottegheitaliane.com in Svizzera: “Tutta l’italianità dei nostri prodotti artigianali dal produttore italiano direttamente in tutta la Svizzera, un metodo facile e conveniente per le imprese italiane di esportare i loro prodotti in Svizzera ed un semplice luogo dove poter trovare prodotti italiani selezionati per artigianalità e tracciabilità della filiera”

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