L’utopia della normalità di Mimmo Lucano | Corriere dell'Italianità

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Politica

L’utopia della normalità di Mimmo Lucano

di Alessandro Vaccari

“Riace, paese dei santi medici e curatori Cosma e Damiano”: questa è la scritta apposta un anno fa sotto il cartello stradale di ingresso al paese della Locride dalla nuova amministrazione, in sostituzione della precedente insegna “Riace paese dell’accoglienza”.

Il nuovo sindaco Trifoli, eletto a capo di una lista di ispirazione leghista, intendeva in questo modo marcare, anche in modo simbolico, la svolta politica in atto nel paese rispetto alle precedenti amministrazioni guidate da Mimmo Lucano.

Il buon Trifoli ignorava evidentemente che i due santi protettori di Riace erano, secondo la tradizione, due medici immigrati di origine araba che avevano speso la loro vita mettendo gratuitamente al servizio del prossimo la loro abilità medico-taumaturgica.

La festa dei patroni che si svolge ogni anno il 26 e 27 settembre a Riace è essa stessa festa dell’accoglienza e vi partecipano pellegrini dei paesi vicini, fra i quali rom e sinti provenienti da tutta la Calabria.

La coscienza del legame fra innovazione e tradizione legata alla sua terra è stato invece il punto forte dell’esperienza umana e politica che ora Mimmo Lucano illustra nel saggio appena pubblicato presso Feltrinelli con il significativo titolo Il fuorilegge.

Tutto inizia nel 1998 con lo sbarco sulle coste di Riace di un veliero con a bordo un gruppo di profughi curdi. Lucano, allora semplice militante della sinistra, si impegna subito attivamente per l’integrazione dei migranti nel paese. La sua azione politica, portata avanti poi dal 2000 come consigliere comunale di opposizione e infine dal 2004 fino al 2018 come sindaco del paese, ha da subito puntato a coniugare l’accoglienza e il sostentamento non assistenzialistico degli immigrati con il rilancio del centro storico del paese. 

Ai nuovi arrivati sono state assegnate via via abitazioni abbandonate da riacesi a loro volta emigrati e sono stati ripresi, in modo economicamente redditizio per tutti, antichi mestieri e attività artigianali, valorizzando in tal modo anche il contributo attivo degli anziani del paese.

Il nucleo storico di Riace si è così progressivamente ripopolato, le scuole hanno evitato la chiusura e in sostanza si è concretizzato un modello di accoglienza basato non solo sui buoni sentimenti ma soprattutto su politiche concrete di reciproco interesse degli abitanti del luogo e degli immigrati.

Il “modello Riace” ha raccolto importanti riconoscimenti in Italia e nel mondo, ma si è scontrato al tempo stesso con l’inevitabile ostilità di chi sulla contrapposizione fra italiani e immigrati ha costruito le proprie fortune politiche. Questa ostilità ha trovato un’oggettiva alleanza nella complice acquiescenza di esponenti politici abituati a teorizzare politiche migratorie umane più nei comizi pre-elettorali che nella concreta prassi politica.

Nella Locride infestata dalla massiccia presenza della ‘ndrangheta, Lucano, che con la sua politica ha contrastato apertamente gli interessi mafiosi, ha finito per diventare un fuorilegge.

Nel 2017, una relazione della Prefettura di Reggio Calabria ha segnalato alcune anomalie del sistema che hanno indotto la solerte Procura di Locri ad aprire a carico di Lucano un’indagine con accuse di truffa, peculato e abuso d’ufficio. A questo provvedimento giudiziario ne sono seguiti altri che hanno avuto, come conseguenza, dapprima la sospensione dei fondi destinati all’accoglienza da parte dell’allora ministro Minniti, poi addirittura l’assegnazione di Lucano agli arresti domiciliari (successivamente tramutati nel divieto di soggiorno nel comune di Riace) con la conseguente decadenza dalla carica di sindaco.

È da notare che alcuni provvedimenti avviati dalla Procura di Locri sono stati successivamente ma tardivamente annullati dalla Cassazione, mentre il TAR di Reggio Calabria ha dichiarato infondata la sospensione dei fondi decisa da Minniti.

Una successiva e approfondita relazione prefettizia del 2019 ha poi esplicitamente lodato l’esperienza di Riace.

Va rilevato inoltre che Lucano non è mai stato accusato di aver conseguito, con questi presunti reati, vantaggi personali, anche se non sono mancati vani tentativi di delegittimazione della sua figura.

Resta il fatto che questa vera e propria persecuzione burocratico-giudiziaria ha contribuito a soffocare l’esperienza innovativa di Riace a cui l’elezione della nuova amministrazione a trazione leghista, avvenuta nel maggio dell’anno scorso, ha assestato il colpo di grazia.

Pochi giorni fa, il Consiglio di Stato ha deliberato la decadenza del sindaco Trifoli dal suo incarico, in quanto il suo impiego come vigile urbano del Comune di Riace risultava incompatibile con l’elezione. E pensare che Trifoli si era presentato come restauratore della legalità che Lucano avrebbe violato con le sue politiche di accoglienza!

Nonostante l’apparente fallimento, “l’utopia della normalità”, come lo stesso Lucano definisce la sua esperienza, non appare un tentativo velleitario. L’immigrazione sarà per molto tempo un fenomeno inevitabile quanto necessario e il “villaggio globale” realizzato nel cuore della Locride continuerà a fornire indicazioni preziose. Inoltre, Lucano e le donne e gli uomini di buona volontà, di diverso orientamento politico e culturale, che hanno collaborato con lui non solo a Riace, hanno dimostrato che è possibile una politica che non rinuncia, in nome di un malinteso realismo, ai suoi princìpi e ai suoi ideali, ma è invece in grado di tradurli in fatti concreti.

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