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Cultura

Museo della filosofia: a Milano la filosofia si mette in gioco

di Luna Orlando

Portare la filosofia fuori dall’accademia esponendola dentro… un museo! Questa la sfida, giocosa e solo apparentemente paradossale, che si è assunta l’Università degli Studi di Milano e nello specifico il suo Dipartimento di Filosofia, recentemente premiato come “Dipartimento d’eccellenza”. I fondi del Miur collegati a questo riconoscimento sono stati destinati, in parte, ad attività di divulgazione. Et voilà il “Museo della Filosofia”, un modo veramente originale di mettere in pratica la cosiddetta terza missione.

Ne abbiamo parlato con una delle ideatrici, Anna Ichino, che – insieme a Clotilde Calabi, Chiara Cappelletto e Paolo Spinicci – varerà quindi il primo museo della filosofia al mondo. Inaugurazione prevista a novembre, in due aule a cui si accede dalla meravigliosa cornice che è il chiostro principale di Festa del Perdono: una sede temporaneamente concessa dall’Università in attesa che il museo trovi la sua collocazione definitiva.

“Anna, l’idea è originalissima… ma è davvero un unicum, in Italia e nel mondo? Possibile?”
“Sembrerebbe di sì! L’idea originaria è di Paolo Spinicci: la coltivava da tempo, e ora sembrano finalmente esserci le condizioni per metterla in pratica. Insieme a lui, Clotilde Calabi e Chiara Cappelletto, abbiamo fatto varie ricerche per capire se ci fossero dei precedenti, ma di musei della filosofia come quello che abbiamo in mente noi, non ne abbiamo trovati. Certamente, in molti musei e mostre esistenti vengono affrontate tematiche di carattere (o quantomeno di rilievo) filosofico, ma un museo interamente dedicato alla filosofia, ai suoi problemi, e ai suoi metodi, non ci risulta sia ancora stato creato. Un altro elemento di originalità del nostro progetto sta nel fatto che, senza perdere lo spessore storico dei temi affrontati, vogliamo mostrare la filosofia concentrandoci sui suoi problemi, piuttosto che su vita, opere e aneddoti dei singoli autori. Non troverete, chessò, la penna di Kant o il guanciale di Hume; ma una serie di attività attraverso le quali comprendere intuitivamente i problemi che questi e altri filosofi hanno discusso.”

“La filosofia stessa è un’attività, del resto, come scrive Wittgenstein nelle ‘Ricerche filosofiche’. Proprio l’opposto della concezione tradizionale del museo…”
“Sì. Se si pensa al museo come una raccolta di scaffali polverosi, qui sarà l’esatto contrario: la polvere non farà a tempo a depositarsi perché, sulla scia di esperienze di successo come quelle dei vari musei della scienza, il nostro museo sarà il più possibile interattivo.”

“Prevedete anche giochi?”
“Attività ludiche di sicuro. Il visitatore, che entrerà nel museo varcando un portale a forma di libro (perché i libri debbono essere attraversati, non letti passivamente!), potrà giocare per esempio a una versione particolarissima del “mondo”, il passatempo da cortile che da bambini ci impegnava per ore. Il percorso includerà anche un’opera di Alik Cavaliere, artista che sfrutta spesso il tema della natura e in particolare l’elemento della mela, simbolo della conoscenza. All’uscita dal museo vi sarà poi un vero melo da cui ciascun visitatore potrà cogliere il proprio frutto da portarsi via, insieme – noi ci auguriamo – a tante curiosità e domande filosofiche su cui continuare a riflettere”.

Appuntamento dunque a Milano, tra il 5 e il 22 novembre, per scoprire il primo “Museo della Filosofia”.

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