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L’ultima edizione di un giornalismo che non esiste più

Esce, finalmente, il libro fotografico di Luca Matarazzo, Alan Maglio e Salvatore Garzillo incentrato sugli archivi di cronaca nera del famoso quotidiano La Notte.

Uno dei miei film preferiti di sempre è Rashōmon, diretto dal grande Akira Kurosawa nel 1950. Si tratta di un film che racconta la difficoltà di rappresentare oggettivamente la verità. Nasce tutto da un’indagine su un omicidio che non si sa come sia accaduto, attraverso il racconto dei protagonisti che portano ognuno istanze diverse. Prima ancora del film, Rashōmon è un racconto scritto da Ryūnosuke Akutagawa. Il testo originale porta il titolo “Nel Bosco” e racconta lo stesso delitto del film, ma senza le immagini evocative del brigante Toshirō Mifune, ci sono solo le parole che lo scrittore mette insieme. Confondendo il lettore fino alla fine, che si chiederà… chi ha detto la verità?

Tutta questa premessa per dire che quando mi sono trovato in mano il prestigioso libro fotografico di Luca Matarazzo, Alan Maglio e Salvatore Garzillo (tre autori simili e diversi allo stesso tempo, giornalisti, reporter, artisti), mi è venuto in mente il racconto di Akutagawa e mi ha fatto pensare sulla estrema difficoltà di raccontare la realtà.

Edito da Edizioni Le Milieu e presentato in grande stile alla prefettura di Milano, Ultima edizione. Storie nere dagli archivi de La Notte mette ordine e presenta con uno stile incredibilmente contemporaneo e di design (grazie alla maestria di Beppe Del Greco che ha curato il volume), decenni di cronaca nera presentata da uno dei quotidiani più hard boiled del territorio italico, ovvero La Notte. Giornale singolare, con ben tre edizioni al giorno, dalla tiratura leggendaria e dalle foto crude, chiare, vivide e presenti.

Un lavoro che ha impiegato due anni di ricerche negli archivi del Centro Apice, della Biblioteca Sormani, e nell’archivio privato della famiglia Nutrizio e che ha portato alla luce una serie di scatti e di ricordi dal taglio giornalistico e al contempo poetico. Una poesia della violenza descritta minuziosamente dai reporter e fotoreporter di un mondo diverso, dove la scientifica alzava il lenzuolo dal cadavere per permettere un flash in prima pagina. Dove gli impallinati sanguinanti potevano essere immortalati, così come i bambini spaventati, i corpi freddi, i criminali pentiti e quelli convinti, incalliti. Un giornalismo che non esiste più. Un mondo che non conosceva internet e che non aveva il simbiota delle fake news costantemente sul collo. Un mondo fatto di immagini e personaggi, di storie che hanno ispirato il cinema e hanno cristallizzato un tipo di cronaca nera in quegli anni selvaggi, dove chi non sparava (come il bandito Jess della banda di via Osoppo) era ugualmente interessante e pericoloso. Un mondo noir, una storia alla Scerbanenco che gli autori del libro riportano alla memoria sia emozionale che visiva, puntualizzando una serie di temi come appunto la necessità di raccontare la verità, il valore artistico (molto alto) del fotogiornalismo degli anni ‘50 e la concretezza di un quotidiano che nel 1965 ha raggiunto una tiratura di 250.000 copie.

Tornando ad  Akutagawa, Mifune e Kurosawa con Ultima Edizione noi non possiamo sapere effettivamente chi diceva la verità in quei fatti di cronaca, ma sicuramente abbiamo una rappresentazione vivida e chiara di un mondo che esiste ancora, ma che purtroppo è documentato e raccontato in maniera molto diversa.

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Jacopo C. Buranelli

Laureato in filosofia presso La Statale di Milano con una tesi sul cinema di Ozu, da molti anni si dedica all’editoria e al mondo dell’arte contemporanea e dello spettacolo. Collabora con diverse test ... Vedi profilo completo

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