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Mecenatismo per la musica e generosità: storie di passione, dedizione e senso civico

di Chiara Tinonin

Una conversazione con Francesca Gentile Camerana, Presidente della De Sono Associazione per la Musica dedicata al sostegno dei giovani musicisti e Direttore artistico di Lingotto Musica e della Fondazione Renzo Giubergia.

Francesca Gentile Camerana, ha raccontato che la musica è entrata nella sua vita fin da giovanissima, quando, solo a due anni cantava per il nonno, il filosofo Giovanni Gentile. Dopo una vita dedicata alla musica – ricordo che lei stessa è musicista diplomata in flauto traverso – che cosa significa ancora oggi la musica per lei?

La musica è la mia vita. Non passa giorno che non faccia qualcosa per cercare di valorizzare l’eredità dei grandi compositori, quelli che più amo. Ma è soprattutto la lingua che uso per dialogare con le nuove generazioni, ritrovando nei loro occhi lo stesso entusiasmo che vivevo quando avevo la loro età.

Nel 1988, con il coinvolgimento di imprese e privati, ha fondato la De Sono Associazione per la Musica. In oltre trent’anni di attività, la sua associazione ha elargito 267 borse di studio a  favore di giovani musicisti, oltre a masterclass e concerti. Da dove nasce l’impulso a impegnarsi con così tanta dedizione a un progetto filantropico e come si è alimentata in tutti questi anni?

Tutto nasce dagli anni del Conservatorio, quando frequentavo le lezioni assieme ad allievi più giovani di me. Notavo tutte le carenze del sistema che tendeva a bloccarsi dopo il diploma: perché i giovani musicisti non avevano idea di quali strade seguire per avviare il loro perfezionamento, ma non disponevano nemmeno delle risorse necessarie per frequentare le migliori istituzioni internazionali. Ebbi fin da subito l’impressione di avventurarmi in una foresta vergine, alla ricerca dei contatti giusti sul piano artistico e insieme finanziario. Ad esempio Antonello Manacorda e Francesco Manara, tra i primi borsisti dell’Associazione, mi chiesero aiuto. Non sapevo da chi mandarli a studiare e chiesi a Mario Brunello, che allora era già un musicista affermato e lui mi rispose: «Non saprei, ma posso dirti che ogni volta che trovo un bravo violinista, di solito ha studiato ad Amsterdam con Herman Krebbers». Fu così che entrambi cominciarono il loro perfezionamento con quello straordinario insegnante.

Il suo sogno nel cassetto?

Spero che la mia Associazione non viva seri problemi economici, o che sia costretta a ridurre quel ventaglio di attività che la rende unica. E spero che Andrea Malvano, a cui proprio quest’anno ho affidato la direzione artistica della De Sono, continui a guidare, finche sarà vecchio come me, le attività nel rispetto dei principi statutari: sostegno ai giovani musicisti, pubblicazione delle migliori dissertazioni universitarie, concerti a ingresso gratuito e masterclasses con docenti illustri.

Lei è tra le maggiori protagoniste del mecenatismo musicale italiano. Insieme a lei cito Orsola Spinola, Maria Iris Tipa Bertarelli. Tutte accomunate da una profonda passione per la musica, dall’orientamento ai giovani, da una fortissima grinta nel portare avanti i vostri progetti. Dal suo punto di vista, si può distinguere un mecenatismo femminile da quello maschile?

Ho visto e ammirato mecenati di entrambi i sessi. Io, in realtà, non mi sento una mecenate. Semplicemente sono una persona che può offrire il suo aiuto ai giovani musicisti, in virtù del mio passato musicale e della mia posizione sociale.

Parliamo di educazione. In passato ha curato iniziative divulgative come gli “incontri con la Musica” promossi dalla Fiat, corsi straordinari al Conservatorio Verdi e numerose altre rassegne. Che cosa la musica non smetterà mai di insegnarci?

In realtà tutto quello che ho fatto ha insegnato più a me che agli altri. Non ho cercato tutte queste attività; sono state loro a cercare me, in qualche maniera. La musica tutti i giorni mi insegna ad avere cura degli altri, trovando le migliori strategie per garantire al grande repertorio di sopravvivere. Credo però che sia anche importante lavorare sul nuovo pubblico, perché la nostra società non ha solo bisogno di buoni musicisti ma anche di buoni ascoltatori.

 

 

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