Marche in rinascita | Corriere dell'Italianità

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Marche in rinascita

di Erminia Fabrizi

È una terra in fermento, quella delle Marche, una delle regioni che stanno registrando maggiore crescita in Italia. È quel che risulta dando un’occhiata ai risultati dei suoi principali distretti economici: come emerge da una recente analisi della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, infatti, nove comparti intrinsecamente legati al territorio presentano tutti dati positivi e in rialzo: in provincia di Ancona, le cappe aspiranti ed elettrodomestici di Fabriano e gli strumenti musicali di Castelfidardo; le cucine, le macchine utensili e per il legno a Pesaro, e poi ancora, nei pressi di Macerata, il cartario di Fabriano, la jeans valley del Montefeltro (Pesaro-Urbino), le calzature di Fermo, la pelletteria di Tolentino (Macerata), l’abbigliamento marchigiano in toto. Certamente l’export regionale risentirà della guerra russo-ucraina, ma il sistema nel suo complesso è in ripresa. E le sfide degli investitori si concentrano sempre di più sugli investimenti in transizione ambientale e digitale e sulla valorizzazione dei rapporti di filiera.

Multiforme bellezza

sala degustazione Filodivino

Si scopre e riscopre a ogni stagione, il territorio marchigiano, che assume colori, sfumature, profumi diversi a seconda del periodo, e che infonde puntualmente sensazioni differenti, ma ugualmente intense. Rimane immutata la bellezza del panorama che, dalle colline alle scogliere a picco sul mare, passando attraverso borghi incantevoli, genera stupore di fronte alla sua imponente maestosità e, insieme, rassicurante semplicità. Lo ha sottolineato, di recente, anche il commissario tecnico degli Azzurri, Roberto Mancini, confermato per un altro anno come ambassador della regione: “Me ne sono andato che avevo 14 anni”, ha detto all’ultima edizione milanese della Borsa Internazionale del Turismo l’allenatore della Nazionale di calcio italiana, nato a Jesi (Ancona). “Sarebbe stato facile dimenticarsi di tutto, ma le Marche hanno qualcosa che rendono impossibile questo. Io ho portato tanti amici per la prima volta nelle Marche e dicono: ‘Mamma mia, non pensavo che qui fosse così bello…’”. Per non parlare della generosa eredità del passato che continua a vivere nel presente. Nel calore dell’accoglienza genuina e familiare. E nella tradizione dell’enogastronomia, dell’arte e dell’artigianato all’insegna di materie prime eccellenti, laboriosità, cura del particolare, da sempre fiori all’occhiello del made in Italy.

L’esempio di Filodivino

Proprio a pochi chilometri da Jesi, nel comune di San Marcello, nel cuore di vitigni doc Verdicchio e Lacrima di Morro d’Alba, si trova Filodivino, circondato da colline e vigneti. Ad attendere i visitatori c’è un viaggio senza tempo, per ritrovare armonia e benessere di corpo, mente e spirito, facendosi cullare da un’ospitalità raffinata e allietare da vini e ingredienti del territorio sapientemente preparati nel rispetto rigoroso delle loro caratteristiche.


L’impegno del fondatore, l’imprenditore e manager Alberto Gandolfi, affiancato da Alida Beretta, naturopata, è sempre più improntato nell’esaltazione delle risorse naturali e dei valori eterni di una terra secolare, capace di stare al passo coi tempi e, di più, di guardare al futuro in modo oculato e costruttivo, nell’ambito di una visione innovativa, a tutto tondo e, al contempo, piena di sfaccettature. Lo dimostrano pure gli eventi pensati per la stagione estiva della riapertura del resort.

Alchimie visionarie

gastromixology

In attesa di serate a ritmo di calici che tintinnano e buon jazz, in programma il 16 giugno (e, successivamente, il 14 luglio, il 4 agosto, l’8 settembre), un primo appuntamento – esso stesso indicativo della filosofia che permea ogni progetto a Filodivino – è stato, di recente, “Food&Fine Mixology”, alchimia di gusto e sapori con uno sguardo rivolto alle sfide che attendono la ristorazione di domani. Il fortunato incontro tra lo chef anconetano del resort, Andrea Alessandrelli, con il cocktail designer siciliano d’origine e francese di adozione, Alessandro Di Gregorio, ha dato vita a un’alchimia di gusto e sapori all’insegna del futuro e dell’innovazione.

A Filodivino Di Gregorio, che ha messo a punto un suo personale concetto di gastromixologist, “Potiones”, ha realizzato drink di qualità con prodotti locali quali il Verdicchio di Filodivino, la grappa e le erbe dei Monti Sibillini, servendoli in forme e consistenze diverse a seconda del piatto a cui erano abbinati, e stupendo con effetti visivi e sensoriali. Dal canto suo, per portate di alta cucina pensate per esprimere al meglio le peculiarità del territorio marchigiano, Alessandrelli ha utilizzato ingredienti della tradizione locale ed erbe spontanee in tecniche di fermentazione e affumicatura.

Tanta creatività, dunque, ma anche elevata sostenibilità: nella cucina dello chef ogni elemento viene utilizzato per ridurre al minimo gli sprechi alimentari. Tutto quello che serve è già qui, intorno a noi e nella cultura che è stata tramandata: sembrano suggerire anche questo i piatti di autore firmati da Alessandrelli, che propone anche metodi di cottura ancestrali e innovativi. Dopo aver lavorato a lungo in Umbria, Costiera Amalfitana, Danimarca e Londra, lo chef marchigiano è poi tornato alle origini. Oggi guida una brigata giovane, desiderosa di sperimentare e piena di talento in mezzo alle campagne della sua terra natale.

L’arte tra vino e pittura

Estro, sensibilità, arte: è il mix delicato e avvolgente presente pure nei dipinti di Marta Mancini, di Jesi, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Urbino. Nell’ambito della loro esposizione, che ha arricchito e completato la particolare degustazione “solida e liquida” proposta a Filodivino, spiccava in particolare “Le mie Colline”, una serie di opere su tela e su carta dedicate alle amate colline, alla linea morbida dei loro crinali, agli albori mattutini. Due vini dello stesso Filodivino – Soara e Albae – hanno indossato etichette che riprendono alcuni particolari dei dipinti di Mancini. Sfumature, passaggi tonali, bagliori, velature e dissolvenze per far muovere una linea immaginaria di orizzonti cari e familiari: come ha spiegato l’artista, “pittura e vino si fanno godimento estetico del territorio, della sua storia e delle emozioni che lo accompagnano”. In sintonia con ciò che si impegna a offrire ai suoi visitatori il resort di San Marcello con la sua speciale cantina – la cui visita è un’esperienza imperdibile – mantenendo puntualmente la promessa.

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