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Maggior rimborso IVA sugli acquisti in Italia: ora più semplice

Vi sarà già capitato di fare acquisti in Italia a scopo privato e richiedere il tax free per il rimborso dell’IVA. Vi sarà inoltre capitato di restare delusi vedendovi restituire circa la metà dell’importo atteso e vi sarete chiesti dove è finito il resto. A tutto c’è risposta.

Quando richiediamo un tax free, i negozi generalmente estraggono il modulo della società con cui sono convenzionati, normalmente una delle tre società che si spartiscono la quasi totalità del mercato. La società tax free si occupa della procedura di rimborso in cambio di un costo di servizio, come è giusto e ovvio che sia; il costo del servizio viene detratto dalla quota del rimborso. Quello che normalmente ci sfugge è che la società tax free paga al negozio convenzionato una percentuale dell’importo da rimborsare. Così, tra una commissione e l’altra, non rimane molto. 

Sembrerebbe non ci sia un granché da fare a riguardo. In realtà non è così. Infatti, è nostro diritto poter scegliere la società di tax refund a cui affidare la procedura di rimborso dell’IVA, optando, per esempio, per una meno costosa in termini di commissioni. Anche se pochi lo sanno, questa non è una novità. 

La legge IVA italiana ha sempre posto gli interessi dei turisti al centro del processo di rimborso dell’IVA. Tuttavia, come ci spiega la UTU Tax Free nata nel 2018, le dinamiche del settore hanno consolidato una pratica per cui gli operatori di rimborso IVA hanno lasciato ai turisti in Italia poca scelta o poca informazione sui diritti. Le cose stanno cambiando. A seguito di un esposto effettuato dalla stessa UTU Tax Free, l’Autorità Antitrust Italiana Garante della Concorrenza e del Mercato ha confermato, nel Bollettino n. 33/2020 del 17 Agosto 2020, il diritto del turista di scegliere il fornitore a cui rivolgersi per l’elaborazione del rimborso IVA, anziché dover accettare quello legato contrattualmente al commerciante. Lo stesso bollettino cita un comportamento (modus operandi) scorretto nei riguardi dello spirito della legge e dei principi posti a tutela della libera concorrenza da parte delle Dogane presso l’Aeroporto di Milano Malpensa, che avrebbero sistematicamente rifiutato di processare richieste di rimborso IVA affidate dall’acquirente a società non convenzionate col negozio. Si tratta di una pronuncia importante; nell’era post-COVID, che speriamo sopraggiunga presto, giocherà un ruolo nella ripresa economica, favorendo gli acquisti nei negozi Italiani da parte dei turisti extra-UE incentivati da condizioni tax free più favorevoli. 

Ma vediamo in dettaglio cosa dobbiamo fare per poter assegnare la procedura di restituzione IVA alla società che ci piace o ci conviene di più. Tenete conto che ogni società tax refund ha prerogative proprie che la rendono più o meno attraente. Siete voi a scegliere quella che vi aggrada maggiormente. 

Supponiamo per un momento che non ci sia più il COVID e che, in qualità di residenti in Svizzera, decidiamo di fare shopping a Milano nel fine settimana, beneficiando del tax free. La prima cosa da fare, dopo aver acquistato la merce, è richiedere la fattura tax free per la restituzione dell’IVA. Il commerciante utilizzerà moduli prestampati di una delle diverse società tax refund disponibili. Se il negozio emette una fattura tax free gestita dalla società di nostra scelta, utilizziamo direttamente quella. In caso contrario, prendiamo la fattura disponibile e ci rechiamo all’ufficio assistenza clientela della società di tax refund di nostra preferenza. Dopo aver accettato le condizioni di servizio, la società di tax refund appone il proprio timbro e un codice QR con il quale accetta di prendere in carico la nostra pratica di restituzione dell’IVA a condizioni più vantaggiose. Eventualmente, a seconda dei casi, è possibile ottenere il codice senza recarsi in alcun ufficio. Al rientro in Svizzera passiamo per la dogana, autostradale o aeroportuale. La dogana timbra a sua volta (digitalmente), anche fatture su cui sia presente il codice QR di società non convenzionate con il negozio. Non ci resta quindi che seguire le istruzioni e/o spedire il modulo timbrato alla società di rimborso IVA prescelta. E se non vogliamo coinvolgere alcuna tax refund? Questo è possibile nella misura in cui il negozio sia disposto a restituire l’IVA direttamente. Il negozio, insomma, decide se restituire l’IVA direttamente o attraverso un servizio tax refund, che però rimane essenzialmente di nostra scelta.

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